8
September , 2010
Wednesday

Il Blog di She Warrior

cinema, fantasy, libri, storia, luoghi e vita quotidiana…

Introducciòn La Civilizaciòn Etrusca es una de las màs fascinantes de la penìnsula itàlica y al ...
 Recensione a cura di Macrolibrarsi Mike Dooley L'arte di far Accadere le Cose Come creare la realtà che ...
Adesso passiamo alle more, uno dei mie frutti preferiti. Infatti tempo fa mi era venuta ...
Ciao sono Matteo Salvo, immagino che se oggi stai leggendo queste righe è perché sei alla ...
Le gelatine si ottengono facendo bollire il succo della frutta con lo stesso peso di ...
De aspecto tranquilo y despreocupado, pero si alguien lo molesta transforma toda su tranquilidad en ...

Archive for March, 2010

Bolsena (provincia di Viterbo)

Posted by She Warrior On March - 27 - 2010 ADD COMMENTS

Il “tono” di questo articolo all’inizio era un po’ giornalistico, perché è stato scritto un anno fa su richiesta di un mio cliente, poi però l’ho mandato a fanculo (ciao Gianfranco!) perché voleva farmi togliere alcune affermazioni, da lui considerate offensive, ma siccome io non sono in vendita non l’ho fatto, anche perché ciò che dico è vero. L’articolo non è stato editato (tanto per chiarire che non mando schifezze ai giornali!), ma lo pubblico lo stesso perché è interessante, soprattutto perché descrive un paesino di provincia da un punto di vista particolare, e non dalla noiosa prospettiva turistica. Ad ogni modo ho cambiato molte cose, per non farlo apparire troppo serio e adattarlo allo stile del blog, infatti ho inserito le parolacce che prima non c’erano e qualche aneddoto, quindi credo che della versione originale rimane ben poco.

Nei nostri giri per il bel paese (o il paese dei puttanieri, come preferite) il Centurione ed io ce ne accorgiamo spesso che i luoghi più belli, quelli in cui ci si torna volentieri, si trovano proprio nei piccoli paesi di provincia. In questo post vorrei parlarvi di un luogo situato a pochi chilometri da Viterbo, un paesino un po’ particolare chiamato Bolsena, un luogo che conosco bene perché un mio caro amico si è stabilito lì da ben quattro anni e quindi ho vitto e alloggio garantiti!

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

Bolsena è conosciuto più che altro per il suo lago il quale vanta il titolo di “lago più pulito d’Europa” e sul sito web del comune si può leggere lo slogan “il lago che si beve”, roba da matti, lo so, anche perché la pulizia di alcune spiagge dei paesi circostanti lascia molto da desiderare. Questo fatto mi fa venire la voglia di andare dal sindaco e portagli in bicchiere d’acqua lacustre per vedere se ha il coraggio de bere.

Non è facile parlare di questo paesino di quattromila anime, perché visto che sono quattro anni che lo frequento abbiamo instaurato un rapporto di amore-odio. “Il Paese del Miracolo Eucaristico” (cioè una di quelle storie ridicole che si sono inventati per rimuovere la memoria etrusca dall’inconscio degli abitanti) è pieno di contraddizioni, perché se da un lato i bolsenesi custodiscono gelosamente le sue tradizioni, come la Festa della Infiorata e la devozione per santa Cristina, dall’altro esiste una bolsena nascosta, formata da un underground di intellettuali provenienti perlopiù dai paesi nordici come la Germania, l’Austria e l’Inghilterra che hanno scelto questo luogo per vivere la maggior parte dell’anno.

In Italia, e non solo a Bolsena, nei piccoli paesi contano le solite tre-quattro famiglie ricche che abitano il posto da generazioni e gli altri sono una nullità, e visto che contano si fanno leccare il culo come si deve (ci mancherebbe altro!). Ricordo come se fosse oggi il giorno in cui andai a trovare una mia conoscenza (una di quelle che contano, mica una qualunque eh!) all’uscita di un luogo pubblico. Era pieno di gente ed io, che sono una che non conta un cazzo, arrivai in bicicletta e parcheggiai vicino alle macchine dove c’era un mucchio di donnine perbene che iniziarono a guardami con quelle solite facce da “chi è questa?”. Quando la mia conoscenza arrivò sul posto e mi si avvicinò le signore perbene fecero lo stesso per salutare quella che conta come si deve (cioè con una leccata di culo) e sorrisero pure a me mostrando interesse per la mia persona, ma visto che io non mi faccio impressionare, feci finta di ricevere una telefonata e mi allontanai da quella gentaccia.

Siccome questo era un articolo serio, prima di presentarlo al mio cliente mi sono informata riguardo l’immagine che Bolsena aveva nel resto del mondo e ho trovato un articolo molto interessante pubblicato due anni fa (adesso tre) nel New York Times, scritto da un giornalista che si occupa di turismo, purtroppo però ho perso il link e il nome del giornalista, quindi dovete fidarvi di me. L’articolo evidenziava tutti i problemi che io ho dovuto subire durante i miei soggiorni, come ad esempio mezzi di trasporto insufficienti, la mancanza di collegamenti con città importanti come Orvieto (due pullman 6:45 del mattino e 17:00), gli orari dei negozi irregolari, i siti archeologici abbandonati (infatti il giornalista denuncia che sul sentiero di un anfiteatro romano l’erba era altissima e c’erano delle vipere), i prezzi alti, i ristoranti perlopiù aperti solo il fine settimana (questo fatto è stato anche riportato sul sito di TusciaWeb), l’assenza di eventi culturali e la vita notturna inesistente (infatti, è vietato che i locali lungolago possano portare dei musicisti per rallegrare le serate d’estate).

Molti bolsenesi sembrano quasi disturbati dalla presenza dei turisti che “fanno troppo casino” perché qui il tempo sembra essersi fermato, la vita scorre lentamente, ignorando i ritmi imposti dalla società frenetica, e ciò è un fatto positivo però non bisogna esagerare. Bolsena infatti, ha un’esistenza tutta sua, quindi, non c’è da meravigliarsi se di lunedì, passeggiando per le strade del centro storico alle dieci del mattino, trovi ancora qualche negozio chiuso, oppure il bar pieno di gente appena alzata che fa la sua prima colazione.

Il fatto è che qui tutti stanno bene e in realtà qui non si vive di turismo, o meglio, no si vive dei soldi che portano i turisti. Qui la gente vive di affitto perché i tedeschi pagano fior di quattrini per due settimane in un monolocale, e a nessuno gliene frega niente dell’accoglienza, per la serie “dammi i soldi e poi se ti serve qualcosa arrangiati o vai a cercarla al paese più vicino, che vuoi da me?”, questa è un po’ la loro filosofia, anche se per correttezza ci tengo a precisare che non tutti si comportano così.

Poi ci sono “gli altri”, quella massa eterogenea di individui poco noti ma che con la sua discreta presenza influenzano la vita del paese. Mi riferisco al solito letterato che di rado frequenta i locali del centro storico e che fa finta di non capire quando uno gli parla. Il tedesco della periferia, che passa il suo tempo lavorando al suo nuovo libro, oppure, lo scozzese che abita in campagna e si diletta con l’agricoltura biologica. Sono queste le persone che hanno portato la fortuna nel paese e hanno trasformato questo posto in un luogo “in”. I nordici hanno acquistato case e terreni a destra e manca facendo salire i prezzi degli immobili fino alle stelle per la gioia degli agenti immobiliari e abitano qui gran parte dell’anno. Questo “popolo nascosto” è fanatico degli sport acquatici e delle corse lungolago, un comportamento che negli ultimi anni, per fortuna, è stato imitato da molti residenti portando buone abitudini e forse un po’ di apertura mentale nella comunità.

Ma siccome l’articolo originale non parlava soltanto degli aspetti negativi, adesso elencherò le cose belle di Bolsena, quelle cose che mi fanno tornare volentieri ogni mese di luglio. Al primo posto fra le cose da evidenziare c’è la pulizia del paese e l’ottimo stato del centro storico. Sulle vie è raro vedere pezzi di carta per terra o cicche di sigarette, in questo senso gli abitanti sono molto rispettosi e ci tengono alla pulizia della città.

Il centro storico, come ho appena accennato, è uno dei centri meglio conservati che abbia mai visitato (anche se è piccolo), infatti le regole edilizie, salvo rare eccezioni, vengono rispettate e non si vedono case o negozi che stonano con l’ambiente circostante.

Il lungolago di Bolsena è il luogo ideale per fare una passeggiata tranquilla in qualsiasi periodo dell’anno, ma attenzione, mi riferisco al lungo lago del paese di Bolsena perché quello dei paesi limitrofi, come ad esempio Grotte di Castro, non è nemmeno un posto sicuro in quanto avvengono diversi furti. All’alba si possono trovare vecchi pescatori che litigano coi gabbiani che fanno i furbi e tentato di rubarli le prede, oppure, verso il pomeriggio, le papere che attraversano la strada o si avvicinano alle persone chiedendoli da mangiare, infatti è molto comune vedere le persone che buttano pane vecchio in acqua per farle avvicinare a magari farsi una fotografia. Un altro aspetto positivo è il fatto che è il luogo ideale per lasciare la macchina e muoversi in bicicletta, Bolsena, ad eccezione del quartiere del castello, è tutto pianeggiante. I negozi sono facilmente raggiungibili anche a piede, così come il lago, in pochi minuti.

Un luogo molto carino è il Parco Turona, gli abitanti credono che il nome sia dovuto a una madonna, ma in realtà Turona deriva da Turan, l’antica divinità etrusca assimilata alla dea Afrodite, ma lasciamo che loro credano quel che vogliono. Questo parco è molto bello e c’è la possibilità di prendere un sentiero che, se si ha la pazienza di percorrerlo fino alla fine, porta al prossimo paese San Lorenzo Nuovo. 

Insomma, io vi ho raccontato la mia esperienza, Bolsena non è un posto per andare a vivere tutto l’anno ma con tutti i suoi difetti è un luogo che sicuramente vale la pena di visitare.

Nota: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui

  • Share/Bookmark

Texas Hold’em:il gioco al river

Posted by She Warrior On March - 26 - 2010 6 COMMENTS

Eccomi qui con l’ultimo dei riassunti delle fasi di una mano di Texas Hold’em, per leggere gli altri articoli sul Poker Texano, e non solo, potete consultare l’indice dei post qui.

Il river è la quinta e ultima carta comune del gioco e per giocare in questa fase occorre avere la massima attenzione. Capita spesso che molti giocatori si sentano in uno stato di relax quando sul board vedono scendere l’ultima carta, perché la mano è quasi terminata e la concentrazione diminuisce, diciamo che a livello mentale molti giocatori vedono nella fine della mano, la fine dell’intera partita. Naturalmente, un giocatore vincente non deve comportarsi in questo modo perché il river è considerato il giro di scommesse più importante, vediamo perché:

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

-non ci sono più progetti, ora abbiamo solo made hand e mani trash.

-spesso si arriva al river con un piatto grande

-abbiamo più informazioni che in qualsiasi altro momento della partita

-con il river conosciamo esattamente il valore della nostra mano

-possiamo valutare la situazione considerando l’interno sviluppo del gioco

Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui

 Come dobbiamo comportarci? 

-value bet: quando siamo convinti di avere la mano migliore faremo una value bet per aumentare il valore del piatto. La cifra ideale sarebbe il massimo che il nostro avversario è disposto a chiamare perché, logicamente, noi vogliamo che lui ci chiami. La situazione invece si complica se abbiamo una made hand che potrebbe non essere la migliore e la decisione da prendere dipende molto dall’avversario, dal board e da come si è svolta l’interna mano iniziando dal preflop. Dobbiamo capire il più velocemente possibile (se stiamo giocando on line) quanti mani siamo in grado di battere e se sia meglio una puntata o terminare la partita con un check (o check/call nel caso il nostro avversario punti). Se comunque decidiamo di puntare, dobbiamo inoltre domandarci se la dimensione del nostro stack è sufficiente per non essere pot commited, se la risposta è  negativa, e vogliamo puntare, giochiamo la nostra mano come se fosse il nuts, vale a dire che andiamo in all-in.

-block bet: questo tipo di puntata si applica quando non siamo sicuri di avere la mano migliore ma vogliamo comunque vedere lo show down senza pagare troppo (in posizione ciò è possibile con un check). Questo tipo di puntata è particolarmente efficace contro giocatori inesperti, invece quelli che hanno una certa esperienza riescono subito a capire il  nostro gioco e spesso rilanciano, pur non avendo una mano forte, per costringerci a passare. Il valore della block bet deve essere di circa 1/3 del piatto.

-bluffare: è altrettanto importante variare il proprio gioco per far si che gli avversari non possano capire facilmente quali carte abbiamo in mano, quindi, un bluff ogni tanto non è sbagliato. Non dobbiamo però abusare di questa tecnica al river perché in questa fase della mano il piatto è di solito molto consistente e i giocatori con mani fatte potrebbero non abbandonare la mano. Ad ogni modo, il bluff dovrebbe essere giocato esclusivamente con mani trash perché un bluff con mani medie presenta due svantaggi: potremmo vincere più chips tramite il reale valore della nostra mano e con un gioco passivo se al tavolo si sono giocatori aggressivi con mani peggiori; inoltre, corriamo il rischio che l’avversario faccia a sua volta un bluff e contro rilanci, costringendoci a passare la nostra mano vincente. Se invece bluffiamo solo con mani trash ci facilitiamo la vita in quanto possiamo vincere il piatto se l’avversario passa, oppure uscire tranquillamente dalla mano di fronte a un rilancio. Come in tutti i giri di scommesse, anche al river per bluffare ci sono diversi criteri:

-quando facciamo un bluff giochiamo esattamente come se avessimo una mano forte.

-dobbiamo far sembrare di avere un ottimo punto, quindi non vale la pena bluffare se le carte del board non formano una combinazione pericolosa.

-non facciamo mai un bluff contro una calling station.

-se fino al river abbiamo giocato in maniera aggressiva ma non abbiamo completato il nostro progetto si potrebbe tentare il bluff perché forse neanche il nostro avversario ha legato.

-possiamo tentate un bluff se gli avversari si sono mostrati deboli nei giri di scommesse precedenti

-è meglio non bluffare quando un avversario ha mostrato forza

-le scare cards sono di grande aiuto per un bluff

-chiamare (call): al river chiamiamo una puntata solo se abbiamo una  mano medio-forte. Siccome non sappiamo se la nostra mano sarà in grado di vincere allo show down dovremmo evitare di rilanciare, quindi la cosa giusta da fare è chiamare o foldare.

Al river il nostro compito è quello di capire le mani dei nostri avversari e per fare ciò dobbiamo porci alcune domande

-il nostro avversario ha giocato con un progetto fino al river? Se noi abbiamo puntato e lui si è limitato a chiamare è probabile che avesse un progetto, quindi, se il river completa un draw e l’avversario punta è meglio passare, viceversa se la carta è un rag (non completa nessun progetto) l’azione migliore è quella di chiamare.

-l’avversario sta rappresentando una mano forte? Se un giocatore punta in tutti i giri di scommesse nella maggior parte dei casi significa che ha una mano forte. Se invece in precedenza aveva dato segni di debolezza e al river punta in maniera inattesa probabilmente sta facendo un bluff anche se per determinarlo con certezza bisogna prestare attenzione alle carte del board e considerare il tipo di avversario.

-abbiamo provocato un bluff? Se la nostra strategia al turn era un check-behind per spingere l’avversario a fare un bluff al river di norma chiamiamo sempre alle sue puntate.

-l’avversario ha puntato al turn? Come abbiamo detto in precedenza, gran parte degli avversari già prima del river tenta di aumentare il piatto se ha una mano forte, quindi, un gioco aggressivo anche al turn è segno di una mano vincente.

Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui

-è possibile capire la forza dell’avversario? L’ entità della puntata è spesso un buon indicatore della sua forza o debolezza. Molto giocatori non esperti, tendono a variare il valore della puntata a seconda della forza della propria mano.

Giocare il river in posizione 

-bet-raise: se giochiamo in posizione è inoltre abbiamo una made hand dobbiamo cercare di vincere il maggior numero possibile di chips e per fare ciò dobbiamo puntare o rilanciare. Si, ma quanto si punta al river?

Ci sono 5 punti in base ai quali decidiamo la quantità adeguata da puntare:

1-la forza della nostra mano

2-l’entità del piatto

3-l’entità dello stack

4-lo sviluppo della mano

5-le letture degli avversari

 La forza della nostra mano

Sebbene questo punto contraddica il principio che il valore della puntata debba essere indipendente dalla forza della propria mano, al river possiamo fare un’eccezione. Quanto più forte è la nostra mano, tanto maggiori saranno le nostre puntate al river. In casi particolari, ad esempio con una mano nut, possiamo anche andare in all-in, questa mossa può rivelarsi molti utile in quanto numerosi avversari possono pensare che stiamo bluffando e quelli che hanno già messo troppe chips nel piatto sicuramente vorranno vedere.

Anche quando si prepara un bluff occorre riflettere sull’entità della puntata, la quale dovrebbe sempre corrispondere alla mano che stiamo tentando di rappresentare.

La entità del piatto e l’entità dello stack

Sono i fattori più importanti tra quelli della lista, in base al loro valore decidiamo se puntare una parte del piatto o se l’unica opzione che ci rimane è quella dell’all-in. Se il piatto è grande rispetto alla dimensione dello stack sarà preferibile andare in all-in.

Lo sviluppo della mano e le letture degli avversari

Se abbiamo il nuts, proprio quando pensiamo che l’avversario ha un punto forte, dobbiamo senz’altro puntare molto, tanto lui vedrà sicuramente.

-call: è opportuno semplicemente chiamare quando abbiamo un punto medio e pensiamo che il nostro avversario stia facendo un bluff o che abbia una mano più debole della nostra.

-check behind-fold: si tratta di fare check in posizione e passare se qualcuno punta. Questa mossa si applica con tutte le mani che non hanno possibilità di vincere allo show down e spesso anche con made hand deboli. Possiamo sapere quando è meglio passare rispondendo a queste domande:

1-il river può aver completato dei progetti?

2-dal comportamento dell’avversario si può dedurre che ha una mano forte?

3-ci sono motivi o indizi per pensare che il mio avversario sta bluffando?

4-l’avversario ha puntato al turn?

Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui

Giocare il river senza posizione 

-puntare-passare (bet-fold): con made hand marginali giochiamo bet fold, vale a dire che facciamo una block bet per poter arrivare allo show down in modo economico ma passiamo di fronte a un rilancio. Come sempre fanno eccezioni particolari letture dell’avversario.

