Texas Hold’em: strategia del floating
Ecco i nuovi appunti della settimana. A dire il vero sono stati tantissimi, e li pubblicherò questo pomeriggio. Ho fatto molti passi avanti nella comprensione di questa disciplina. Adesso leggo i primi articoli inseriti sul blog e mi fanno quasi tenerezza per l’insicurezza che esprimono, ma non voglio cancellarli o modificarli, perché ormai fanno parte del mio percorso di crescita e forse possono essere utili a qualcuno. In questo post pubblicherò un articolo che parla di un tipo di strategia che, a dire il vero, non ho ancora assimilato, forse perché il bluff non fa ancora parte del mio repertorio, comunque eccola qui: sto parlando del floating.
La strategia del floating
Con il floating scegliamo di fare un call a un giro di scommesse (nella maggior parte dei casi al flop) da in position con l’idea di diventare attivi nei prossimi giri (ad esempio al turn), tramite una bet o un raise e se è necessario anche con un bluff. Quindi, il call preflop serve per preparare un bluff, da qui la denominazione bluff call. Dopo un tale call, l’avversario (ma anche noi) resta nel dubbio come “sospeso nell’aria” perché con il nostro call preflop non ha dedotto niente riguardo la forza della nostra mano, quindi non sa cosa abbiamo intenzione di fare.
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Ma perché un semplice call se si vuole bluffare? Non sarebbe più sensato optare per un raise?
Il problema è che con un raise, specialmente al flop, verremmo chiamati spesso se l’avversario ha una mano che ritiene buona, oppure se ha un progetto. Quindi, il nostro bluff rimarrebbe inefficace perché abbiamo incrementato il piatto e al turn dovremmo sparare un altro barrel costoso se vogliamo continuare a bluffare. Tuttavia, la questione cambierebbe se al turn uscisse la terza carta dello stesso seme o se si accoppiasse la carta più alta, adesso l’avversario potrebbe mollare la mano che al flop riteneva essere la migliore.
Motivi per tentativi di floating
- Più saliamo di livello e tanto più competitivi e accorti saranno alcuni avversari. La problematica che risulta da questo è il fatto che diventiamo facilmente decifrabili e di conseguenza il nostro gioco diventa prevedibile per un buon giocatore.
- Il floating ci da la possibilità di sfruttare la debolezza degli avversari estremamente weak-tight tramite un bluff perché tendono a mollare le loro mani.
- Perché possiamo avere cheap turns. Tramite il floating possiamo arrivare economicamente al vedere il turn senza far incrementare troppo il piatto quando abbiamo, ad esempio, un progetto di scala o colore. Se captiamo un segno di debolezza da parte del nostro avversario possiamo vincere il piatto con una bet al turn.
Condizioni per un tentativo di floating
- Un flop raise con mani come one pair (ad esempio top pair con kicker buono o medio) rappresenta un bivio fra un bluff e un raise for value. Se al nostro flop raise l’avversario rispondesse con un push dovremmo spesso passare la nostra mano. Con un float invece riusciamo a mantenere il piatto esiguo lasciandoci ancora abbastanza libertà d’azione di puntare o rilanciare per avere la possibilità di vedere una buona carta al turn.
- Una premessa fondamentale per un call al flop con una mano con 89 suited è un buon stack dell’avversario.
- Dobbiamo farlo con giocatori weak-tight, il cui gioco è relativamente decifrabile
- Quando abbiamo degli outs per ottenere una mano molto buona o i nut
- Diventiamo aggressivi solo quando la situazione del board lo consente
Nota: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui






