Texas Hold’em: il gioco al preflop
Questa è una serie di quattro post dove si parlerà delle fasi di una singola mano, ovvero del preflop, del flop, del turn e del river e di come comportarsi in ognuna di queste fasi. Come sempre vi ricordo che ciò che è scritto forma parte dei miei riassunti personali e il materiale di base per scriverli proviene dalle seguenti fonti: IntelliPoker, I Segreti del Grande Poker e alcuni appunti presi da diversi siti sul Poker Texas Hold’em. Per me è molto importante che rimanga chiaro che le nozioni e i consigli che leggerete sono stati scritti da professionisti, quindi, potete tranquillamente fidarvi di quello che viene pubblicato sul mio blog. Quando invece gli articoli riguardanti il Poker Texano riportano le mie opinioni personali (come ad esempio questo qui) e non i consigli degli esperti, potete esserne certi che ciò verrà subito evidenziato, onde evitare malintesi.
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Chiarito come stanno le cose, passiamo allora al gioco preflop.
In questo articolo si parte dal presupposto che siamo seduti ad un tavolo completo (8-9 giocatori), in cui la maggior parte dei giocatori davanti a sé ha uno stack grande, vale a dire più di 40 BB. Come è già stato evidenziato in qualche post precedente, ricordiamo che le decisioni prese prima del flop (e anche al flop) spesso saranno portate avanti, nel bene e nel male, per tutta la mano. Quindi, prima di decidere se giocare o meno è importante riflettere perché prendere una decisione piuttosto che un’altra.
Questi sono gli aspetti da considerare prima di prendere una decisione:
-la nostra posizione
-la capacità di leggere gli avversari
-lo stile di gioco degli avversari
-la nostra immagine
-l’abilità dei nostri avversari
-il nostro stack rispetto a quello degli avversarsi, al piatto e al BB
La cosa più difficile non è capire gli aspetti che dobbiamo prendere in considerazione, insomma, basta studiarci questa piccola lista a memoria e volià! Il problema è ricordarsi di prenderli in considerazione tutti insieme e, come se ciò non bastasse, di fare un ragionamento veloce (per veloce si intende una ventina di secondi per chi gioca on line). Quindi, il modo in cui combiniamo le informazioni e la velocità con cui prendiamo una decisione spesso fanno la differenza fra la vincita e la sconfitta. Al Poker vince chi commette meno errori e una buona selezione delle mani iniziali, cioè uno stile di gioco tight, costituisce un buon punto di partenza per crearsi il proprio stile, inoltre, un buon giocatore deve saper adattarsi allo stile del suo avversario e allo stile che prevale al tavolo.
Adesso vediamo le categorie delle mani: Quando dobbiamo decidere con quali mani giocare non si tratta soltanto di valutare se siamo favoriti da un punto di vista matematico, bensì dobbiamo considerare la giocabilità della mano, vale a dire: qual è la mia posizione? (posso permettermi di giocarla bene o mi sentirò sotto pressione?), quali sono i giocatori che sono entrati nella mano? (in caso di un flop mancato, potrò rubare il piatto? Oppure, i miei avversari sono aggressivi e mi faranno spendere troppe chips?) e tanti altri fattori. Inoltre, bisogna considerare quali sono le mani che potranno vincere piatti grandi e quali sono le mani che potranno vincere piatti piccoli, in proposito è importante ricordare che al Poker non conta chi vince più mani, bensì chi vince più soldi, quindi, è preferibile vincere un piatto consistente una volta ogni tanto (e mantenere un basso profilo e un’immagine tight) che vincere dieci piatti di piccole dimensioni, un giocatore vincente non vuole le elemosine (almeno non nei primi livelli).
-mani per un piatto grande: sono mani relativamente facili da giocare e possiedono un grande valore, esse sono tutte le coppie (da AA fino a 22), tutti gli A suited, tutte le carte consecutive dello stesso seme.
-mani che vincono piatti piccoli: sono mani che possiedono un certo valore ma non sono facili da gestire, esse sono ad esempio AQ, KQ, KJ suited e tutte le carte suited con un gap da QT fino a 53, 43 e 32.
-mani che vincono piatti molto piccoli: a prima vista sono combinazioni marginali con cui si ottengono vincite molto limitate, tuttavia, soprattutto se siamo in posizione, possono rivelarsi redditizie, esse sono tutte le combinazioni di diverso seme come JT o più alte come QT, KT, AT; QJ; AJ, tutti i K suited connectors da Q9 a 52 e tutti i connectors off suited senza gap da T9 a 54.
-mani perdenti: sono tutte le altre combinazioni che non dovrebbero essere giocate.
Naturalmente queste categorie sono flessibili e le vincite dipendono anche dalla nostra capacità per valutare gli avversari.