-puntare-contro rilanciare (bet-reraise): a differenza delle made hand marginali, giochiamo bet-reraise il nuts o le mani che nella maggior parte dei casi sono molto superiori a quelle degli avversari. Un nostro nuovo rilancio deve essere un all-in. 

-puntare-chiamare (bet-call): questa strategia si usa in pochissime occasioni, di solito siamo così forti da puntare o rilanciare o cos’ deboli da fare check o una block bet. Tuttavia, in funzione all’avversario che abbiamo di fronte, e per variare il nostro gioco, possiamo qualche volta giocare bet-call (puntare se non ci sono stati rilanci o chiamare se qualcuno ha già puntato). Ci sono però dei limiti per le mani con cui possiamo seguire questa strategia: siamo seduti fuori posizione o abbiamo puntato e il nostro avversario rilancia, quindi possiamo chiamare con pochissime mani (ad eccezione che il nostro avversario sia un maniac). Nelle mani dove non c’è stata molta azione e il piatto al river è ancora molto basso raramente si dovrebbe chiamare un rilancio.

 -fare check-passare (check-fold): al river tutte le mani trash si giocano facendo check o passando, anche le made hand marginali in molti casi si dovrebbero giocare così (ad eccezione di credere che l’avversario stia facendo un bluff). 

-fare check-rilanciare (check-raise): al river si fa molto raramente perché se abbiamo una mano forte vogliamo vincere il più possibile, quindi, puntiamo per evitare che la mano termini senza ulteriori puntate. Con le mani deboli il check-raise non è efficace come bluff perché una mossa di questo genere al river è molto sospetta, in quanto con mani forti avremmo puntato in precedenza.

-fare check-chiamare (check-call): come regola, senza posizione giochiamo le mani buone, passiamo quelle meno buone e faciamo una block bet con quelle medie. Il problema è che contro giocatori più esperti alla lunga questo metodo diventa evidente. Per questa ragione, con made hand marginali dobbiamo utilizzare con una certa frequenza la strategia check-call, cioè fare check per poi chiamare un’eventuale puntata.

Nota: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui

  • Share/Bookmark

Recensione film Eragon

Posted by She Warrior On March - 25 - 2010 6 COMMENTS
Scheda:
 
Titolo originale: Eragon
Genere: Scemo
Anno: 2006

Con alcuni anni di ritardo (tre e mezzo per l’esattezza), pubblico la recensione di Eragon, approfittando che la domenica scorsa Italietta Uno ha trasmesso il film e ho potuto vederlo per la seconda volta.

Se dovesse giudicare questo film con una sola parola userei “scemo”, infatti non posso dire nemmeno che è una merda o che fa schifo perché ciò significherebbe che mi ha trasmesso delle emozioni, ad esempio il disgusto. Invece Eragon non trasmette emozioni di nessun genere, né belle né brutte. Zero. E’ un film piatto, con dialoghi al limite del ridicolo che creano personaggi senza personalità (le solite teste parlanti) che girano sui boschi dalla mattina alla sera forse perché il produttore vuole risparmiare i soldi delle scenografie (in questo senso mi ha ricordato un po’ Dragon).

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

Non ho letto il libro, ma penso che le considerazioni sulla banalità della trama valgano sia per quest’ultimo sia per il film, insomma, in poche parole la trama è la seguente: un contadino nullatenente, l’ultimo dei disgraziati, è scelto dal Fato per salvare il mondo e compierà il suo Destino con l’aiuto di un drago e grazie agli insegnamenti di un antico cavaliere dei draghi.

L’eroe

La figura dell’eroe è conosciuta fin dall’antichità e sebbene a primo impatto gli eroi delle diverse culture sembrano molto simili, sia per il loro carattere sia per le imprese compiute, in realtà esistono alcune differenze. Per esempio Achille, che è stato un modello per intere generazioni di greci, è l’uomo che cerca l’immortalità attraverso la gloria e, a sua volta, cerca questa tramite l’atto (quasi sacro) di morire per la propria patria.

Poi, troviamo l’eroe delle culture scandinave, un po’ diverso da quello mediterraneo. Un esempio è Sigfrido, che sconfisse in battaglia la potente Brunilde e che capiva il linguaggio degli uccelli.

Insomma, mentre l’eroe scandinavo è tale perché compie imprese individuali al di fuori del normale, quello mediterraneo, invece, si “appoggia” ai suoi simili per poi elevarsi dalla massa sacrificando la propria vita. La maggior parte degli eroi però, siano essi mediterranei, scandinavi o di oltreoceano, ha qualcosa in comune: un concepimento o una nascita al di fuori del normale, oppure, quando questo non accade, dimostrano fin da piccoli abilità molto particolari e hanno a che fare con gli dèi. In altre parole, un eroe non ha una vita normale come gli altri e sebbene non sia al corrente di essere una persona speciale, ci sono aspetti della propria vita che gli appaiono incomprensibili (come ad esempio udire delle voci nel cuore della notte), oppure si rende conto di avere certe abilità particolari (per esempio essere bravissimo nel utilizzo della spada). Quindi, se vogliamo rifarci a modelli antichi, dobbiamo sapere che l’eroe non è il ragazzo della porta accanto.

Nessuno sfugge a questa regola e qui abbiamo qualche esempio:

Achille, era figlio di un comune mortale, Peleo, e della nereide Teti; Alessandro Magno, pur essendo un personaggio storico, vantava una discendenza niente di meno che da Hercules, per parte di padre, e da Achille per parte di madre; Brunilde, la regina di Islanda della mitologia norrena, possedeva un forza incredibile e nessun uomo, tranne Sigfrido, era capace di contrastarla; i Berserkir, i leggendari guerrieri di Odino, combattevano in uno stato di trance violenta e non sentivano i colpi del nemico; il principe della mitologia nipponica Ōnamuji, in uno dei suoi viaggi trovò un coniglio agonizzante e tentò di dargli una mano, questo coniglio in realtà era una divinità e gli predisse che avrebbe sposato la principessa Yakami.

Spero che sia rimasto chiaro che per rendere un eroe credibile dobbiamo aggiungere certi ingredienti alla ricetta, altrimenti non funziona!

L’eroe Eragon

Eragon vive felice e contento nelle campagne di una valle e un giorno trova una strana pietra che si porta a casa, questa pietra però alla fine risulta essere un uovo di drago e così, tempo dopo, il giovanotto diciassettenne diventa un cavaliere dei draghi.

Il primo problema è questo: lui non aveva nessuna abilità particolare, era un normalissimo ragazzo di campagna, in altre parole non era nessuno. Allora, se la pietra fosse stata trovata da mia nonna, anche lei avrebbe potuto diventare cavaliere. Insomma, è diventato cavaliere perché ha avuto culo, non avendo dimostrato nessuna abilità particolare in precedenza, oppure perché è biondo con gli occhi azzurri? Secondo me la seconda perché sappiamo tutti che i biondi di occhi chiari siamo predestinati a grandi cose in questa vita, infatti io, che ho gli occhi verdi, ero predestinata ad aprire questo blog e a condividere la mia vita con il Nano da Giardino, pur essendo una persona comune.

Inoltre, la storia del poveraccio che diventa predestinato è un clichè insopportabile, una moderna presa per il culo: “guardate, l’ultimo degli imbecilli è diventato un eroe! Questo mi fa sognare!”. Eh no eh! Gli eroi della letteratura antica erano tutto tranne che degli sfigati e non riesco a capire perché gli eroi della letteratura contemporanea sono tutti degli idioti. Insomma, guardate Spiderman o Superman. Ad ogni modo, una narrazione che se rifà a un mondo antico e senza tempo non può seguire cannoni moderni nella costruzione dei personaggi.

Dopo alcune vicissitudini Eragon conosce Brom, un antico cavaliere dei draghi che lo istruisce nell’arte della magia e della spada.

E qui abbiamo il secondo problema: il giovanotto impara la magia in quattro e quattr’otto e non c’è nessuna scena dove il maestro istruisca l’allievo ad eccezione di quella in cui il ragazzo domanda il significato di alcune parole, ad esempio albero, nell’antica lingua degli elfi (a proposito, chi sono questi elfi?). Quindi, dopo aver imparato a memoria il significato delle parole, come faccio io quando tento di parlare tedesco, Eragon domina perfettamente la “potente arte” della magia (parole di Brom!). Questo si che fa pena, la magia è il cuore del fantasy e qui è stata rilegata a una serie di frasi imparate a memoria da un ragazzino che fino al giorno prima zappava la terra e si faceva le seghe nel pagliaio. Ma dico io: come fa lo spettatore a credere che la magia sia un potere enorme se basta imparare a memoria i vocaboli e scoccare le dita?

Durante il viaggio per le terre di cartapesta insieme a Brom, Eragon instaura un rapporto quasi simbiotico col suo drago femmina Saphira, o almeno così dobbiamo supporre.

Terzo problema: visto che il rapporto fra Eragon e il suo drago è così importante per la trama, non capisco perché non è stato approfondito. Insomma…cosa devo immaginare io? Che si vogliono bene perché si? Da dove è nato il loro legame, la loro amicizia? Non si sa, quindi ognuno è libero di immaginare ciò che vuole. Infatti io, che ho la mente un po’ malata, immagino che il loro legame sia nato da un rapporto sessuale zoofilo.

Scherzi a parte, sarebbe stato molto carino e interessante approfondire il rapporto psicologico fra il cavaliere e il suo drago e non limitarlo a “abbi cura di te”, “no, tu abbi cura di te”, ma per favore!

