La forza dell’immagine e il fantasy
Come i due gatti che mi leggono ogni tanto sanno, questo blog si occupa prevalentemente di fantasy e, talvolta, di qualche mio sfogo contro il mondo che mi circonda (anche se ciò non interessa a nessuno per me è un’eccellente terapia!). In questo post vorrei occuparmi dell’immagine e dell’impatto psicologico che questa ha nell’osservatore, argomento che secondo il Nano da Giardino ha a che fare col fantasy.
Cos’ è l’immagine?
Prima di cominciare considero opportuno fare una piccola parentesi su ciò che io intendo per immagine. Per me un’immagine è innanzi tutto un simbolo, e l’insieme di questi simboli può essere considerato un linguaggio, anzi, la prima forma di linguaggio scritto che l’uomo ha conosciuto. I nostri antenati, i cosiddetti “uomini delle caverne” (anche se di questi se ne vedono ancora in giro!), utilizzavano le immagini per esprimere e rappresentare la loro visione del mondo, immortalando così i loro sogni, le loro paure, le loro gioie ma anche la stessa quotidianità. E’ stato grazie alla difficile interpretazione di questi simboli che oggi gli studiosi possono ricostruire, al meno in parte, la visione del mondo di questi ominidi.
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Con l’evolversi delle società primitive è nato il bisogno di creare un linguaggio più preciso che potesse essere compresso da tutti con un significato universale. Con l’avvento della scrittura, le immagini, che prima rappresentavano l’unico linguaggio scritto, si trasformarono in arte e continuarono a trasmettere emozioni. Già in tempi antichissimi le classi dominanti capirono il prezioso potere dell’immagine, dovuto all’impatto immediato che essa può causare nell’osservatore. Così i grandi re e faraoni cominciarono a scolpire statue in pietra che raffiguravano la magnificenza della propria persona, risaltando tutte le loro virtù e potenza. Secoli dopo, i greci e i romani fecero la stessa cosa, utilizzando le immagini per le loro campagne politiche e per ridicolizzare la figura del nemico. In proposito ricordiamo la campagna diffamatoria di Augusto contro Cleopatra e Marco Antonio, essendo quest’ultimo rappresentato come un ubriaco omosessuale nei dipinti delle mura della città.
In tempi più recenti, la famiglia dei Medici utilizzò la forza dell’immagine per ostentare il proprio potere, facendo costruire maestosi monumenti e affreschi che, tutt’oggi, possiamo osservare nelle loro ville. La stessa cosa fece anche la chiesa cattolica, costruendo magnifiche cattedrali, statue di santi misura “extralarge” e fontane dei desideri (i desideri però erano per loro!). In età moderna, con il riconoscimento della psicologia come scienza autonoma, sono stati fatti molti studi sul potere dell’immagine e le percezioni di esse. La scuola tedesca Gestalt, è stata la pioniera in questo campo ed a aperto tante strade per nuovi studi.
Oggigiorno gli esperti di marketing e pubblicità, indagano sull’influenza che le immagini hanno al momento della scelta di un prodotto o servizio, per indirizzare le loro campagne pubblicitarie verso la strada più corta e redditizia. Allo stesso modo si creano le campagne delle elezioni politiche, mostrando al candidato come un paladino della giustizia e i buoni costumi (anche se ormai non ci crede più nessuno!). Ma l’immagine è, a sua volta, uno stimolo che a seconda dell’importanza attribuita dall’osservatore, può incitare una persona a adottare determinati comportamenti (anche se non coscientemente voluti). Un esempio banale, ma molto valido, sarebbe quello di una ragazza in sovrappeso che, dopo vedere la fotografia di una modella, si mette subito a dieta.
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Cosa succede nella nostra mente quando guardiamo un’immagine?
Le persone che vivono nelle grandi città sono letteralmente bombardate d’immagini. Non vorrei dare numeri sbagliati ma, senza paura di esagerare, direi che ognuno di noi è esposto a migliaia d’immagini ogni giorno, e tutto ciò senza che ce ne rendiamo conto. Pensiamo alla segnaletica stradale, ai cartelli pubblicitari dei negozi, alle propagande politiche e religiose, alla pubblicità in tv ed internet, ai volantini, e la lista si fa lunga e noiosa. Non essendo un’esperta in psicologia, ne tanto meno avendo le pretese di esserlo, tenterò di analizzare dal mio punto di vista, strettamente personale e soggettivo, cosa ci succede quando vediamo un’immagine.
Vorrei cominciare raccontando la pubblicità di un’agenzia di viaggi, che ho visto tempo fa mentre girovagavo in internet.
L’ intenzione della suddetta agenzia era quella di vendere un viaggio nelle Isole Caraibiche, e per fare ciò niente di meglio che una bella fotografia delle incantevoli sabbie bianche! Ma, a dire il vero ciò non era sufficiente perché chi acquista un viaggio vuole anche, in un certo senso, acquistare un sogno.
La sabbia bianca e il mare azzurro non bastavano a convincere il potenziale acquirente di fare la prima mossa, in questo modo l’agenzia ha pensato di vendere emozioni, sogni e desideri, mostrando una coppia giovane e bella con i capelli al vento che, distesa sulla sabbia, beveva un drink aspettando il tramonto (ma che carino!). Cosa può trasmette un’immagine così? Proverò a fare un piccolo elenco: serenità, gioia, spensieratezza, amore, e soprattutto pace. Adesso mi domando se è puro caso che le emozioni appena elencate, coincidano con le più intime aspirazioni e bisogni degli esseri umani. L’impatto psicologico di quella pubblicità, a mio avviso, è più che evidente.
Si prevede che il potenziale cliente, prima di acquistare la vacanza, vorrà avere nuove informazioni sul viaggio (costo, servizi, ecc.) ma il suo interesse per quella vacanza (quella, e non altra) e già stato acceso e dipenderà soltanto della bravura e professionalità del venditore riuscire a concretizzare la vendita.
Ma allora…cosa comprano i clienti di quest’agenzia? Emozioni, sogni o viaggi?
L’immagine come metodo d’apprendimento.
Uno dei concetti che più ricordo di psicopedagogia, è quello del pedagogo Comenio il quale ha suggerito che nei libri di studio, accanto al testo, ci fosse un’immagine rappresentativa del testo stesso. Posso affermare che, per quanto mi riguarda, questo metodo funziona! Tramite il legame fra parola ed immagine, il testo si materializza facilitando la ritenzione dell’informazione. Quando visualizziamo un’immagine priva di testo, vale a dire che non è stata interpretata, nessuno ci dice cosa dobbiamo intendere, possiamo scegliere noi il suo significato e dare sfogo alla nostra fantasia, quindi alla parte irrazionale della nostra mente. Invece, quando visualizziamo un’immagine associata ad un testo, la stessa è già stata interpretata, è qualcosa di concreto perché le parole si materializzano, perciò non c’è posto per fantasticare su di essa.
Le immagini nel fantasy
Come ho manifestato alcune volte, il mio cammino lungo il sentiero fantasy è iniziato poco fa e non ho nessuna autorità nè credenziali per esprimere pareri assoluti, quindi, ciò che sto per dire potete prenderlo, lasciarlo o commentarlo a piacere.
Il mondo fantasy è un mondo insolito, che deve stimolare la fantasia attraverso le immagini. Questo mondo ci viene proposto tramite diversi vettori: attraverso il cinema, la letteratura, la pittura e la musica e ognuno di questi ci propone, a modo suo, un’immagine da visualizzare. Nel caso del cinema e la pittura la visualizzazione dell’immagine è diretta, vale a dire che la persona vede ciò nella realtà materiale, nel caso della letteratura e della musica, la visualizzazione è soltanto frutto della nostra capacità di immaginare e dalla capacità dell’artista di stimolarci.
Le immagini però sono anche un pezzettino di realtà e questa è captata attraverso i sensi. Penso che stimolarci attraverso la pittura o il cinema sia molto più facile che farlo attraverso la musica o la letteratura perché, in questi ultimi casi, bisogna saper essere bravo per poter “toccare” certi tasti nelle mente del lettore/ascoltatore.
Siccome di musica non ne capisco niente, parlerò della stimolazione della fantasia attraverso le parole (e anche in questo caso non è che capisca più di tanto).
Creare immagini attraverso le parole
Come appena è stato detto, la realtà è captata attraverso i sensi e per far in modo che il lettore possa visualizzare una fotografia nelle propria mente, le parole devono stimolarli.
Nel fantasy ci sono molti elementi e situazioni comuni, come ad esempio boschi, taverne, armi e esseri sopranaturali. Se lo scrittore scrive “Nimue entrò nella taverna e vide un ambiente brutto e sporco”, l’immagine che si forma nella mente del lettore è vaga, perché questa frase non stimola nessuno dei sensi, di conseguenza non trasmette nessuna emozione. Almeno tre dei cinque sensi devono essere stimolati, altrimenti ciò che è scritto non serve a nulla. “Nimue entrò nella taverna e la puzza di sudore (olfatto) le rivoltò subito lo stomaco. Salutò Lewo stringendogli quella mano viscida e sudata (tatto) mentre rivolgeva lo sguardo verso quei uomini sporchi e ubriachi (vista) che litigavano ad alta voce (udito) mentre giocavano a dadi. Lo stufato di fagioli che aveva ordinato aveva un sapore acido (gusto)…”
Sicuramente non è una descrizione perfetta (e non aveva intenzioni di esserlo), ma stimolando i sensi l’immagine inizia a prendere forma nella mente di chi legge.
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La realtà però è anche fatta di movimento. Mentre scrivo questo post il Nano da Giardino ha bussato la porta, Vercingetorix (mio cane) ha fatto la cacca vicino alla poltrona e io ho detto tre bestemmie. Quindi, per creare una successione di immagini in modo che nella mente del lettore non succeda questo: vedo-stop-vedo-stop-vedo-stop, bisogna che l’ambiente che descriviamo si muova: il fuoco del camino si spenge, la finestra è spalancata dal vento, un uomo cadde a terra svenuto, altri si picchiano, ecc. In questo modo riusciamo a creare immagini in movimento che si susseguono una dopo l’altra senza interruzione, trasformando la lettura in un vero viaggio.
Un’altra cosa che mi da molto fastidio nelle letture fantasy sono le descrizioni dei mostri e di esseri sopranaturali (ma soprattutto dei mostri). Queste creature sono l’essenza del fantasy, quindi il lettore li deve vedere in maniera chiara. Il mostro deve far paura? La fatina deve dare sicurezza? Allora creiamo un’immagine che trasmetta ciò che vogliamo stimolare. Personalmente un mostro cattivo in un campo fiorito non mi dice niente (ma questo è un mio parere), non trovo che l’atmosfera sia giusta per spaventarmi, a non essere che il mostro sia stato introdotto in precedenza e lo scrittore mi abbia mostrato la sua cattiveria.
Per rendere credibile ai miei occhi la ferocia di un mostro non mi basta leggere che era gigantesco, sputava fuoco e aveva gli occhi rossi, con questa descrizione l’unica immagine che riesco a vedere è un pupazzo telecomandato. Secondo me una tale creatura dovrebbe essere presentata in un contesto che contenga alcune delle paure ancestrali degli esseri umani: buio, altezza eccessiva, ragni, colore verde o giallo, rumori sconosciuti, alta marea, ecc. Solo in questo modo posso vedere un’immagine che mi spaventi davvero e mi faccia dire “ma quel gigante ammazzerà tutti!”.
Gli stessi concetti valgono per le descrizioni di villaggi fatati dove si respira un’aria peace&love e tutti vivono in pace con la natura, il prossimo e i nani da giardino. Per poter visualizzare quell’immagine non mi serve sapere se Nimue aveva i capelli biondi ed era una figa da paura. Voglio sentire l’odore dei fiori, gli uccellini che cantano, vedere il sentiero che porta verso la spiaggia che le fate puliscono tutte le mattine…solo attraverso la stimolazione dei sensi (in questo caso in senso positivo) posso visualizzare l’immagine del luogo in questione, altrimenti sono parole buttate al vento.
Riassumendo
- Le immagini sono simboli
- Le immagini sono un linguaggio
- Le immagini trasmettono emozioni
- Le immagini stimolano i sensi
- In letteratura se i sensi non vengono stimolati l’immagine non viene visualizzata
- Per creare immagini spaventose bisogna far leva sulle paure ancestrali
- Le immagini possono essere statiche o in movimento (in letteratura si preferisconono queste ultime)
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