Dichiarazione di responsabilità e chiarimenti: questo è il primo capitolo del romanzo scritto da mia sorella nel quale ho collaborato nella correzione degli errori ortografici (per quantio io sia capace di farlo), quindi, mi assumo ogni responsabilità al riguardo. Il resto però è farina del suo sacco, anche se il mondo dove la storia è stata ambientata è stato creato da me. I capitoli successivi, invece, sono stati scritti a “quattro mani” e, forse, saranno pubblicati fra qualche giorno ma non garantisco.
Alla ricerca di Blodeuwed
Norell portava fuori i panni sporchi e li caricava dentro le sacche ai lati dell’asino. Si muoveva con pigrizia. Dalle stanze all’aperto, avanti e indietro, una, due, dieci volte, “ma da quanto è che nessuno fa il bucato in questo dannato villaggio? Certo che pure voi potete darmi una mano!”, diceva mentre guardava sotto un letto, “sto parlando con voi! Fate finta di non sentire? Ieri sera vi ho lasciato metà della mia cena sotto il tavolo e mi sa che avete gradito, visto che questa mattina non ho trovato nemmeno una mollica! Perché non mi aiutate, allora?”, maledette creature.
Safiyah entrò nella stanza, la polvere nell’aria la fece starnutire. “Non dirmi che stai di nuovo chiedendo aiuto ai brownies? Tanto quelli fanno come li pare, sono piccoli ma furbi. Su! Ti do una mano io”, presse i panni che giacevano a terra.
“Mi accompagni? Devo andare in spiaggia a lavare queste schifezze”, “certo, oggi il capo villaggio mi ha dato la mattina libera. Ha detto che lavoro troppo. Aspettami qui. Vado a prendere qualcosa da mangiare, penso che con tutta questa roba faremmo mezzodì ancora giù!”
La fragranza dei primi fiori profumava l’aria e la neve si era quasi sciolta lungo il sentiero che portava sulla spiaggia. “Hai visto? Sembra che la primavera sia arrivata in anticipo quest’anno”, disse Safiyah mentre si fermava per dare da bere al asino, “dici? Non me n’ero accorta. Allora dobbiamo sbrigarci, devo tornare a casa a prendere le mie cose!”, rispose mentre le toglieva la ciottola d’acqua e la buttava fra gli arbusti, poi affrettò il passo tirando le briglie con violenza, “ma che ti prende? Non vedi che ha sete?”, “sul mare c’è acqua a sufficienza per lui, lì potrà bere quanto gli pare. Adesso sbrigati.”
Norell gettò subito una pala di vestiti in acqua, “passami il sapone”, “credevo lo avessi portato tu. Non fa niente torno io a prenderlo, tanto ci metto un attimo ”, “no! Lascia perdere, questa volta facciamo alla svelta”, la afferrò dal braccio. Safiyah la guardò con aria smarrita, “ti senti bene? Hai qualche problema?”, “sei venuta a darmi una mano o a farmi la predica?”
Estesero i panni in un filo appeso a due pali sulla sabbia. “Con questo sole e questo venticello si asciugheranno presto, se vuoi possiamo aspettare qui, tanto ho portato il pranzo”, disse Safiyah mentre poggiava una tovaglia sulle rocce e apparecchiava, “io devo tornare subito! Non hai sentito? Ho cose più importanti da fare. La sera verrà a prenderli qualcun altro i vestiti. Adesso metti il pane nello zaino che ce ne andiamo. Sbrigati!”, “ma non dovevi riportarli tu?”, “io me ne sto andando! Sei sorda questa mattina?” Norell montò sull’asino. “Su! Cosa aspetti?”
Nel villaggio non c’era mai tempo per l’ozio, ognuno faceva i compiti che gli aveva assegnato il vecchio capo senza battere ciglia. Nessuno fuori posto, come al solito. Panfilo raccoglieva le uova dal pollaio e le metteva in una cesta, “buon giorno ragazze siete già di ritorno?”, “hai mai pensato di farti gli affaracci tuoi? Perché non sei andato tu a lavare i panni, visto che fai sempre il lavoro delle femmine? Tieni”, gli avvicinò le briglie, “lega questa bestia da qualche parte, noi siamo impegnate”, “non darle retta, Panfilo, oggi Norell è piuttosto agitata. Tieni: ti ho portato una conchiglia, magari la puoi usare nella tua prossima collana”, abbassò lo sguardo arrossendo.