I soliti errori dei film che non valgono nulla

Mentre guardavo il film mi sono divertita a prendere appunti di tutti gli errori presenti in questa scemenza, eccone alcuni:

-il sangue? Tanto per cambiare, nelle battaglie il sangue non c’è e le spade sono pulite come le forchette dell’Antica Locanda.

-la sella di Saphira? Non ho capito bene da dove è scappata fuori la sella del drago, ma spero tanto che non sia quella del cavallo perché questo si che sarebbe ridicolo (le dimensioni di un cavallo sono molto più piccole di quelle di un drago!). Ad ogni modo, vorrei sapere come mai la sella era lì pronta per l’uso se nessuno sapeva che Eragon avrebbe deciso di cavalcare. Era nascosta nel bosco? Chi e quando ha preso le misure di Saphira per costruirla?

-il cavallo c’è, il cavallo non c’è: c’è una scena dove Bron insegue Eragon che vola insieme a Saphira. Bron cavalca da solo fra i boschi per diversi chilometri guardando in cielo e controllando il ragazzo. Ad un certo punto però, all’improvviso si vede il maestro che continua a cavalcare ma questa volta porta con sé il cavallo di Eragon. Mi domando da dove sia scappato fuori, visto che all’inizio cavalcava da solo e dopo diversi chilometri si ritrova insieme allo stallone!

-una lancia che non fa male: quando Bron viene ferito con una lancia, questa gli viene tolta come se niente fosse. A parte il fatto che sarebbe morto dissanguato non si è visto nemmeno una gocciolina di sangue.

-costumi da show televisivo: mi piace molto questa frase, ma non è mia, lo ammetto, l’ho presa da un commento che ha fatto un utente su www.mymovies.it perché veramente racchiude tutto ciò che c’è da dire sui costumi.

-la voce di Saphira: ma per l’occhio di Odino! Ma come è possibile che abbiamo fatto doppiare il drago da Ilaria d’Amico, su! Ma chi è stato? Sentire parlare quel drago è orribile, da fastidio alle orecchie, e dico sul serio. Quella voce piatta e inespressiva, priva di emozione non andava usata.

Hai visitato la mia Libreria Fantastica?

Dialoghi che fanno penna e recitazione da merda

Come ho già detto i dialoghi sono ridicoli, a dire il vero fanno quasi tenerezza. E’ vero che Edward Speelers non sa recitare ma se in più gli danno un copione che fa schifo è ovvio che il poveretto darà il peggio di sé. “Vinciamo per la gloria o morte o vittoria!”, ecco un esempio di frase del cazzo che andrebbe bene nella bocca di Achille che di gloria se ne intende, non di questo ragazzo che non ne ha mai sentito parlare in vita sua. Risultato? La recitazione di Speelers diventa ancora più brutta.

Nemmeno Sienna Guillory, nei panni di Arya, è convincente con frasi come “sei l’unico che può salvarci” o la patetica “Il tempo corre. Solo ieri eri un giovane contadino oggi sei un eroe. Domani può darsi che ci rivedremo…”, insomma non ci credeva nemmeno lei!

Ma le perle più belle ce le regala Jerremy Irons, nei panni di Brom, perché lo sceneggiatore ha tentato di rendere così credibile la figura del maestro bacchettone che mette in bocca del personaggio delle frasi forzate a più non posso e, come se ciò non bastasse, le fa ripetere diverse volte in modo che diventino più credibili. Eccone la migliore: “una parte di prodezza e tre di stoltezza” ma che bella aho! Ripeto, non ho letto il libro, quindi in realtà non sono sicura se questa sia stata una scelta fatta per il film oppure dell’autore, comunque sia l’unica cosa che c’è da sapere è che è ridicola. Eccone un’altra: “Una mossa falsa, una decisione avventata… ed è tutto perduto…” bella eh?

Domanda e risposta

Siccome ho un amico che ogni tanto viene da me solo e esclusivamente per rompermi i coglioni, vale a dire per contraddirmi, vorrei riportare qui la domanda che mi ha appena fatto, nel caso in cui a qualcuno di voi vi venisse in mente di farla: “Ma scusa Lucia, tu parli male dell’eroe sfigato e affermi che se la storia si svolge in un mondo che se rifà al passato, l’eroe sfigato non è credibile. Ma che mi dici di Frodo del Signore degli Anelli?”

Che l’eroe del Signore degli Anelli non è Frodo brutto scemo, bensì Aragorn!

Conclusione

Un film scemo, triste e banale.

Se dopo aver letto la recensione del film hai qualche voglia di acquistare il libro clicca qui

  • Share/Bookmark

Avventure nell’Edhern (capitolo 1)

Posted by She Warrior On March - 19 - 2010 4 COMMENTS

Dichiarazione di responsabilità e chiarimenti: questo è il primo capitolo del romanzo scritto da mia sorella nel quale ho collaborato nella correzione degli errori ortografici (per quantio io sia capace di farlo), quindi, mi assumo ogni responsabilità al riguardo. Il resto però è farina del suo sacco, anche se il mondo dove la storia è stata ambientata è stato creato da me. I capitoli successivi, invece, sono stati scritti a “quattro mani” e, forse, saranno pubblicati fra qualche giorno ma non garantisco.

Alla ricerca di Blodeuwed

Norell portava fuori i panni sporchi e li caricava dentro le sacche ai lati dell’asino. Si muoveva con pigrizia. Dalle stanze all’aperto, avanti e indietro, una, due, dieci volte, “ma da quanto è che nessuno fa il bucato in questo dannato villaggio? Certo che pure voi potete darmi una mano!”, diceva mentre guardava sotto un letto, “sto parlando con voi! Fate finta di non sentire? Ieri sera vi ho lasciato metà della mia cena sotto il tavolo e mi sa che avete gradito, visto che questa mattina non ho trovato nemmeno una mollica! Perché non mi aiutate, allora?”, maledette creature.

Safiyah entrò nella stanza, la polvere nell’aria la fece starnutire. “Non dirmi che stai di nuovo chiedendo aiuto ai brownies? Tanto quelli fanno come li pare, sono piccoli ma furbi. Su! Ti do una mano io”, presse i panni che giacevano a terra.

“Mi accompagni? Devo andare in spiaggia a lavare queste schifezze”, “certo, oggi il capo villaggio mi ha dato la mattina libera. Ha detto che lavoro troppo. Aspettami qui. Vado a prendere qualcosa da mangiare, penso che con tutta questa roba faremmo mezzodì ancora giù!”

La fragranza dei primi fiori profumava l’aria e la neve si era quasi sciolta lungo il sentiero che portava sulla spiaggia. “Hai visto? Sembra che la primavera sia arrivata in anticipo quest’anno”, disse Safiyah mentre si fermava per dare da bere al asino, “dici? Non me n’ero accorta. Allora dobbiamo sbrigarci, devo tornare a casa a prendere le mie cose!”, rispose mentre le toglieva la ciottola d’acqua e la buttava fra gli arbusti, poi affrettò il passo tirando le briglie con violenza, “ma che ti prende? Non vedi che ha sete?”, “sul mare c’è acqua a sufficienza per lui, lì potrà bere quanto gli pare. Adesso sbrigati.”

Norell gettò subito una pala di vestiti in acqua, “passami il sapone”, “credevo lo avessi portato tu. Non fa niente torno io a prenderlo, tanto ci metto un attimo ”, “no! Lascia perdere, questa volta facciamo alla svelta”, la afferrò dal braccio. Safiyah la guardò con aria smarrita, “ti senti bene? Hai qualche problema?”, “sei venuta a darmi una mano o a farmi la predica?”

Estesero i panni in un filo appeso a due pali sulla sabbia. “Con questo sole e questo venticello si asciugheranno presto, se vuoi possiamo aspettare qui, tanto ho portato il pranzo”, disse Safiyah mentre poggiava una tovaglia sulle rocce e apparecchiava, “io devo tornare subito! Non hai sentito? Ho cose più importanti da fare. La sera verrà a prenderli qualcun altro i vestiti. Adesso metti il pane nello zaino che ce ne andiamo. Sbrigati!”, “ma non dovevi riportarli tu?”, “io me ne sto andando! Sei sorda questa mattina?” Norell montò sull’asino. “Su! Cosa aspetti?”

Nel villaggio non c’era mai tempo per l’ozio, ognuno faceva i compiti che gli aveva assegnato il vecchio capo senza battere ciglia. Nessuno fuori posto, come al solito. Panfilo raccoglieva le uova dal pollaio e le metteva in una cesta, “buon giorno ragazze siete già di ritorno?”, “hai mai pensato di farti gli affaracci tuoi? Perché non sei andato tu a lavare i panni, visto che fai sempre il lavoro delle femmine? Tieni”, gli avvicinò le briglie, “lega questa bestia da qualche parte, noi siamo impegnate”, “non darle retta, Panfilo, oggi Norell è piuttosto agitata. Tieni: ti ho portato una conchiglia, magari la puoi usare nella tua prossima collana”, abbassò lo sguardo arrossendo.

Poi c’era Abeer, la signora che si occupava della coltivazione delle piante usate dalle streghe, “guarda quella! Non ci si crede!”, disse Norell, “ancora non capisco perché abbiamo una aiuola in mezzo al villaggio con le stesse identiche erbe che si trovano nei dintorni! Invece no, invece capisco benissimo: si è inventata questa storia di parlare con le piante per evitare i lavori pesanti. Furba eh?”, “a me invece sembra molto utile, sul bosco si perde un sacco di tempo a trovare gli ingredienti per le pozioni, non ti pare? Talvolta la vita può dipendere da una semplice pianta ed è meglio fare in fretta”, “sarà… ma e me sembra soltanto furba.”

“Guarda! C’è Dalila! Sembra che ha finalmente finito il suo dipinto! Andiamo a vedere!”, “che sarà mai questo dipinto.”

Entrambe si avvicinarono alla ragazza seduta su un tronco in mezzo alle case, che orgogliosa li fece vedere la sua opera finita: “vi piace? Sono quelle là a Ovest”, disse puntando il dito verso le montagne, “beh…adesso la neve si è un po’ ritirata, ma quando ho iniziato a dipingere erano proprio così.” Una voce femminile proveniente dal pagliaio distrasse la loro attenzione: “aiutatemi, il piccolo Pao è caduto! Gli sanguina il naso!” Dalila e Safiyah si precipitarono di corsa, Norell fece finta di inciampare e rimase lì per terra a far nulla. Maledetto fango! Mi si è sporcato il vestito!

All’improvviso una brezza d’aria fresca proveniente da Est accarezzò il suo volto. Alzò la testa e chiuse gli occhi. Un aroma dolce e piacevole entrò dal suo naso. Si alzò di scatto. Si guardò intorno. Inchinò la testa per ascoltare meglio il canto degli uccelli. I soliti passeri. Del cuculo nemmeno l’eco. Lo sapevo, è ancora troppo presto per l’arrivo della primavera. Delusa trascinò i piedi fino all’orto dove ogni famiglia preparava la terra per la nuova semina, lì c’era anche suo padre che puliva l’appezzamento. “Figliola sei in ritardo! Oggi tocca a te togliere i resti di ghiaccio. Tieni”, le diede la zappa. “Non ne posso più! Dico sul serio! L’odore di terra bagnata mi fa venire il mal di testa! Poi, questi sono lavori da maschio, perché non hai avuto altri figli!” Uno schiaffo la mise subito in riga, e capì ancora una volta che col suo padre non si scherzava, “tua madre è malata, se non mi dai una mano dovremo chiedere la carità! Adesso mettiti al lavoro come tutti gli altri. Dopo pranzo invece farai i compiti che ti ha assegnato il capo villaggio. Fra i Kalkidan si fa così, intesi?” Ti odio papà!

Da lontano vide alcuni uomini portare un grosso tavolo in mezzo al cerchio formato dalle abitazioni, lì vicino al fuoco, dove una donna buttava qualcosa dentro il calderone. Altre femmine iniziarono a portare i piatti, le brocche e i boccali, finalmente si mangia fuori! Non ne potevo più dell’odore di cibo  mischiato alla puzza della merda dei maiali. Certo che noi Kalkidan saremmo pure grandi lavoratori, ma mangiare in quella specie di magazzino pieno di attrezzi dove ogni tanto si intrufola qualche bestia è proprio da zozzi.

Safiyah la raggiunse, “quanto ti manca? Dai che fra un po’ si mangia! Stanno bollendo del pesce, lo ha portato mio fratello poco fa. Ti serve una mano?”, “in verità non mi sento molto bene, ti va di finire questo pezzo e poi andiamo?”, “sei sempre la solita, dammi qua”, le tolse la zappa, “vai a lavarti, ci vediamo a tavola.”

Norell montò di nuovo sull’asino, tornò in spiaggia a prendere il bucato che però era sporco quanto prima, “non è possibile! Sembra che quanto meno vuoi fare più devi fare!”, quindi dovete tornare indietro per il sapone. Safiyah era fuori, seduta per terra sopra una coperta di lana accanto al fuoco insieme alle anziane che come tutti i pomeriggi le insegnavano i segreti della stregoneria, eccola là, pure lei è furba, fa finta di voler imparare per non faticare! “Safiyah! Safiyah! Vai a prendermi il sapone!”. Le streghe la guardarono con disapprovazione, “non vedi che è impegnata?”, disse una di loro, “a fare cosa? A guardare quella nuvola a forma di fungo per sapere se domani pioverà!” rispose dopo una lunga risata. Safiyah abbassò lo sguardo con un certo  imbarazzo, iniziò a mangiarsi le unghie e continuò ad ascoltare le anziane. Norell andò a prendere il sapone sbuffando.

La notte la sorprese ancora sulla spiaggia. Era inutile tornare a casa, tanto la mattina dopo doveva riprendersi i panni, quindi si addormentò sulla sabbia sotto la luce della luna quasi piena e il rumore delle onde, coprendosi con qualche vestito umido. A notte inoltrata qualcuno la svegliò con degli schiafetti sul viso. Aprì gli occhi, si mise seduta ma non vide nessuno. “Qui in basso!”, strillava una vocina, “un brownie! Ma che ci fai qui?”, “mi ha mandato Safiyah. Ti ha aspettato sveglia davanti al fuoco ma poi è caduta dal sonno. Prima però mi ha detto di portarti questo”, tolse la tovaglia che copriva un carrellino, “un pezzo di pane e un uovo? Ma io detesto le uova! Poi che ci faccio con questo?”, l’omino scosse la testa, “sei sempre la solita ingrata. Glielo detto mille volte a Safiyah ma lei non vuole sentire ragione! Adesso se la principessa me lo consente me ne vado. Se lo vuoi mangiare bene. Altrimenti affari tuoi! Dopo la fatica che ho fatto per arrivare fin qui nemmeno un grazie!”, “un momento! “, lo prese con due dita dalla giacca tirandolo indietro, “ma tu sei suo amico?”, “certo! Tutti i brownies siamo amici di Safiyah”, “ma se questa mattina mi ha detto che siete soltanto dei furbi!”, “già, glielo abbiamo chiesto noi per non essere più disturbati dalle tue grida. Lo sai? Hai una voce orribile quando strilli, beh…a dire il vero anche quando parli! Adesso buona notte.”

Il canto dei gabbiani la svegliò. Il mare era mosso e puzzava di pesce morto. Il cielo grigio. L’atmosfera umida. “Perfetto! Nemmeno oggi si asciugano questi maledetti panni! Dovrò tornare di nuovo domani! Mi sa che gli Dèi ce l’hanno con me.” Si alzò. Si tolse la sabbia che aveva appiccicata ai vestiti. Slegò l’asino e tornò al villaggio dove si ripetevano come da copione quasi le stesse scene del giorno precedente. Abeer parlava con le piante, altri portavano dei secchi d’acqua, qualcuno correva dietro i maiali e Safiyah aiutava Panfilo a potare un albero. Norell la vide da lontano e la chiamò alzando le mani, la sua amica la raggiunse di corsa. “Sei tornata! Ti hanno portato la cena? Mi dispiace se era poco, ma quel piccoletto non ce la faceva”, “si si, tutto apposto. Che ci fai con quel deficiente?”, “il capo villaggio mi ha detto di aiutarlo con la potatura degli ulivi, poi devo pulire la gabbia dei conigli, oggi tocca pure a te. I compiti della nuova luna sono disegnati sulla lavagna appesa alla quercia, vai a darli uno sguardo”, “oggi sono stanca per fare le pulizie, vediamo se riesco almeno a darti una mano. Panfilo porta via quest’asino mentre io mi riposo un po’ sotto quest’albero.” Il ragazzo ubbidì. “Invece tu svegliami quando stacchi così andiamo dalle papere” ,“dai conigli Norell! Dai conigli!”

Intorno alle gabbie la terra era umida e si appiccicava alla suola degli stivali di cuoio, “che schifo! Anche io vorrei parlare con le piante dalla mattina alla sera come fa Abeer, piuttosto che stare qui a sporcarmi! Non capisco perché il capo villaggio mi da sempre compiti così grossolani, e poi mai un giorno libero! Mai! Almeno tu di pomeriggio ti riposi stando seduta a far nulla con quelle streghe, che chissà cosa hanno da dire. Io invece devo sempre faticare. Ma per fortuna è finita”, “perché finita?”, “shh aspetta. Lo senti anche tu?”, “il cuculo!”, “già! Sta arrivando la Dea Blodeuwed! Su! Andiamo a casa a prendere le cose, questa volta non mi sfuggirà!” Norell iniziò a correre verso il villaggio, Safiyah la seguiva senza capire cosa stava accadendo. “Aspettami dietro questo cespuglio, vado a prendere la roba. Non farti vedere!”, disse mentre si dirigeva alla capanna della sua nonna.

“Sono pronta, andiamo. Ho preso delle provviste anche per te”, “provviste? Ma dove pensi di andare?”, domandò Safiyah con aria preoccupata mentre seguiva Norell lungo il sentiero a Sud, “a vedere la danza della Dea Blodeuwed e suo consorte Lleu! Si racconta che è così bella che anche i lupi si fermano per guardare verso il cielo e vedere la loro danza d’amore! Anche io vorrei essere una Dea!”, “ma abbiamo lasciato le gabbie aperte! Quanto ci mettiamo?”, “quel che ci vuole ci vuole, vuoi venire con me oppure resti qui con i tuoi amici i brownies?”

Norell si apriva strada fra la boscaglia con una falce. Il cuore le batteva forte. La frangetta le si era appiccicata alla fronte sudata. Le piante spinose le graffiavano le gambe e qualche gocciolina di sangue le sporcò il vestito. “Norell sei ferita fermati!”, “questa falce maledetta taglia poco e niente, come sempre nessuno si è preoccupato di affilarla e poi sarei io quella che non ha voglia di fare nulla, ma che sfacciataggine!” “Cosa stiamo inseguendo esattamente?”, “l’odore di profumo, la brezza d’aria fresca, sono due giorni che la sento, proviene da Est”, “ma quanto ci vorrà? Pensi che torneremo a casa prima di pranzo? Oggi tocca a me preparare la tavola.” Norell si fermò, poi si girò e guardò Safiyah che aveva l’aria spaventata. “Se mi darai il tormento per tutto il viaggio è meglio che torni subito al villaggio, dopotutto stai bene fra le mucche e l’odore di maiale. Allora?”, “scusami, volevo soltanto sapere…”, “te lo ripeto per l’ultima volta: quel che ci vuole ci vuole!”

Poco dopo, la corsa diventò camminata, un po’ perché Norell si era stancata, un po’ perché quello che prima erano semplici arbusti diventò una foresta fitta coperta dalla nebbia. Safiyah prendete Norell dal braccio, “fermati! Sai dove siamo?”, “certo. Non penserai che è la prima volta che mi allontano dal villaggio!”, “allora dovresti sapere che è il momento di tornare indietro. Questa è la Foresta dei Draug, se la attraversiamo rischiamo la pelle.” Norell guardò Safiyah negli occhi, le appoggiò le mani sopra le spalle tentando di arruffianarla, poi domandò: “mi vuoi bene?”, “certo. Credevo lo avessi notato dopo tutto quello che faccio per te”, “allora ascoltami: sogno questo momento da che sono una bambina. Ho sentito i racconti di Blodeuwed e Lleu centinaia di volte e non desidero altro che vedere la loro danza d’amore. Se torniamo indietro ci puniranno per essere sparite senza avvertire nessuno e aver lasciato le gabbie aperte e io dovrò aspettare fino alla prossima primavera per realizzare il mio sogno. Ti sembra giusto? Io che non ho mai un giorno di riposo, che fatico dalla mattina alla sera, Norell di qua, Norell di là…”,  Safiyah non disse nulla e riprendete la marcia, ancora una volta acconsentì ai capricci della sua migliore amica.

La nebbia diventò più fitta e appiccicosa e l’aria iniziò a gelare in quella foresta dove il sole non batteva mai. La brina le faceva scivolare e i piedi diventavano ad ogni passo più freddi. La fragranza dei fiori svanì per lasciar posto al odore di carne putrefatta. I corvi volavano basso fra gli alberi. “Ci siamo perse?”,“no, è soltanto una situazione momentanea. Appena saremo uscite da questo schifo di foresta riprenderemmo la giusta strada. Dammi la mano.” Norell non capiva se stavano camminando in avanti, indietro oppure girando sempre nello stesso punto, ma nonostante ciò continuava a spostarsi.

Le urla acute dei draug echeggiavano nel cuore della foresta, erano simili a quelle dei maiali quando gli immergevano ancora vivi nell’acqua bollente. Safiyah strinse la mano di Norell ancora più forte, “ho paura”, “non essere ridicola, dopotutto sono soltanto dei morti senza onore. Non sono nemmeno sicura che possano uccidere la gente come dicono.” All’improvviso davanti a loro qualcosa spuntò dalla nebbia. Sembrava un uomo coperto da un mantello, ma quando furono vicine solo due passi scoprirono che sotto non c’era altro che un corpo putrefatto mangiato dalle larve. “Dannazione Norell! E’ un draug!”, “corri! Non lasciare la mia mano!”, Norell si girò di scatto, non sapeva dove stesse andando ma doveva scappare. Era una corsa ad occhi bendati. I cuori battevano forte, gli occhi si spalancarono nella speranza di vedere qualcosa: un buco, un sentiero senza nebbia, qualche cacciatore. Ma nulla. I loro corpi sbattevano gli alberi, i piedi inciampavano ad ogni passo, scivolavano, c’era qualcosa giù per terra. I corvi li davano dei colpi sulla testa e la situazione diventò tesa. Norrell affrettò il passo ancora di più, le sembrò di vedere una strada, ma perse la mano della sua amica, ma in quel momento non ci pensò, doveva salvarsi la pelle. Tentò di salire sopra un albero. Scivolava. Riprovò ancora una volta, poi un’altra. Le sue dita diventarono appiccicose. Dopo diversi tentativi ci riuscì. “Safiyah! Safiyah! Rispondimi! Dove sei?”, “ragazza che ci fai la su?”, disse una voce proveniente dal basso, “chi è?”, “scendi dai! I draug se ne sono andati.” Norell titubò, non sapeva se fosse un trappola, forse i draug parlavano anche, ma alla fine scese dall’albero e si trovò di fronte un uomo coperto da un cappuccio alto quanto un bambino di sette anni. “Presto aiutatemi! Ho perso la mia amica, deve essere qui da qualche parte!”, “calma, adesso la troviamo.” Il mezzo uomo colpì il suolo col suo bastone e pronunciò una frase incomprensibile, subito dopo dalla gemma incastrata sulla punta uscì un raggio di luce che attraversò la nebbia. “E’ quella laggiù?”, Norell si avvicinò di corsa al corpo disteso della sua amica che si trovava di fronte a lei. Aveva sbattuto la fronte contro un albero ed era svenuta. Il suo viso era ricoperto di sangue, ma respirava. “Avete qualcosa per curare la ferita?” Il mezzo uomo si girò, fece un fischio e subito dopo arrivò un cavallo grigio.“Svegliala, vi porto al mio accampamento. Le darò una medicina e potrete riposarvi fino a domani.” Norell era indecisa se tornare a casa o seguire quell’ometto misterioso, l’idea che fosse un potente mago la affascinava ma aveva anche dei dubbi: ma perché ha usato quella luce soltanto quando gli ho chiesto aiuto? Che ci faceva in mezzo alla nebbia? Ma poi pensò che se il nano fosse riuscito a rimettere in sesto Safiyah magari la sua amica avrebbe voluto proseguire in cerca di avventure. “Allora? Non avrai paura di un mezzo uomo come me?”, disse sorridendo mentre accarezzava lo stallone. Norell diede alcuni schiaffetti alla sua amica che poco dopo aprì gli occhi, “cosa è successo?”, domandò mentre si alzava e si poggiava la mano sulla fronte, “ehm… ti spiego dopo. Adesso alzati che questo signore ci porterà in un posto sicuro”, Safiyah si guardò la mano poi esclamò: “sono ferita! Sono ferita!”, “non è niente, stai tranquilla, adesso andiamo a sistemare questo piccolo taglio”, “il signore ci riporta a casa?”, “non proprio. Il suo accampamento rimane più vicino. Mi ha detto che ha un sacco di medicine che impediranno che questa ferita insignificante faccia infezione. Non è vero…?” “Fridtjof, il mio nome è Fridtjof”.

Lingue degli Hobbit, dei Nani e degli Orchi, acquista il libro qui

  • Share/Bookmark

Texas Hold’em: il gioco al turn

Posted by She Warrior On March - 18 - 2010 ADD COMMENTS

Continuando con i riassunti delle diverse fasi della mano di una partita di Texas Hold’em, oggi vi presento il turn. Inoltre, vi ricordo che potete trovare tutti i post precedenti nella pagina “indice post”, e non solo quelle inerenti il Poker! 

Il turn è la quarta carta comune che scende sul board, e adesso vedremo come giocare questa fase sia in late position, sia in early position. Comunque, è opportuno ricordare che per essere giocatori vincenti dobbiamo cercare di giocare sempre in posizione.

Il turn in posizione: cosa possiamo fare?

-puntare/rilanciare (bet/raise): se al turn abbiamo una mano fatta forte, e siamo convinti di avere la mano migliore, dobbiamo quasi sempre puntare o rilanciare. Siamo così avanti nello svolgimento della partita che con un ottimo punto in mano lo slow play non avrebbe senso. Di solito, a questo punto del gioco i piatti hanno raggiunto un valore tale che gli avversari probabilmente continueranno a pagare di fronte a una puntata per mantenere viva la loro possibilità di vittoria. Può anche capitare che un avversario faccia una donk bet, ma se in precedenza eravamo gli aggressori, un raise spesso consente di vincere il piatto. Inoltre, una puntata può essere giocata proficuamente se arriva una scare card, ma siccome gli avversari più esperti potrebbero capire che stiamo giocando in virtù di quella carta, non conviene abusare di questa tecnica di bluff. Da aggressore preflop inoltre, possiamo applicare il concetto di “multiple barrels” (puntare in più giri di scommesse per continuare l’aggressione e creare delle “barriere”). In generale al turn conviene puntare quando: riteniamo di avere la mano migliore o la carta del turn modifica la struttura del board in modo da poter costringere mani migliori della nostra a foldare, per applicare quest’ultima strategia però bisogna tener conto degli avversari. E’ possibile che al turn si subisca un chek-raise, a questo punto ci conviene riflettere un attimo su quali mani siamo in grado di battere e, quando è possibile, sul perché di quella mossa da parte del nostro avversario. In generale un check-raise è una strategia molto forte perché si tratta di una trappola.