I vantaggi di un call preflop
Di solito, come giocatori tight aggressive entriamo nel gioco rilanciando, oppure foldiamo direttamente perché non vogliamo sembrare deboli. Tuttavia, ci sono alcune situazioni in cui un call non è una cattiva idea, cioè quando abbiamo una coppia bassa e i connectors, vediamo perché.
-coppia bassa: di solito con queste coppie si vince se si lega il set (tris) perché di per sé queste coppie non hanno un valore oggettivo per vincere da sole, quindi, il nostro obiettivo è vedere il flop (ed eventualmente il turn e il river) pagando il meno possibile o addirittura gratis. Il fatto che un tris si leghi solo il 12% delle volte determina la necessità di stabilire una somma massima con cui si dovrebbe chiamare al preflop con una coppia bassa. La regola generale dice che per chiamare dobbiamo avere un numero di chips para a 15 volte la puntata. Se poi al flop leghiamo, allora si diventa attivi, ma di questo si parlerà nel post dedicato al flop, se invece non leghiamo tenteremo di vedere il turn a un buon prezzo o abbandoneremo la mano.
-connectors: sono carte molto speculative, quindi si giocano meglio contro due o tre avversari. Con queste mani bisognerebbe chiamare se almeno due o più giocatori hanno già pagato il BB. Le regole sono le stesse che valgono per le coppie basse, vale a dire che abbiamo bisogno di vedere il turn e il river al minor prezzo possibile, quindi, bisogna regolarsi con la cifra massima che siamo disposti a investire successivamente.
I vantaggi di un raise
Come è appena stato detto sopra, la regola tight aggressive vuole che la maggior parte delle mani si deva rilanciare o passare (ad eccezione dei due esempi appena visti), adesso tenteremo di capire quando e perché si fa un rilancio al preflop.
-si fa per sfruttare al massimo il valore della propria mano
-per migliorare la propria posizione
-per ridurre il numero degli avversari
-per controllare la mano
-per vincere subito il piatto
-per ridurre le implied odds deglli avversari
-per isolare i giocatori meno bravi
Dopo avere deciso di rilanciare dobbiamo decidere l’entità di questo rilancio e, nel caso preflop, ciò dipende sempre dal numero di giocatori che sono entrati prima di noi e da nient’altro. Ripeto: dipende soltanto dal numero di giocatori che sono entrati prima di noi, chiaro? Adesso vediamo come fare:
-se siamo i primi a entrare volontariamente nel piatto (volontariamente significa che non siamo né il BB né lo SB) puntiamo 3-4 volte il BB. Per esempio se il BB è di 20 euro puntiamo 60 euro.
-se prima di noi ci sono stati dei call bisogna aggiungere al rilancio standard (di 3-4 BB) 1 BB per ogni giocatore che ha chiamato. Per esempio se il BB è di 20 euro e prima di noi hanno chiamato 2 giocatori, ai 60 euro aggiungiamo 40 euro (20+20).
-se un giocatore ha già rilanciato ma comunque vogliamo giocare, dobbiamo contro rilanciare di 3 volte il valore dell’avversario e non dobbiamo adeguarci alla sua puntata se la nostra mano è buona. Per esempio se il nostro avversario ha puntato 35 euro, il nostro rilancio deve essere di 105 euro.
-se un giocatore ha rilanciato e qualcuno ha chiamato oltre al valore standard del contro rilancio (cioè la cifra dell’avversario x 3), si deve aggiungere un BB per ogni giocatore che ha chiamato. Per esempio, se il BB è di 20 euro, il rilancio è stato di 35 e altri due giocatore hanno chiamato si deve contro rilanciare di 105 + 20 +20, cioè di 145 euro.
-se ci sono stati più rilanci o il rilancio è più alto di 10 BB dovremmo contro rilanciare con AA o KK perché si potrebbe arrivare all’ all-in. Un’eccezione è rappresentata da AK (meglio suited) che potrebbe essere giocabile a seconda dell’avversario, la nostra posizione e l’entità dello stack.
Importante: l’entità del rilancio non deve mai dipendere dalle carte che abbiamo in mano, vale a dire si rilancia (bene), si cheka o si lascia perdere. Rilanciare, ad esempio, di 8 BB se si ha una monster e di 2 BB se si ha una coppia bassa o le figure non solo non ha senso, inoltre, diventiamo troppo leggibili e quando abbiamo una mano forte, con la quale poter ottenere un vincita consistente, nessuno ci chiamerà o se lo fa avrà una mano che probabilmente è un grado di battere la nostra. Insomma, chi chiama 8 BB al preflop?
Ricapitolando…
-Il giocatore tight aggressive sceglie con cura le sue mani ma quando gioca lo fa rilanciando in maniera aggressiva.
-Ci sono due casi nei quali però è meglio soltanto chiamare: con le coppie piccole e con i connectors.
-L’entità del rilancio al flop dipende esclusivamente da numero di giocatori che sono entrati prima di noi.
Nota: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui







