Texas Hold’em (fasi del torneo)
Continuando con i miei riassunti, che spero con risultino noiosi in un blog fantasy, ecco gli ultimi appunti al volo (libretti 6, 7 e 8 della collezione I Segreti del Grande Poker).
Fasi del torneo
1- Parte iniziale: è quella che ci serve per conoscere i nostri avversari e dura fino al terzo livello del buio a seconda della struttura del torneo. In linee generali, la prima parte dura mezz’oretta. In questa fase non solo conosciamo ai nostri avversari ma ci creiamo un’immagine, ad esempio tight o loose, che ci accompagnerà per buona parte del torneo.
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Personalmente non ho idea di come le persone si comportino quando osservano i propri avversari, magari si limitano a dare uno sguardo all’entità della puntata, oppure tengono un conto approssimativo di quante mani giocano e quante ne foldano. Sinceramente non lo so, ma mi piacerebbe sapere se sono l’unica matta che è seduta davanti al pc con foglio e penna per prendere appunti ogni volta che un giocatore mette il timer, punta, folda o casca dalla sedia. Ebbene si, io dedico la parte iniziale del torneo quasi esclusivamente a prendere appunti e i primi trenta minuti entro in gioco solo con le monster hands, il resto lo dedico all’osservazione e alla scrittura (deformazione professionale, niente da fare!). Poi, alla fine della partita, metto da parte tutti quei scarabocchi e la sera li sistemo inserendo i dati degli utenti nella database che mi sono pazientemente creata. So che questo può risultare noioso, ma per me è fondamentale perché è l’unico modo in cui riesco a giocare in maniera razionale, cioè, io non devo avere un’idea vaga sul giocatore Pinco, devo sapere esattamente chi è, altrimenti non riesco a muovermi con sicurezza.
2- I livelli dal 3° al 5°: la fase in cui facciamo conoscenza è finita, beh, proprio finita no, è ovvio che continuiamo a osservare e analizzare i comportamenti degli altri giocatori, ma dal terzo livello è consigliato entrare in più mani e testare la reazione degli avversari ai nostri comportamenti per capire cosa hanno in mano e che immagine si sono fatti di noi. Se abbiamo giocato bene nella fase precedente, a questo punto dovremmo avere più o meno le stesse chips iniziali.
Per quanto mi riguarda vado cauta anche all’inizio di questa fase, anche se, pian piano, la mia aggressività aumenta. Adesso non gioco solo me monster hands (sarebbe ridicolo), ma comunque sto attenta alla posizione prima di lasciarmi tentare da qualche carta forte e soprattutto faccio molta attenzione al kicker. Non ho problemi a buttare A7 off e, a dire il vero, nemmeno suited se non mi sento sicura nella la posizione che occupo in quel momento, oppure se non mi fido dei miei avversari.
3- Parte centrale: è la parte più importante, quella nella quale decidiamo quale sarà il nostro obiettivo, non possiamo rimanere lì impallati a guardare come gli altri giocano, aspettando le carte buone per darci una mossa, qui bisogna reagire. Insomma, cosa vogliamo fare? Sopravvivere? Piazzarci in maniera dignitosa? Uscire? Dobbiamo darci subito una risposta, altrimenti gli altri giocatori ci trascineranno nel loro gioco e noi non sapremo cosa fare.
Per quanto mi riguarda, nella parte centrale difendo le mie carte con le unghie e con i denti, anche se le carte in questione sono quelle buone e, salvo rare eccezioni, non gioco le coppiette tipo 33, 55 e anche 66 nemmeno da late position, piuttosto preferisco aggredire più bruscamente quando ho delle carte alte, tipo QT che stare lì a pregare la Dea Fortuna perché mi faccia fare un tris. Anche in questo caso, non so se faccio bene o male, ma a me funziona, insomma credo di essere sulla buona strada per crearmi la mia personalità sul tavolo, ma si accettano consigli! Comunque, dopo aver avuto tempo a sufficienza per osservare gli altri giocatori, inizio a adottare una strategia diversa a seconda dell’avversario.
4-La cosiddetta bolla: è la parte dove manca poco all’entrata nei premi e di solito è la fase più spettacolare del torneo. Non possiamo affrontarla tenendo molto conto dello stack, se vogliamo vincere dobbiamo spingere e mettere sotto pressione gli avversari più che mai. Il fattore psicologico gioca un ruolo fondamentale e bisogna mantenere la calma e restare padroni delle nostre azioni. Nel mio caso però la situazione è diversa, perché per adesso non mi sento molto a mio agio nei tornei e preferisco i sit & go, quindi non possiamo nemmeno parlare di bolla, comunque la sensazione che sento quando sto per arrivare in the money è quella della calma assoluta perché, di solito, a quel punto ho uno stack abbastanza rispettabile e riesco a concedermi qualche minuto di pausa aspettando che gli avversari si distruggano a vicenda, in questo modo mi assicuro il terzo posto e, mentre ciò accade, medito sulla strategia che adotterò nell’ultima fase.
Ma facciamo un piccolo riassunto si cosa abbiamo fatto nelle fasi precedenti e quali sono stati i motivi che ci hanno portato fino a questo punto con uno stack decente:
-nella fase centrale abbiamo aumentato il range di mani con le cui eravamo abituati a giocare
-tranne rare eccezioni, non abbiamo mai chiamato le giocate altrui (cioè abbiamo preferito rilanciare o foldare)
-quando siamo entrati nel gioco ci siamo sempre imposti di rilanciare per scoragiare gli avversari e creare il nostro stile tight aggressive
-abbiamo inoltre imparato a prendere confidenza con i connectors e gli one gap, rilanciando con quel tipo di mano se eravamo in posizione
-abbiamo preso informazioni sugli avversari per capire meglio le loro mani
-siamo arrivati allo show down solo quando ci siamo sentiti di farlo, ricordando che esiste anche l’opzione fold!
-non abbiamo avuto colpi di testa che avrebbero messo a repentaglio il nostro stack (vale a dire abbiamo saputo controllare i momenti di fiacca e i deliri di onnipotenza)
Se veramente ci siamo comportati più o meno come descritto sopra, sicuramente abbiamo una quantità di chips rispettabile, e non siamo short stack, quindi, possiamo continuare a giocare tranquillamente nella fase della bolla e superarla alla grande, adesso vediamo come:
-se siamo arrivati in bolla con uno stack rispettabile, le nostre vittime saranno quelli che sono sotto la media.
-dobbiamo inoltre tenere d’occhio i giocatori che hanno paura di uscire. Di solito sono i short stack che si chiudono in se stessi aspettando con ansia che gli altri giocatori escano per entrare almeno in the money. Questi giocatori non difendono quasi mai il proprio buio e hanno una fold equity elevata.
-anche se in questa fase del torneo di solito la tecnica e il profilo del giocatore spariscono, per un giocatore vincente è importante rimanere coi piedi per terra e continuare con la sua linea (certamente adattandola ai nuovi sviluppi!).
-è importante non attaccare gli ipershort perché non hanno nulla da perdere.
-bisogna attaccare i possessori di stack medi perché non hanno nessun interesse a spendere le loro chips quando ci sono altri giocatori più corti di loro
-un vero professionista (o un aspirante tale, aggiungo io) non si fa impaurire dalla bolla e continua a giocare lucido perché sa che la settimana seguente, o il giorno seguente, ci sarà un nuovo torneo, quindi, se giochiamo senza il timore di perdere le cose andranno meglio.
5-Il tavolo finale: è la parte più piacevole per ogni giocatore, è il raggiungimento di un traguardo importante e non bisogna abbassare la guardia, anzi. A questo punto però l’aspetto tecnico passa a un secondo piano rispetto a quello psicologico e la fortuna gioca un ruolo importante anche se non dobbiamo buttarci nelle braccia della Dea, dobbiamo giocare un gioco aggressivo e mettere in difficoltà i nostri avversari.
L’euforia dovuta al raggiungimento dei premi può a questo punto tramutarsi in un calo di concentrazione che può costarci caro e se vogliamo vincere, o comunque arrivare fra le prime posizioni, questo non può assolutamente accadere. Quindi, da adesso in poi, è fondamentale pensare che per noi è iniziato un nuovo torneo e lasciare il resto alle spalle. Ecco alcuni consigli per giocare meglio:
-evitare di chiamare tutto e tutto sono perché abbiamo uno stack adeguato, piuttosto seguire la stessa linea di gioco che ci ha portato fin qui.
-non cadere nella trappola che quando in un tavolo rimanete in 3, di cui uno short in all-in, si checka fino al river giocando due contro uno.
-ricordare sempre che i giocatori migliori sono quelli che non si fanno notare
-tentare che il nostro stack non subisca oscillazioni troppo brusche, né su né giù
-se per caso siamo noi i short stack non bisogna tentare di massimizzare facendo dei mini raise, non possiamo frazionare un patrimonio così piccolo, quindi se ci rimangono meno do 10 BB andiamo in all-in alla prima occasione.
La strategia che adotto in questo caso è diversa a seconda degli avversari, ma fondamentalmente ruota intorno a alcune domande: “chi sono loro?”, “come sono arrivati fin qui?”, “li rispetto come giocatori?” e in base alle risposte decido come comportarmi. Talvolta i miei avversari diventano così aggressivi e impauriti (un all-in dietro l’altro) che mi faccio da parte e li lascio litigare in santa pace perché so che in queste situazioni dopo pochi minuti uno di loro è fuori ed eccoci al mio incubo peggiore…l’heads up!
6-L’heads up: è la parte finale del torneo, il sogno di ogni piccolo e grande giocatore. Qui serve aggressività, concentrazione e studio del proprio avversario.
A dire il vero l’heads up mi sta un po’ sul cazzo, perché talvolta non so come comportarmi, anche se ultimamente sto imparando ad attendere il momento giusto per agire e non reagisco alle provocazioni. Sono abituata a giocare in maniera razionale e a non lasciare nulla al caso che l’imprevedibilità dell’heads up mi scuote un po’ e per farla finita con quello che per me è una tortura psicologica, lascio decide alla Dea Fortuna buttandomi in all-in, un difetto da correggere il prima possibile.
Consigli al volo
-Non eccitarsi alla vista di un A, un A con un kicker basso non serve a nulla
-Quando decidiamo di difendere una coppia facciamolo fino in fondo. Non fate l’errore che ogni tanto faccio io, cioè difendere le coppie alte rilanciando 3-4 volte il buio e quelle medie rilanciando 1-2 volte, è ridicolo! O si difende o si lascia perdere, ma bisogna anche saper dire basta.
-Guardare sempre la posizione degli avversari
-La corretta scelta delle starting hands rappresenta almeno il 50% del successo
-Le coppie sono efficaci contro un numero limitato di avversari, per questo motivo bisogna rilanciare
-Due carte off suited non sono la stessa cosa che due suited!
-Gli errori fatti prima del flop saranno portati avanti nel corso della mano
-Gli errori fatti nella fase 1-3, se non rimediati subito, saranno portati avanti per gran parte del gioco
-La combinazione di figure (esempio KQ, KJ, JQ) hanno le stesse possibilità di vittoria che le coppie basse
-Attenzione ai rilanci contro i maniac e calling station
-Il 60% delle volte non floppiamo niente (quindi, nemmeno gli altri giocatori!)
-Le tecniche di gioco, come ad esempio lo slow play, vanno usate solo se padroneggiate
-Prima di rilanciare o di reagire alle provocazioni contare fino a dieci
-Controllare sempre che “il piatto valga la candela”, è ridicolo tentare di rubare un piatto povero
-Controllare le nostre emozioni dopo una bad beat, finché ci sono chips c’è speranza!
-Aspettare il momento giusto per agire, se abbiamo bisogno di azione è meglio che usciamo a fare una corsetta!
-Attenzione a non perdere credibilità al tavolo nella prima fase
-Talvolta, il fatto di puntare cifre molte alte può dar a intendere a un avversario che vogliamo che foldi
-Per incastrare i giocatori aggressivi bisogna attendere
-Utilizzare i momenti di fiacca per analizzare il tavolo e non per cambiare il ritmo del gioco
Ringrazio il Nano da Giardino per aver collaborato nella stesura di questo articolo!
Nota: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui