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

-fare check in posizione (check behind): fare solo check al turnn significa giocare in maniera passiva e ciò non piace ai tight aggressive, ma in numerose situazioni può ridurre le perdite e aumentare le vincite. Se ci troviamo nella situazione in cui abbiamo una buona mano, ma non siamo sicuri che sia la migliore, possiamo fare check al turn e call al river, in questo modo ci proteggiamo di possibili rilanci, inoltre, stiamo dando al nostro avversario la possibilità di bluffare. I motivi principali per fare check al turn sono: vogliamo giocare check behind al turn e call/bet al river con una made hand, abbiamo in mano una trash hand, non possiamo migliorare  il nostro progetto, ci sono troppi avversari nella mano. Attenzione però che con questo metodo il nostro avversario può vedere la prossima carta gratuitamente.

-fare call: se siamo in posizione e uno degli avversari punta è consigliabile chiamare se le regole degli odds, degli outs e delle probabilità lo permettono, oppure quando abbiamo una made hand sufficientemente buona per chiamare, ma non abbastanza buona per rilanciare. In generale, sarebbe sempre meglio decidere per un rilancio o passare, ma certe volte optiamo per un call (anche per variare il nostro gioco). C’è da considerare però, che se chiamiamo con mani insicure al turn, difficilmente al river arriveranno le carte in grado di darci sicurezza e se l’avversario dovesse ancora puntare ci troveremmo in grossa difficoltà.

-passare (fold): naturalmente al turn si passano tutte le mani trash e i draws per i quali gli odds non sono adeguati. Le made hands che pensiamo non siano sufficienti per vincere il piatto possono essere buttate senza rimpianti in quanto dobbiamo considerare che per arrivare allo show down dovremo quasi sempre pagare una nuova puntata al river.

Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui

In linea di massima, se non pensiamo di essere in vantaggio e crediamo che non possiamo riuscire a far passare mani migliori della nostra, allora sempre è meglio foldare.

Il turn senza posizione: cosa possiamo fare?

Anche in questo caso ci sono diverse possibilità per agire, ma mi sembra opportuno ribadire che un giocatore vincente dovrebbe sempre cercare di giocare in posizione perché il fatto di non farlo può mettere al repentaglio il nostro stack.

-puntare-passare (bet-fold): questa è una strategia standard per il gioco fuori posizione da aggressore preflop. Per esempio, siamo gli aggressori preflop e al flop riceviamo una buona mano, quindi puntiamo e dei giocatori che probabilmente hanno un progetto o un buon punto vedono. In questa situazione al turn si prende in considerazione l’opzione bet-fold, cioè puntiamo o passiamo di fronte a un rilancio. La puntata che in questo caso stiamo facendo potrebbe essere considerata una probe bet. Ma perché passiamo? Semplicemente perché uno dei giocatori con il progetto potrebbe aver realizzato la sua mano, quindi, facendo una puntata di prova ci aspettiamo un call o un fold, se quest’ultimo  non arriva è meglio ritirarsi.

-puntare-rilanciare (bet-raise): con tutte le mani monster giochiamo da aggressore un  bet-raise. Dobbiamo considerare che se un avversario rilancia la nostra puntata probabilmente anche lui ha una buona mano e dovremo andare in all-in. Come sempre, quando succede una cosa del genere, dobbiamo fare una riflessione veloce sul tipo di avversario che abbiamo davanti.

-fare check-chiamare (chek-call): si tratta di un approccio molto conservativo e debole che deve essere applicato solo in poche e determinate situazioni per far fare un bluff all’avversario. Questa strategia mantiene basso il piatto al turn nell’ottica di massimizzare gli utili al river. Attenzione però che questa mossa è un tipo di slow play ed è bene ricordare che questo gioco non sempre funziona, soprattutto in presenza di board forti è assolutamente da evitare. Lo slow play è consigliato quando: abbiamo un punto molto forte e il board non è strutturato, oppure se pensiamo che se puntiamo il nostro avversario potrebbe passare.

-fare check rilanciare (check-raise): può essere applicata con successo solo contro avversari molto aggressivi, altrimenti si rischia di fare slow play indesiderato. Il check raise possiamo farlo quando pensiamo che uno degli avversari dopo di noi preferisca puntare se nessuno lo ha già fatto, quando abbiamo una mano molto forte e crediamo che uno degli avversari dopo di noi voglia puntare e possa chiamare a un successivo rilancio oppure quando vogliamo fare un bluff e tentiamo di rappresentare una mano forte.

-fare check-passare (check-fold): quando abbiamo mani trash con o senza posizione dobbiamo foldare.

Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui

Nota: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui

  • Share/Bookmark

Texas Hold’em: il gioco al flop

Posted by She Warrior On March - 17 - 2010 ADD COMMENTS

Nel post precedente ho condiviso con voi i miei appunti del gioco al preflop, adesso invece tocca al gioco al flop e alle diverse strategie che si possono adottare per avere una mano vincente. Iniziamo subito dicendo che l’importanza del flop è dovuta al fatto che in questo momento conosciamo 5 delle sette carte complessive, vale a dire il 71,4% un’informazione da non sottovalutare, no?

Quali sono i fattori che dobbiamo considerare per preparare la nostra strategia?

-le azioni compiute prima del flop (quelle nostre e quelle degli altri)

-la nostra posizione

-la categoria della nostra mano e la struttura del flop

-l’entità del piatto

-il numero e il tipo di giocatori

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

1- Le azioni prima dal flop e la nostra posizione

Bisogna farsi le seguenti domande: chi ha rilanciato? Chi ha chiamato? Quanti rilanci ci sono stati? E in base alle risposte adottare una certa strategia di gioco. Per esempio, è importante considerare che se un giocatore ha rilanciato prima del flop e adesso punta non significa per forza che abbia una buona mano, in quanto sta semplicemente continuando l’aggressione (continuation bet), quindi, in questo caso dobbiamo tentare di leggere la sua mano (cosa certamente non facile), considerando la sua posizione, il suo rilancio (quanto ha rilanciato?) e il board. Ad esempio possiamo fare una probe bet per tentare di capire cosa nasconde. Invece, un giocatore che in precedenza ha solo chiamato e ora mostra una certa forza dovrà essere trattato diversamente in quanto potrebbe avere una buona mano. Anche in questo caso tentiamo di capire cosa abbia in mano, analizzando la sua puntata, la posizione, il range di mani con cui è solito giocare e i logicamente le carte del board.

Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui

2- La categoria della nostra mano e la struttura del flop

La categoria della nostra mano

-made hand: al flop abbiamo una mano fatta che ha la possibilità di vincere allo show down. Ci sono però diversi tipi di made hand e vanno dalle semplici coppie fino a un full house, un tris, ecc. La differenza fondamentale sta nella loro forza. Per esempio le coppie basse o medie devono essere classificate come deboli, mentre che una doppia coppia forte o una scala, tanto per dare due esempi, sono invece made hand forti che spesso ci permettono di vincere. Ad ogni modo più che concentrarsi sulla propria mano, bisogna sempre leggere il board e scoprire i progetti o le made hand degli avversari. E’ evidente che con un board pericoloso, ad esempio con 3 carte dello stesso seme, il nostro set di K potrebbe perdere valore e quindi bisogna adottare subito una strategia per vincere. Allora, in funzione della nostra forza sono necessarie diverse considerazioni di natura strategica:

        -made hand forte: al flop abbiamo un set 777, probabilmente abbiamo la mano migliore, quindi ci facciamo pagare per questo.

       -made hand debole: con  Kp e Tq al flop troviamo una top pair Kf 4p 5f questa combinazione però consente altre made hand (il 10 come kicker non è imbattibile) e addirittura dei draw. In questo caso, e in questo momento (al flop), la nostra made han KK è debole.

       -made hand critica:prima del flop rilanciamo con Kf Qf e troviamo un re, ma arriva anche un’over card per la nostra coppia e a questo punto siamo molto deboli.

-progetti (mani draw): sono tutte quelle mani con qualsiasi tipo di progetto, di solito scala o colore, ma anche il set.

       -draw forte: al buttom con Ac Tc rilanciamo al preflop. Al flop troviamo 2p 4c Kc, abbiamo un nut flush draw in più abbiamo anche A come overcard, quindi è un draw molto forte. Possiamo legare un A, legare il colore e abbiamo anche la possibilità di fare scala!

      -draw debole: con Aq Kq e un flop 3c 7q Tc al momento non abbiamo altro che due overcard.

-mani trash: sono tutte quelle combinazioni che no sono né draw né made hand. Se al flop ci troviamo in questa situazione foldiamo o facciamo check.

Un buon flop è tale per due motivi: perché grazie al flop abbiamo ricevuto una  mano forte oppure perché il flop non ha migliorato la mano dei nostri avversari. Se abbiamo una mano forte ci facciamo pagare, se il nostro avversario ha una mano debole cercheremo di spingerlo a passare.

La struttura del flop

-flop dry (secco): sono tutte quelle combinazioni non pericolose, cioè poco o per nulla coordinate, per esempio Kc 7q 2f, con le quali non sono possibili dei progetti forti perché il flop completa poche mani, quindi l’avversario può essere facilmente spinto ad abbandonare.

-flop con moti progetti (pericoloso): è una struttura che consente multipli progetti perché è molto coordinato e si combina bene con molte mani di partenza, per esempio Aq Jq Tq. 

3- L’entità del piatto

Da questo dipende abitualmente il valore delle puntate e sapere se è possibile giocare un progetto in modo proficuo. Dobbiamo sempre partire dal seguente principio: i piatti e le puntate grandi devono essere riservati alle mani forti. Molto spesso capita che alcuni giocatori cono ottime mani inizino puntando poco creando piatti relativamente piccoli e perdendo la possibilità di guadagnare ciò che la loro mano merita.

Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui

4- Il  numero degli avversari e i tipi di giocatori

Anche questo svolge un ruolo rilevante, in linea di massima quanti più giocatori sono coinvolti in una mano fino allo show down, tanto migliore sarà la mano media che alla fine vincerà il piatto, quindi occorre una mano forte per vincere oppure obbligare i giocatori ad abbandonare la mano.

Ci sono due situazioni per il gioco al flop e queste dipendono da come ci siamo comportati al preflop: siamo stati preflop caller (cioè abbiamo solo chiamato?) oppure siamo stati preflop raiser? (cioè abbiamo puntato/rilanciato?). Dal nostro comportamento preflop dipenderà l’idea che gli altri giocatori hanno della nostra mano e anche l’entità del piatto. Adesso analizzeremo le due situazioni separatamente:

-gioco da preflop caller: se prima del flop abbiamo solo chiamato significa che abbiamo una mano speculativa e vediamo le carte in maniera economica (la stessa cosa vale per i nostri avversari). A questo punto, con una mano speculativa al flop, vale una regola molto importante: se in un piatto senza rilanci (cioè piccolo) non si lega una made hand o un progetto forte non dobbiamo giocarci l’intero stack. In altre parole, se il piatto è molto piccolo e gli avversari numerosi non vale la pena incrementarlo con una made hand marginale perché la probabilità che l’avversario abbia una mano più forte è alta.

Ad ogni modo, supponendo che il flop ci abbia regalato una mano forte, dobbiamo puntare per aumentare il valore del piatto, quindi la vincita. Al flop l’entità della puntata deve essere una cifra compresa fra la metà e l’intero piatto, oppure deve essere il triplo del precedente rilancio. Se il flop è molto strutturato, e consente numerosi progetti (soprattutto se ci sono più avversari), scegliamo un valore più alto, mentre con un flop dry basta la metà del piatto. Invece con made hand deboli si dovrebbe  fare una probe per capire la mano dei nostri avversari.

Se con il flop abbiamo un progetto nella maggior parte dei casi dobbiamo giocare passivamente e se abbiamo la possibilità di checkare lo facciamo perché abbiamo bisogno di vedere le carte pagando il minimo indispensabile o addirittura gratis. E’ opportuno ricordare che il check lo facciamo se siamo in posizione, altrimenti, a seconda dei giocatori, è possibile tentare una block bet. Con progetti forti possiamo scegliere uno stile più aggressivo.

-gioco da preflop raiser: capita spesso che al flop, i giocatori seduti prima dell’aggressore preflop facciano check, anche se talvolta qualcuno farà una donk bet. Uno degli strumenti fondamentali di un buon poker (anche se non si dovrebbe abusarne) è la continuation bet, la quale può avere luogo in 3 diversi contesti: in heads up, contro due giocatori o con 3 o più giocatori. E’ importante ricordare che per realizzare una contibet non c’è bisogno di aver legato al flop perché sicuramente nemmeno i nostri avversari hanno legato (si lega solo nel 33% dei casi) e sanno che probabilmente abbiamo una mano buona perché abbiamo dimostrato la nostra forza al preflop. Adesso esaminiamo i tre diversi contesti dove può aver luogo una contibet.

       -contibet in heads up: se dopo la distribuzione delle carte del flop ci troviamo in HU giocheremo quasi sempre una contibet. Rilanciamo sia se abbiamo legato al flop, sia se non abbiamo legato niente. Nel primo caso si fa una value bet, nel secondo un semibluff. Se al flop non abbiamo legato niente abbiamo anche l’opzione di fare check, soprattutto se il flop dà presumibilmente molte possibilità al nostro avversario di aver legato una mano, ma facendo check si capisce ben poco perché mostrando debolezza forse stiamo invitando il nostro avversario a bluffare. Un ulteriore fattore da considerare è l’avversario di turno: è in grado di separarsi della sua mano? Se la risposta è “no”, con mani brutte dovremmo fare check. Per ultimo, è importante considerare la nostra immagine al tavolo: gli avversari credono che siamo solidi e puntiamo solo con made hand forti? Oppure pensano che bluffiamo spesso e giochiamo con mani marginali?

       -contibet contro due giocatori: i flop molto coordinati non depongono a favore di una contibet contro due giocatori. Ovviamente la decisine da prendere dipende, oltre che dal board, dal tipo di gioco dei nostri avversari e dalla nostra immagine, per capire meglio cosa si dovrebbe fare bisognerebbe rispondere alle seguenti domande: tra gli avversari c’è una calling station? Ho una cattiva immagine? Sono fuori posizione? Se abbiamo risposto “si” ad almeno una di queste domande e non abbiamo alcuna mano fatta o progetto forte è meglio rinunciare ad un ulteriore rilancio.

       -contibet con 3 o più giocatori: se vediamo il flop con 3 o più avversari con le contibet dovremmo mantenere un atteggiamento estremamente prudente. Con mani trash o progetti deboli se non ci sono le condizioni perfette (giocatori tight, board secco, posizione), non possiamo neppure prendere in considerazione una contibet.

Entità della contibet: L’obiettivo della continuation bet è quello di vincere il piatto anche se lo abbiamo mancato. Se puntiamo il valore del piatto abbiamo una probabilità di vincere del 51%, se puntiamo 2/3 dei piatto la percentuale di successo è del 41%, con 1/2 piatto scende al 31%. Ricordiamoci di non far dipendere la contibet dalla nostra mano bensì dal board e dal piatto, altrimenti diventiamo leggibili.

Rilancio di una contibet (getting raised): se un altro giocatore rilancia la nostra contibet agiremo in linea di massima in maniera conservativa. Se l’avversario ha fatto un check raise indica nella maggior parte dei casi che ha una mano forte. Bisogna considerare che quando siamo gli aggressori preflop e al flop qualcuno ci rilancia non è un bluff perché il giocatore parte dal presupposto che noi abbiamo una mano forte.

Con mani fatte forti ci giochiamo tutto lo stack, ma questa azione dipende da due domande: il mio avversario chiama anche con mani non buone? E’ possibile che foldi anche se ha la mano migliore? Se rispondiamo “si” a una di queste domande dobbiamo in ogni caso rilanciare per esercitare pressione. Come di abitudine rilanciamo di circa 3 volte la puntata dell’avversario. Con progetti forti si applicano le stesse regole.

Giocare al flop facendo chek

Come è già stato ribadito diverse volte in questo post e nei post precedenti, la maggior parte delle carte le giocheremo da aggressori preflop continuando a puntare al flop. Tuttavia, ci si può trovare in situazioni in cui un check al flop è la cosa più giusta da fare. In particolare se siamo fuori posizione esistono 3 possibilità: fare check-fold, far check-call, fare check-raise. In posizione invece c’è solo un’alternativa: fare check quando gli altri giocatori prima di noi hanno fatto lo stesso (check behind), quindi, si passa al giro di scommesse successivo senza mettere altre puntate.

Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui

 -check-fold: passiamo la parola al giocatore successivo e poi, in presenza di una puntata abbandoniamo la mano. Questo si fa con mani trash o scarse e si dovrebbe aver sempre presente questa alternativa.

-check-call: passiamo la parola al giocatore successivo e poi chiamiamo un eventuale puntata. Questa è una giocata tipica dei giocatori scarsi e passivi perché è un gioco dove non si esercita pressione, quindi è meglio eliminare questa mossa dal nostro repertorio.

-check-raise: passiamo la parola al giocatore successivo per poi contro rilanciare una sua puntata. Questa è una mossa che dimostra grande forza e si applica esclusivamente quando siamo fuori posizione. Da aggressori preflop però non facciamo mai un check raise in quanto abbiamo già dimostrato la nostra forza prima e probabilmente nessuno punterà dopo il nostro check e così si corre il rischio di inciampare in uno slow play indesiderato.

 Le donk bets

Sono scommesse inattese che vanno al di fuori di ogni logica e contro la regola di fare check al flop fino al turno dell’aggressore preflop. Di solito, l’obiettivo di queste scommesse è quello di rubare il piatto o di vedere una delle carte successive senza pagare troppo, ed è considerata come segno di debolezza. E’ quindi consigliabile rilanciare le donk bet con molti tipi di mani, anche se con quelle trash preferiamo il fold.

Nota: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui

  • Share/Bookmark

Recent Comments

Il mio vero nome è Lucia, ho 23 anni e sono appassionata di storia antica, fantasy e mitologia, ma anche di natura e sport. Attualmente abito in Toscana insieme al mio fidanzato, alla mia cagnolina Tanaquilla e al Nano da Giardino (che mi da il tormento ogni volta che può). Sono 1/3 italiana, 1/3 spagnola e 1/3 culomondista (per motivi di privacy non voglio dire il nome della nazione). Tutti i commenti sono benvenuti, specialmente quelli che segnalano errori ortografici! Attualmente il blog è bilingue (italiano-spagnolo) ma molto presto saranno aggiunti nuovi post in inglese.

Recent Comments

I Celti a Golasecca

On Aug-30-2010
Reported by She Warrior

Aspettando Etruskelt

On Sep-2-2010
Reported by She Warrior

Modelos familiares

On May-24-2010
Reported by She Warrior

Motivo della mia assenza

On Feb-21-2010
Reported by She Warrior

El oso polar

On May-8-2010
Reported by Alejandro