Texas Hold’em: il gioco al flop
Nel post precedente ho condiviso con voi i miei appunti del gioco al preflop, adesso invece tocca al gioco al flop e alle diverse strategie che si possono adottare per avere una mano vincente. Iniziamo subito dicendo che l’importanza del flop è dovuta al fatto che in questo momento conosciamo 5 delle sette carte complessive, vale a dire il 71,4% un’informazione da non sottovalutare, no?
Quali sono i fattori che dobbiamo considerare per preparare la nostra strategia?
-le azioni compiute prima del flop (quelle nostre e quelle degli altri)
-la nostra posizione
-la categoria della nostra mano e la struttura del flop
-l’entità del piatto
-il numero e il tipo di giocatori
Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!
1- Le azioni prima dal flop e la nostra posizione
Bisogna farsi le seguenti domande: chi ha rilanciato? Chi ha chiamato? Quanti rilanci ci sono stati? E in base alle risposte adottare una certa strategia di gioco. Per esempio, è importante considerare che se un giocatore ha rilanciato prima del flop e adesso punta non significa per forza che abbia una buona mano, in quanto sta semplicemente continuando l’aggressione (continuation bet), quindi, in questo caso dobbiamo tentare di leggere la sua mano (cosa certamente non facile), considerando la sua posizione, il suo rilancio (quanto ha rilanciato?) e il board. Ad esempio possiamo fare una probe bet per tentare di capire cosa nasconde. Invece, un giocatore che in precedenza ha solo chiamato e ora mostra una certa forza dovrà essere trattato diversamente in quanto potrebbe avere una buona mano. Anche in questo caso tentiamo di capire cosa abbia in mano, analizzando la sua puntata, la posizione, il range di mani con cui è solito giocare e i logicamente le carte del board.
2- La categoria della nostra mano e la struttura del flop
La categoria della nostra mano
-made hand: al flop abbiamo una mano fatta che ha la possibilità di vincere allo show down. Ci sono però diversi tipi di made hand e vanno dalle semplici coppie fino a un full house, un tris, ecc. La differenza fondamentale sta nella loro forza. Per esempio le coppie basse o medie devono essere classificate come deboli, mentre che una doppia coppia forte o una scala, tanto per dare due esempi, sono invece made hand forti che spesso ci permettono di vincere. Ad ogni modo più che concentrarsi sulla propria mano, bisogna sempre leggere il board e scoprire i progetti o le made hand degli avversari. E’ evidente che con un board pericoloso, ad esempio con 3 carte dello stesso seme, il nostro set di K potrebbe perdere valore e quindi bisogna adottare subito una strategia per vincere. Allora, in funzione della nostra forza sono necessarie diverse considerazioni di natura strategica:
-made hand forte: al flop abbiamo un set 777, probabilmente abbiamo la mano migliore, quindi ci facciamo pagare per questo.
-made hand debole: con Kp e Tq al flop troviamo una top pair Kf 4p 5f questa combinazione però consente altre made hand (il 10 come kicker non è imbattibile) e addirittura dei draw. In questo caso, e in questo momento (al flop), la nostra made han KK è debole.
-made hand critica:prima del flop rilanciamo con Kf Qf e troviamo un re, ma arriva anche un’over card per la nostra coppia e a questo punto siamo molto deboli.
-progetti (mani draw): sono tutte quelle mani con qualsiasi tipo di progetto, di solito scala o colore, ma anche il set.
-draw forte: al buttom con Ac Tc rilanciamo al preflop. Al flop troviamo 2p 4c Kc, abbiamo un nut flush draw in più abbiamo anche A come overcard, quindi è un draw molto forte. Possiamo legare un A, legare il colore e abbiamo anche la possibilità di fare scala!
-draw debole: con Aq Kq e un flop 3c 7q Tc al momento non abbiamo altro che due overcard.
-mani trash: sono tutte quelle combinazioni che no sono né draw né made hand. Se al flop ci troviamo in questa situazione foldiamo o facciamo check.
Un buon flop è tale per due motivi: perché grazie al flop abbiamo ricevuto una mano forte oppure perché il flop non ha migliorato la mano dei nostri avversari. Se abbiamo una mano forte ci facciamo pagare, se il nostro avversario ha una mano debole cercheremo di spingerlo a passare.
La struttura del flop
-flop dry (secco): sono tutte quelle combinazioni non pericolose, cioè poco o per nulla coordinate, per esempio Kc 7q 2f, con le quali non sono possibili dei progetti forti perché il flop completa poche mani, quindi l’avversario può essere facilmente spinto ad abbandonare.
-flop con moti progetti (pericoloso): è una struttura che consente multipli progetti perché è molto coordinato e si combina bene con molte mani di partenza, per esempio Aq Jq Tq.
3- L’entità del piatto
Da questo dipende abitualmente il valore delle puntate e sapere se è possibile giocare un progetto in modo proficuo. Dobbiamo sempre partire dal seguente principio: i piatti e le puntate grandi devono essere riservati alle mani forti. Molto spesso capita che alcuni giocatori cono ottime mani inizino puntando poco creando piatti relativamente piccoli e perdendo la possibilità di guadagnare ciò che la loro mano merita.
4- Il numero degli avversari e i tipi di giocatori
Anche questo svolge un ruolo rilevante, in linea di massima quanti più giocatori sono coinvolti in una mano fino allo show down, tanto migliore sarà la mano media che alla fine vincerà il piatto, quindi occorre una mano forte per vincere oppure obbligare i giocatori ad abbandonare la mano.
Ci sono due situazioni per il gioco al flop e queste dipendono da come ci siamo comportati al preflop: siamo stati preflop caller (cioè abbiamo solo chiamato?) oppure siamo stati preflop raiser? (cioè abbiamo puntato/rilanciato?). Dal nostro comportamento preflop dipenderà l’idea che gli altri giocatori hanno della nostra mano e anche l’entità del piatto. Adesso analizzeremo le due situazioni separatamente:
-gioco da preflop caller: se prima del flop abbiamo solo chiamato significa che abbiamo una mano speculativa e vediamo le carte in maniera economica (la stessa cosa vale per i nostri avversari). A questo punto, con una mano speculativa al flop, vale una regola molto importante: se in un piatto senza rilanci (cioè piccolo) non si lega una made hand o un progetto forte non dobbiamo giocarci l’intero stack. In altre parole, se il piatto è molto piccolo e gli avversari numerosi non vale la pena incrementarlo con una made hand marginale perché la probabilità che l’avversario abbia una mano più forte è alta.
Ad ogni modo, supponendo che il flop ci abbia regalato una mano forte, dobbiamo puntare per aumentare il valore del piatto, quindi la vincita. Al flop l’entità della puntata deve essere una cifra compresa fra la metà e l’intero piatto, oppure deve essere il triplo del precedente rilancio. Se il flop è molto strutturato, e consente numerosi progetti (soprattutto se ci sono più avversari), scegliamo un valore più alto, mentre con un flop dry basta la metà del piatto. Invece con made hand deboli si dovrebbe fare una probe per capire la mano dei nostri avversari.
Se con il flop abbiamo un progetto nella maggior parte dei casi dobbiamo giocare passivamente e se abbiamo la possibilità di checkare lo facciamo perché abbiamo bisogno di vedere le carte pagando il minimo indispensabile o addirittura gratis. E’ opportuno ricordare che il check lo facciamo se siamo in posizione, altrimenti, a seconda dei giocatori, è possibile tentare una block bet. Con progetti forti possiamo scegliere uno stile più aggressivo.
-gioco da preflop raiser: capita spesso che al flop, i giocatori seduti prima dell’aggressore preflop facciano check, anche se talvolta qualcuno farà una donk bet. Uno degli strumenti fondamentali di un buon poker (anche se non si dovrebbe abusarne) è la continuation bet, la quale può avere luogo in 3 diversi contesti: in heads up, contro due giocatori o con 3 o più giocatori. E’ importante ricordare che per realizzare una contibet non c’è bisogno di aver legato al flop perché sicuramente nemmeno i nostri avversari hanno legato (si lega solo nel 33% dei casi) e sanno che probabilmente abbiamo una mano buona perché abbiamo dimostrato la nostra forza al preflop. Adesso esaminiamo i tre diversi contesti dove può aver luogo una contibet.
-contibet in heads up: se dopo la distribuzione delle carte del flop ci troviamo in HU giocheremo quasi sempre una contibet. Rilanciamo sia se abbiamo legato al flop, sia se non abbiamo legato niente. Nel primo caso si fa una value bet, nel secondo un semibluff. Se al flop non abbiamo legato niente abbiamo anche l’opzione di fare check, soprattutto se il flop dà presumibilmente molte possibilità al nostro avversario di aver legato una mano, ma facendo check si capisce ben poco perché mostrando debolezza forse stiamo invitando il nostro avversario a bluffare. Un ulteriore fattore da considerare è l’avversario di turno: è in grado di separarsi della sua mano? Se la risposta è “no”, con mani brutte dovremmo fare check. Per ultimo, è importante considerare la nostra immagine al tavolo: gli avversari credono che siamo solidi e puntiamo solo con made hand forti? Oppure pensano che bluffiamo spesso e giochiamo con mani marginali?