Poi c’era Abeer, la signora che si occupava della coltivazione delle piante usate dalle streghe, “guarda quella! Non ci si crede!”, disse Norell, “ancora non capisco perché abbiamo una aiuola in mezzo al villaggio con le stesse identiche erbe che si trovano nei dintorni! Invece no, invece capisco benissimo: si è inventata questa storia di parlare con le piante per evitare i lavori pesanti. Furba eh?”, “a me invece sembra molto utile, sul bosco si perde un sacco di tempo a trovare gli ingredienti per le pozioni, non ti pare? Talvolta la vita può dipendere da una semplice pianta ed è meglio fare in fretta”, “sarà… ma e me sembra soltanto furba.”
“Guarda! C’è Dalila! Sembra che ha finalmente finito il suo dipinto! Andiamo a vedere!”, “che sarà mai questo dipinto.”
Entrambe si avvicinarono alla ragazza seduta su un tronco in mezzo alle case, che orgogliosa li fece vedere la sua opera finita: “vi piace? Sono quelle là a Ovest”, disse puntando il dito verso le montagne, “beh…adesso la neve si è un po’ ritirata, ma quando ho iniziato a dipingere erano proprio così.” Una voce femminile proveniente dal pagliaio distrasse la loro attenzione: “aiutatemi, il piccolo Pao è caduto! Gli sanguina il naso!” Dalila e Safiyah si precipitarono di corsa, Norell fece finta di inciampare e rimase lì per terra a far nulla. Maledetto fango! Mi si è sporcato il vestito!
All’improvviso una brezza d’aria fresca proveniente da Est accarezzò il suo volto. Alzò la testa e chiuse gli occhi. Un aroma dolce e piacevole entrò dal suo naso. Si alzò di scatto. Si guardò intorno. Inchinò la testa per ascoltare meglio il canto degli uccelli. I soliti passeri. Del cuculo nemmeno l’eco. Lo sapevo, è ancora troppo presto per l’arrivo della primavera. Delusa trascinò i piedi fino all’orto dove ogni famiglia preparava la terra per la nuova semina, lì c’era anche suo padre che puliva l’appezzamento. “Figliola sei in ritardo! Oggi tocca a te togliere i resti di ghiaccio. Tieni”, le diede la zappa. “Non ne posso più! Dico sul serio! L’odore di terra bagnata mi fa venire il mal di testa! Poi, questi sono lavori da maschio, perché non hai avuto altri figli!” Uno schiaffo la mise subito in riga, e capì ancora una volta che col suo padre non si scherzava, “tua madre è malata, se non mi dai una mano dovremo chiedere la carità! Adesso mettiti al lavoro come tutti gli altri. Dopo pranzo invece farai i compiti che ti ha assegnato il capo villaggio. Fra i Kalkidan si fa così, intesi?” Ti odio papà!
Da lontano vide alcuni uomini portare un grosso tavolo in mezzo al cerchio formato dalle abitazioni, lì vicino al fuoco, dove una donna buttava qualcosa dentro il calderone. Altre femmine iniziarono a portare i piatti, le brocche e i boccali, finalmente si mangia fuori! Non ne potevo più dell’odore di cibo mischiato alla puzza della merda dei maiali. Certo che noi Kalkidan saremmo pure grandi lavoratori, ma mangiare in quella specie di magazzino pieno di attrezzi dove ogni tanto si intrufola qualche bestia è proprio da zozzi.
Safiyah la raggiunse, “quanto ti manca? Dai che fra un po’ si mangia! Stanno bollendo del pesce, lo ha portato mio fratello poco fa. Ti serve una mano?”, “in verità non mi sento molto bene, ti va di finire questo pezzo e poi andiamo?”, “sei sempre la solita, dammi qua”, le tolse la zappa, “vai a lavarti, ci vediamo a tavola.”
Norell montò di nuovo sull’asino, tornò in spiaggia a prendere il bucato che però era sporco quanto prima, “non è possibile! Sembra che quanto meno vuoi fare più devi fare!”, quindi dovete tornare indietro per il sapone. Safiyah era fuori, seduta per terra sopra una coperta di lana accanto al fuoco insieme alle anziane che come tutti i pomeriggi le insegnavano i segreti della stregoneria, eccola là, pure lei è furba, fa finta di voler imparare per non faticare! “Safiyah! Safiyah! Vai a prendermi il sapone!”. Le streghe la guardarono con disapprovazione, “non vedi che è impegnata?”, disse una di loro, “a fare cosa? A guardare quella nuvola a forma di fungo per sapere se domani pioverà!” rispose dopo una lunga risata. Safiyah abbassò lo sguardo con un certo imbarazzo, iniziò a mangiarsi le unghie e continuò ad ascoltare le anziane. Norell andò a prendere il sapone sbuffando.
La notte la sorprese ancora sulla spiaggia. Era inutile tornare a casa, tanto la mattina dopo doveva riprendersi i panni, quindi si addormentò sulla sabbia sotto la luce della luna quasi piena e il rumore delle onde, coprendosi con qualche vestito umido. A notte inoltrata qualcuno la svegliò con degli schiafetti sul viso. Aprì gli occhi, si mise seduta ma non vide nessuno. “Qui in basso!”, strillava una vocina, “un brownie! Ma che ci fai qui?”, “mi ha mandato Safiyah. Ti ha aspettato sveglia davanti al fuoco ma poi è caduta dal sonno. Prima però mi ha detto di portarti questo”, tolse la tovaglia che copriva un carrellino, “un pezzo di pane e un uovo? Ma io detesto le uova! Poi che ci faccio con questo?”, l’omino scosse la testa, “sei sempre la solita ingrata. Glielo detto mille volte a Safiyah ma lei non vuole sentire ragione! Adesso se la principessa me lo consente me ne vado. Se lo vuoi mangiare bene. Altrimenti affari tuoi! Dopo la fatica che ho fatto per arrivare fin qui nemmeno un grazie!”, “un momento! “, lo prese con due dita dalla giacca tirandolo indietro, “ma tu sei suo amico?”, “certo! Tutti i brownies siamo amici di Safiyah”, “ma se questa mattina mi ha detto che siete soltanto dei furbi!”, “già, glielo abbiamo chiesto noi per non essere più disturbati dalle tue grida. Lo sai? Hai una voce orribile quando strilli, beh…a dire il vero anche quando parli! Adesso buona notte.”
Il canto dei gabbiani la svegliò. Il mare era mosso e puzzava di pesce morto. Il cielo grigio. L’atmosfera umida. “Perfetto! Nemmeno oggi si asciugano questi maledetti panni! Dovrò tornare di nuovo domani! Mi sa che gli Dèi ce l’hanno con me.” Si alzò. Si tolse la sabbia che aveva appiccicata ai vestiti. Slegò l’asino e tornò al villaggio dove si ripetevano come da copione quasi le stesse scene del giorno precedente. Abeer parlava con le piante, altri portavano dei secchi d’acqua, qualcuno correva dietro i maiali e Safiyah aiutava Panfilo a potare un albero. Norell la vide da lontano e la chiamò alzando le mani, la sua amica la raggiunse di corsa. “Sei tornata! Ti hanno portato la cena? Mi dispiace se era poco, ma quel piccoletto non ce la faceva”, “si si, tutto apposto. Che ci fai con quel deficiente?”, “il capo villaggio mi ha detto di aiutarlo con la potatura degli ulivi, poi devo pulire la gabbia dei conigli, oggi tocca pure a te. I compiti della nuova luna sono disegnati sulla lavagna appesa alla quercia, vai a darli uno sguardo”, “oggi sono stanca per fare le pulizie, vediamo se riesco almeno a darti una mano. Panfilo porta via quest’asino mentre io mi riposo un po’ sotto quest’albero.” Il ragazzo ubbidì. “Invece tu svegliami quando stacchi così andiamo dalle papere” ,“dai conigli Norell! Dai conigli!”
Intorno alle gabbie la terra era umida e si appiccicava alla suola degli stivali di cuoio, “che schifo! Anche io vorrei parlare con le piante dalla mattina alla sera come fa Abeer, piuttosto che stare qui a sporcarmi! Non capisco perché il capo villaggio mi da sempre compiti così grossolani, e poi mai un giorno libero! Mai! Almeno tu di pomeriggio ti riposi stando seduta a far nulla con quelle streghe, che chissà cosa hanno da dire. Io invece devo sempre faticare. Ma per fortuna è finita”, “perché finita?”, “shh aspetta. Lo senti anche tu?”, “il cuculo!”, “già! Sta arrivando la Dea Blodeuwed! Su! Andiamo a casa a prendere le cose, questa volta non mi sfuggirà!” Norell iniziò a correre verso il villaggio, Safiyah la seguiva senza capire cosa stava accadendo. “Aspettami dietro questo cespuglio, vado a prendere la roba. Non farti vedere!”, disse mentre si dirigeva alla capanna della sua nonna.
“Sono pronta, andiamo. Ho preso delle provviste anche per te”, “provviste? Ma dove pensi di andare?”, domandò Safiyah con aria preoccupata mentre seguiva Norell lungo il sentiero a Sud, “a vedere la danza della Dea Blodeuwed e suo consorte Lleu! Si racconta che è così bella che anche i lupi si fermano per guardare verso il cielo e vedere la loro danza d’amore! Anche io vorrei essere una Dea!”, “ma abbiamo lasciato le gabbie aperte! Quanto ci mettiamo?”, “quel che ci vuole ci vuole, vuoi venire con me oppure resti qui con i tuoi amici i brownies?”
Norell si apriva strada fra la boscaglia con una falce. Il cuore le batteva forte. La frangetta le si era appiccicata alla fronte sudata. Le piante spinose le graffiavano le gambe e qualche gocciolina di sangue le sporcò il vestito. “Norell sei ferita fermati!”, “questa falce maledetta taglia poco e niente, come sempre nessuno si è preoccupato di affilarla e poi sarei io quella che non ha voglia di fare nulla, ma che sfacciataggine!” “Cosa stiamo inseguendo esattamente?”, “l’odore di profumo, la brezza d’aria fresca, sono due giorni che la sento, proviene da Est”, “ma quanto ci vorrà? Pensi che torneremo a casa prima di pranzo? Oggi tocca a me preparare la tavola.” Norell si fermò, poi si girò e guardò Safiyah che aveva l’aria spaventata. “Se mi darai il tormento per tutto il viaggio è meglio che torni subito al villaggio, dopotutto stai bene fra le mucche e l’odore di maiale. Allora?”, “scusami, volevo soltanto sapere…”, “te lo ripeto per l’ultima volta: quel che ci vuole ci vuole!”
Poco dopo, la corsa diventò camminata, un po’ perché Norell si era stancata, un po’ perché quello che prima erano semplici arbusti diventò una foresta fitta coperta dalla nebbia. Safiyah prendete Norell dal braccio, “fermati! Sai dove siamo?”, “certo. Non penserai che è la prima volta che mi allontano dal villaggio!”, “allora dovresti sapere che è il momento di tornare indietro. Questa è la Foresta dei Draug, se la attraversiamo rischiamo la pelle.” Norell guardò Safiyah negli occhi, le appoggiò le mani sopra le spalle tentando di arruffianarla, poi domandò: “mi vuoi bene?”, “certo. Credevo lo avessi notato dopo tutto quello che faccio per te”, “allora ascoltami: sogno questo momento da che sono una bambina. Ho sentito i racconti di Blodeuwed e Lleu centinaia di volte e non desidero altro che vedere la loro danza d’amore. Se torniamo indietro ci puniranno per essere sparite senza avvertire nessuno e aver lasciato le gabbie aperte e io dovrò aspettare fino alla prossima primavera per realizzare il mio sogno. Ti sembra giusto? Io che non ho mai un giorno di riposo, che fatico dalla mattina alla sera, Norell di qua, Norell di là…”, Safiyah non disse nulla e riprendete la marcia, ancora una volta acconsentì ai capricci della sua migliore amica.
La nebbia diventò più fitta e appiccicosa e l’aria iniziò a gelare in quella foresta dove il sole non batteva mai. La brina le faceva scivolare e i piedi diventavano ad ogni passo più freddi. La fragranza dei fiori svanì per lasciar posto al odore di carne putrefatta. I corvi volavano basso fra gli alberi. “Ci siamo perse?”,“no, è soltanto una situazione momentanea. Appena saremo uscite da questo schifo di foresta riprenderemmo la giusta strada. Dammi la mano.” Norell non capiva se stavano camminando in avanti, indietro oppure girando sempre nello stesso punto, ma nonostante ciò continuava a spostarsi.
Le urla acute dei draug echeggiavano nel cuore della foresta, erano simili a quelle dei maiali quando gli immergevano ancora vivi nell’acqua bollente. Safiyah strinse la mano di Norell ancora più forte, “ho paura”, “non essere ridicola, dopotutto sono soltanto dei morti senza onore. Non sono nemmeno sicura che possano uccidere la gente come dicono.” All’improvviso davanti a loro qualcosa spuntò dalla nebbia. Sembrava un uomo coperto da un mantello, ma quando furono vicine solo due passi scoprirono che sotto non c’era altro che un corpo putrefatto mangiato dalle larve. “Dannazione Norell! E’ un draug!”, “corri! Non lasciare la mia mano!”, Norell si girò di scatto, non sapeva dove stesse andando ma doveva scappare. Era una corsa ad occhi bendati. I cuori battevano forte, gli occhi si spalancarono nella speranza di vedere qualcosa: un buco, un sentiero senza nebbia, qualche cacciatore. Ma nulla. I loro corpi sbattevano gli alberi, i piedi inciampavano ad ogni passo, scivolavano, c’era qualcosa giù per terra. I corvi li davano dei colpi sulla testa e la situazione diventò tesa. Norrell affrettò il passo ancora di più, le sembrò di vedere una strada, ma perse la mano della sua amica, ma in quel momento non ci pensò, doveva salvarsi la pelle. Tentò di salire sopra un albero. Scivolava. Riprovò ancora una volta, poi un’altra. Le sue dita diventarono appiccicose. Dopo diversi tentativi ci riuscì. “Safiyah! Safiyah! Rispondimi! Dove sei?”, “ragazza che ci fai la su?”, disse una voce proveniente dal basso, “chi è?”, “scendi dai! I draug se ne sono andati.” Norell titubò, non sapeva se fosse un trappola, forse i draug parlavano anche, ma alla fine scese dall’albero e si trovò di fronte un uomo coperto da un cappuccio alto quanto un bambino di sette anni. “Presto aiutatemi! Ho perso la mia amica, deve essere qui da qualche parte!”, “calma, adesso la troviamo.” Il mezzo uomo colpì il suolo col suo bastone e pronunciò una frase incomprensibile, subito dopo dalla gemma incastrata sulla punta uscì un raggio di luce che attraversò la nebbia. “E’ quella laggiù?”, Norell si avvicinò di corsa al corpo disteso della sua amica che si trovava di fronte a lei. Aveva sbattuto la fronte contro un albero ed era svenuta. Il suo viso era ricoperto di sangue, ma respirava. “Avete qualcosa per curare la ferita?” Il mezzo uomo si girò, fece un fischio e subito dopo arrivò un cavallo grigio.“Svegliala, vi porto al mio accampamento. Le darò una medicina e potrete riposarvi fino a domani.” Norell era indecisa se tornare a casa o seguire quell’ometto misterioso, l’idea che fosse un potente mago la affascinava ma aveva anche dei dubbi: ma perché ha usato quella luce soltanto quando gli ho chiesto aiuto? Che ci faceva in mezzo alla nebbia? Ma poi pensò che se il nano fosse riuscito a rimettere in sesto Safiyah magari la sua amica avrebbe voluto proseguire in cerca di avventure. “Allora? Non avrai paura di un mezzo uomo come me?”, disse sorridendo mentre accarezzava lo stallone. Norell diede alcuni schiaffetti alla sua amica che poco dopo aprì gli occhi, “cosa è successo?”, domandò mentre si alzava e si poggiava la mano sulla fronte, “ehm… ti spiego dopo. Adesso alzati che questo signore ci porterà in un posto sicuro”, Safiyah si guardò la mano poi esclamò: “sono ferita! Sono ferita!”, “non è niente, stai tranquilla, adesso andiamo a sistemare questo piccolo taglio”, “il signore ci riporta a casa?”, “non proprio. Il suo accampamento rimane più vicino. Mi ha detto che ha un sacco di medicine che impediranno che questa ferita insignificante faccia infezione. Non è vero…?” “Fridtjof, il mio nome è Fridtjof”.
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