Smettere di scrivere? Forse si
Ieri 1° febbraio è stato il mio compleanno, ho fatto 23 anni e a quest’età già mi sento stanca. Immagino che quando arriverò ai 40 sarò ricoverata in manicomio, ma tanto sono abituata, visto che questo paese è un manicomio a cielo aperto, quindi me ne farò una ragione. Questi giorni ho meditato un po’ sulla mia vita, sul mio romanzo e sul fatto che sto a spendere troppo tempo sia a scrivere sul blog sia con la mia piccola opera e con quella di mia sorella (che alla fine è anche mia).
Io non voglio diventare una scrittrice bella, ricca e dannata, ma non nascondo la voglia di essere pubblicata, ma ci sono diversi ostacoli da superare: il primo, come ho appena accennato, è il tempo. Le giornate volando via e le ore che passo davanti al pc sono irrecuperabili. Il secondo è la lingua, sebbene abbia fatto molto progressi, e scrivo meglio di molti italiani purosangue, non è una sfida ancora vinta. Il terzo problema, e quello a mio avviso più grave, sono i soldi.
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Come tutti voi anche io ho un sogno ne cassetto, e per farlo diventare realtà non posso certamente continuare a lavorare part time o a girare l’Italia facendo l’interprete nelle fiere, ci vogliono quattrini, e non pochi, quindi dovrò darmi una regolata e tentare di trovare un compromesso fra il tempo che dedico al lavoro, allo studio, e alla scrittura e ciò mi deprime non di poco, perché detesto lavorare, in più sono una che ha bisogno di dormire almeno dieci ore al giorno e il fatto di non essere capace di gestire la mia vita come vorrei mi crea una grande frustrazione. Forse dovrei lasciare da parte la scrittura, o dedicarle soltanto due giorni a settimana, ma sono del parere che per fare le cose perbene bisogna esserci dentro con tutte le scarpe.
Salvo rare eccezioni, i grandi artisti del passato sono state persone che hanno dedicato la propria vita alla loro arte. Prendiamo ad esempio Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Marx (l’esempio più palese di uno che non aveva voglia di fare un cazzo). Purtroppo non ho la fortuna di poter essere mantenuta e gli Dèi non vogliono farmi vincere l’Enalotto, quindi, come tanti altri geni incompresi, devo rimboccarmi le maniche e guadagnarmi il pane col sudore della fronte (come dice la maledizione). Di conseguenza sto vivendo un grosso dilemma: mollare o resistere? Mollare significherebbe più tempo per lo studio e l’approfondimento di una materia che, dedicandole il tempo che si merita, potrebbe darmi grandi soddisfazioni economiche in futuro, ma stiamo parlando di un futuro che arriverà fra circa tre anni, non di meno (e poi comunque di sicuro non c’è nulla). Resistere sarebbe lavorare otto ore al giorno (che en realtà non sono otto bensì dieci perché con due ore di pausa pranzo non posso mica tornare a casa), studiare quelle 3 orette che mi rimangono dopo le faccende quotidiane e, quando ho un attimo libero, andare avanti col mio romanzo.
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Così facendo però non farei né una cosa né l’altra: non sarei brava nello studio né tanto meno scrivendo, sarei sempre una “così così”, una che è “nella media”, e di gente media (e mediocre) ce n’è già abbastanza.
Sicuramente continuerò a scrivere sul blog (così almeno non perdo l’abitudine al linguaggio scritto), ma penso che sia arrivato il momento di mettere, ancora una volta, il mio romanzo nel cassetto.
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Bruno Says:
Saper scrivere meglio di tanti madrelingua è facile, in un paese dove ci sono milioni di mezzi analfabeti… però come si fa a sostenere cose come “essere stanchi a 23 anni?”
E io cosa dovrei dire?
Posted on February 3rd, 2010 at 22:16
She Warrior Says:
Hey! Noi sempre a scrivere di notte eh! :-)
Tu dovresti dire “vorrei avere 23 anni” :-)
Posted on February 3rd, 2010 at 22:24
Bruno Says:
Ce li ho due volte, 23 anni
Posted on February 3rd, 2010 at 22:58