-contibet contro due giocatori: i flop molto coordinati non depongono a favore di una contibet contro due giocatori. Ovviamente la decisine da prendere dipende, oltre che dal board, dal tipo di gioco dei nostri avversari e dalla nostra immagine, per capire meglio cosa si dovrebbe fare bisognerebbe rispondere alle seguenti domande: tra gli avversari c’è una calling station? Ho una cattiva immagine? Sono fuori posizione? Se abbiamo risposto “si” ad almeno una di queste domande e non abbiamo alcuna mano fatta o progetto forte è meglio rinunciare ad un ulteriore rilancio.
-contibet con 3 o più giocatori: se vediamo il flop con 3 o più avversari con le contibet dovremmo mantenere un atteggiamento estremamente prudente. Con mani trash o progetti deboli se non ci sono le condizioni perfette (giocatori tight, board secco, posizione), non possiamo neppure prendere in considerazione una contibet.
Entità della contibet: L’obiettivo della continuation bet è quello di vincere il piatto anche se lo abbiamo mancato. Se puntiamo il valore del piatto abbiamo una probabilità di vincere del 51%, se puntiamo 2/3 dei piatto la percentuale di successo è del 41%, con 1/2 piatto scende al 31%. Ricordiamoci di non far dipendere la contibet dalla nostra mano bensì dal board e dal piatto, altrimenti diventiamo leggibili.
Rilancio di una contibet (getting raised): se un altro giocatore rilancia la nostra contibet agiremo in linea di massima in maniera conservativa. Se l’avversario ha fatto un check raise indica nella maggior parte dei casi che ha una mano forte. Bisogna considerare che quando siamo gli aggressori preflop e al flop qualcuno ci rilancia non è un bluff perché il giocatore parte dal presupposto che noi abbiamo una mano forte.
Con mani fatte forti ci giochiamo tutto lo stack, ma questa azione dipende da due domande: il mio avversario chiama anche con mani non buone? E’ possibile che foldi anche se ha la mano migliore? Se rispondiamo “si” a una di queste domande dobbiamo in ogni caso rilanciare per esercitare pressione. Come di abitudine rilanciamo di circa 3 volte la puntata dell’avversario. Con progetti forti si applicano le stesse regole.
Giocare al flop facendo chek
Come è già stato ribadito diverse volte in questo post e nei post precedenti, la maggior parte delle carte le giocheremo da aggressori preflop continuando a puntare al flop. Tuttavia, ci si può trovare in situazioni in cui un check al flop è la cosa più giusta da fare. In particolare se siamo fuori posizione esistono 3 possibilità: fare check-fold, far check-call, fare check-raise. In posizione invece c’è solo un’alternativa: fare check quando gli altri giocatori prima di noi hanno fatto lo stesso (check behind), quindi, si passa al giro di scommesse successivo senza mettere altre puntate.
-check-fold: passiamo la parola al giocatore successivo e poi, in presenza di una puntata abbandoniamo la mano. Questo si fa con mani trash o scarse e si dovrebbe aver sempre presente questa alternativa.
-check-call: passiamo la parola al giocatore successivo e poi chiamiamo un eventuale puntata. Questa è una giocata tipica dei giocatori scarsi e passivi perché è un gioco dove non si esercita pressione, quindi è meglio eliminare questa mossa dal nostro repertorio.
-check-raise: passiamo la parola al giocatore successivo per poi contro rilanciare una sua puntata. Questa è una mossa che dimostra grande forza e si applica esclusivamente quando siamo fuori posizione. Da aggressori preflop però non facciamo mai un check raise in quanto abbiamo già dimostrato la nostra forza prima e probabilmente nessuno punterà dopo il nostro check e così si corre il rischio di inciampare in uno slow play indesiderato.
Le donk bets
Sono scommesse inattese che vanno al di fuori di ogni logica e contro la regola di fare check al flop fino al turno dell’aggressore preflop. Di solito, l’obiettivo di queste scommesse è quello di rubare il piatto o di vedere una delle carte successive senza pagare troppo, ed è considerata come segno di debolezza. E’ quindi consigliabile rilanciare le donk bet con molti tipi di mani, anche se con quelle trash preferiamo il fold.
Nota: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui






