Fantasy, fantasia, favole, mitologia o fiabe?
Mentre sceglievo i titoli per la mia Libreria Fantastica mi sono resa conto che, salvo qualche eccezione, non amo la letteratura fantasy, almeno non come credevo (e non tutta), oppure sono un po’ confusa su cosa sia veramente il fantasy, quindi parliamone.
Definizione di letteratura fantasy (fonte www.wikipedia.it)
Fantasy è un termine, mutuato dalla lingua inglese, con il quale si indica un genere letterario, nato nell’ottocento, i cui elementi dominanti sono il mito e la fiaba. Il fantasy contemporaneo si distingue in due filoni, la sword and sorcery e l’heroic fantasy.
Lo sword and sorcery deriva dai romanzi d’avventura di Jules Verne e Emilio Salgari. Caratteristica di questo filone è la presenza di un eroe muscoloso che si muove in avventure dalla forte connotazione esotica, sulfurea e sensuale lottando con forze magiche e sovrannaturali e salvando eroine e principesse misteriose. L’apice del genere Sword and sorcery è raggiunto nei racconti di Robert Ervin Howard specialmente nei cicli di Conan il Barbaro.
Il filone della heroic fantasy (o fantasy classica o high fantasy) deriva dalla letteratura di William Morris, esponente del movimento ottocentesco del neogotico, e si rifà direttamente al mito ed alla letteratura di corte medievale. Oltre a Morris, i principali esponenti di questo filone sono John Ronald Reuel Tolkien con la sua opera sulla Terra di Mezzo, e Robert Jordan con la saga La Ruota del Tempo.
Ma il fantasy ha anche dei sottogeneri (tanto per complicare un po’ le cose!) e talvolta non si riesce a capire il confine fra l’uno e l’altro.
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Sottogeneri fantasy (piccolo riassunto)
Fra i più importanti sottogeneri troviamo:
-il fantasy epico o eroico: racconta storie sulla vita degli eroi e le loro avventure in scontri fra il bene e il male.
-i mondi immaginari: sono luoghi inventati interamente dall’autore.
-il fantasy mitologico: può essere inspirato alla mitologia greca, celtica (o a qualsiasi altra), ma i più comuni sono quelli che parlano della mitologia scandinava che sono, a mio avviso, le migliori storie fantasy che si siano mai scritte.
-il dark fantasy: ambienta le sue storie in atmosfere cupe e apocalittiche ed è molto vicino all’horror.
-il fantasy romantico: mette in scena eroi ed eroine che vivono la propria vita in maniera passionale. Queste eroine sono guerriere o comunque donne di carattere deciso.
-il fantasy storico: i personaggi si muovo in un contesto storico ben preciso (ad esempio il Medioevo) dove però accadono fatti sovrannaturali.
-il high fantasy: è caratterizzato dalla lotta fra il bene e il male che vengono presentati in modo molto chiaro e netto.
-il fantasy contemporaneo: qui troviamo elementi moderni (come ad esempio la fantascienza) e la magia si mischia alla tecnologia. Il sottogenere più conosciuto è l’urban fantasy che ambienta le proprie storie in un contesto metropolitano.
-lo steampunk: di solito ambienta le storie nell’Inghilterra Vittoriana le armi e gli strumenti utilizzati sono azionati dalla forza motrice del vapore.
Domanda: sono solo io oppure anche voi siete confusi?
Insomma, ho le idee ancora più oscurate di prima. Ad ogni modo sono certa che mi piace il fantasy epico, quello mitologico e quello storico (se però la mitologia e la storia vengono trattate con rispetto), il fantasy romantico (adoro le eroine alla Boudica!), lo steampunk (così così) e talvolta possono piacermi i mondi immaginari se sono fatti in maniera coerente. Detesto il fantasy contemporaneo (non riesco a evadere la realtà), e il dark fantasy.
In altre parole mi piacciono i film e i libri che mi portano a mondi lontani, prediliggendo quelli medievali carichi di simbologia pagana in cui le azioni degli eroi fanno parte di un rito di passaggio e le forze della natura si manifestano attraverso esseri magici come le fate, gli gnomi e i draghi. Un momento! Allora mi piacciono le fiabe! Infatti! Ma anche qui c’è da confondersi, perché talvolta la fiaba viene confusa con la favola e la favola col mito, quindi vediamo di fare chiarezza.
Differenze fra favola, fiaba e mito
La su caratteristica fondamentale è la presenza di animali parlanti che interpretano ruoli umani. Ad ogni animale corrisponde un vizio o una virtù tipica degli uomini, in questo modo la volpe viene identificata con la furbizia, il grillo con la pigrizia e così via. Inoltre, questo tipo di racconto ha una visione conservatrice della vita con forti messaggi di moralità. La “morale della favola” è sempre ben espressa e comprensibile. Per esempio la favola dei Tre Porcellini è un chiaro invito al lavoro e ad assumersi le proprie responsabilità perché oziare non è una cosa positiva. A differenza della fiaba, dove il contesto è spesso protagonista nonché molte volte determinate per lo svolgersi della storia, l’ambiente in cui si svolge la favola funge soltanto da cornice ed ogni parola viene spessa quasi esclusivamente per narrare i fatti.
La fiaba
Su questo tipo di racconto ci sarebbe da scrivere un intero post (e molto presto lo farò) perché la sua struttura è affascinante quanto complessa. Due sono gli elementi fondamentali: il primo è la presenza di esseri umani con una struttura psicologica più o meno complessa (o comunque una situazione di vita complicata o fuori dal normale), il secondo è la presenza di esseri o situazioni sovrannaturali (elfi, fate, magia, incantesimi). Gli scenari in cui si svolge la fiaba sono spesso carichi di emozioni e l’ambiente riflette lo stato d’animo dei personaggi, così troviamo boschi misteriosi, castelli in rovina, mari in tempesta e quant’altro. Infatti, a differenza della favola, in questo caso il contesto è quasi sempre determinante per la conclusione della storia nonché coprotagonista insieme ai personaggi. Inoltre la fiaba, salvo rarissime eccezioni, ha sempre un lieto fine dove le forze del bene hanno la meglio su quelle del male. Sebbene l’ambientazione sia di solito medievaleggiante, il tempo in cui hanno luogo i fatti è indefinito, simile a quello dei sogni, infatti la fiaba non è altro che un sogno collettivo.
Il linguista e antropologo Vladimir Propp, nel suo libro Morfologia della Fiaba, ha classificato i diversi rami del genere fiabesco arrivando alla conclusione che la fiaba segue uno schema ben preciso:
1-Equilibrio iniziale (inizio)
2-Rottura dell’equilibrio iniziale (movente o complicazione)
3-Peripezie dell’eroe
4-Ristabilimento dell’equilibrio (conclusione)
Inoltre ha classificato i ruoli e le funzioni dei personaggi nonché le tipologie di “peripezie” che questi devono affrontare, arrivando a creare una lista di 31 funzioni del protagonista. Queste funzioni (sebbene non presenti contemporaneamente in tutte le favole) possono essere anche applicate ad altri tipi di racconto come ad esempio il mito, questo perché il mito e la favola hanno molte cose in comune giacchè, come accade nella mitologia, le avventure vissute dall’eroe delle favole sono spesso dei riti di passaggio tramite i quali il ragazzo diventa uomo. L’eroe supera delle prove (per esempio fa un lungo viaggio nel quale deve combattere contro orribili creature) e poi, diventato grande, ottiene una ricompensa (per esempio sposa la principessa o riceve i complimenti degli dèi).
Alcuni dei fatti identificati da Propp nelle favole sono:
-Divieto (o ordine): il protagonista ha il divieto di accedere a certi luoghi e gli viene ordinato di non allontanarsi da un determinato posto
-Infrazione del divieto: il protagonista infrange il divieto
-Reazione: l’eroe supera la prova
-Punizione: l’antagonista dell’eroe viene punito
-Lieto fine: l’eroe ottiene una ricompensa
Un mito è una narrazione ritenuta sostanzialmente vera dalle culture o società che lo hanno creato e la sua caratteristica fondamentale è la sua sacralità perchè sono racconti religiosi che tramandano le origini del mondo e degli dèi. Oggigiorno si parla di mitologia greca, scandinava…e nessuno (o quasi) parla ad esempio di mitologia cristiana o islamica, questo si spiega perché la maggior parte delle persone considera ancora vere le storie che queste religioni ci raccontano, pur essendo molti simili a quelle di altre culture del passato. Ma allo stesso tempo il mito porta con sé dei messaggi morali perché i protagonisti sono spesso modelli da imitare. Si pensi ad Achille o a Ercole che sono stati degli esempi per intere generazioni di greci. Nonostante il mito sia perlopiù una narrazione fantastica, vale a dire che non corrisponde alla realtà, molte storie comunque si basano su fatti storici, come ad esempio i mito della Guerra Troya e forse anche alcune storie fantastiche della bibbia. Anche in questo caso il contesto è importante e talvolta determinante e i protagonisti interagiscono con l’ambiente, ad esempio affrontando fulmini e saette o combattendo contro dei mostri marini. Altro punto in comune con la fiaba è il fatto che le storie si svolgono in un tempo indefinito, infatti mentre nella fiaba si inizia col famoso “c’era una volta” il mito inizia con frasi come “in origine”, “al tempo degli dèi”, ecc.
Per saperne di più sul lavoro di Vladimir Propp ed avere info sul libro clicca qui








