So che ultimamente di fantasy sto scrivendo ben poco, ma sto preparando una bellissima recensione del film Le Nebbie di Avalon che richiede un po’ di tempo, visto che è la versione “al femminile” della leggenda di Re Artù e non posso certamente scrivere due parole buttate giù così a cazzo di cane, quindi, ci vuole un po’ di tempo per finirla. In più, considerando che il film che ho a disposizione è in lingua spagnola e la recensione sarà scritta in italiano, il lavoro si complica ulteriormente, ma arriverà a giorni :-)
Bene, adesso andiamo avanti con l’argomento del giorno, ovvero il Poker Texas Hold’em.
Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!
Ho conosciuto questa versione texana del Poker nel mese di dicembre, quando il Centurione scaricò da internet quello che credeva fosse il 5 Card Draw (il Poker classico, per intenderci). Né io né lui siamo appassionati di giochi di azzardo, per me sono per i deficienti e i pezzenti che, non sapendo usare il proprio intelletto per raggiungere certi scopi, aspettano che la Dea Bendata li dia una mano per risolvere la propria vita. Il motivo per cui il Centurione decise di scaricare il 5 Card Draw era semplice: visto che non poteva battermi a Rome Total War né a Excalibur (tanto per nominare due giochi di guerra e strategia), voleva provare col Poker! Ao! Anvedi sto paraculo!
A me però il Poker tradizionale non piace, la fortuna ha un ruolo di primo piano in questo gioco (anche se non nego gli aspetti strategici e psicologici), quindi non fa per me. Se devo essere sincera preferisco la Briscola perché è un gioco mnemonico e di logica: bisogna non solo ricordarsi le carte già uscite, bensì tentare di capire cosa ha l’avversario in mano osservando le carte che ci butta sul tavolo, quindi quando il Centurione, ancora ignaro di aver scaricato il Texas Hold’em, mi invitò a giocare una partita tramite LAN risposi “no grazie, non fa per me”.
Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui
Dopo qualche giorno Blaesus VI arrivò a casa con un dvd e un piccolo libretto, “cosa è quello?”, domandai, “niente, è solo un libro sul Poker Hold’em che spiega le basi per giocare. Poi c’è anche questo filmato con le migliori partite e i giocatori più in gamba!”, rispose entusiasta, “ma scusa, non potevi scaricarli gratuitamente da internet questi video piuttosto che buttare via i soldi? Quanto hai speso?”, “tu non capisci, per questo parli così, se ti interessassi almeno un po’ sull’argomento sono sicuro che ti piacerà!”
A dire il vero il Centurione sa benissimo quanto io sia curiosa, in generale mi informo su tutto quello che mi circonda o mi capita di sentire/vedere/odorare, altrimenti mi sento un’ignorante, ma sono poche le cose che riescono ad appassionarmi e, di conseguenza, che approfondisco con la dovuta accortezza. Comunque, tanto per fargli un piacere, ho iniziato a leggere quei libricini che lui portava puntualmente ogni lunedì e, ogni tanto, ho guardato anche qualche video. Ma niente. Non riuscivo a capire perché quel gioco dovesse piacermi e perché dovevo continuare a spendere del tempo con quella roba.
Un giorno, mentre tornavo a casa dopo essere andata a fare la spesa, trovai il Centurione insieme al Nano da Giardino davanti al pc che discutevano riguardo qualcosa che mi sfuggiva: “dai su, vacci! Non vedi che sta bluffando?”, diceva il Nano, “ma secondo la tabella di Sklansky io con queste carte non dovrei nemmeno giocare!” Allora mi avvicinai e scoprì che stavano giocando al Texas Hold’em in un tavolo da nove e quello fu il giorno in cui conobbi il sito di PokerStars.it. Da lì ci misi poco per crearmi un account e iniziare a giocare.
L’inizio
Cosa dire? Molto male, anzi malissimo. Non vincevo quasi mai e la maggior parte delle volte uscivo quasi subito (per di più molto incazzata), quindi, dopo alcuni giorni decisi di lasciare. Quel gioco era stupido, si basava sulla fortuna e a me quella roba non piace (se esiste una Dea sulla quale non puoi contare è proprio questa!), quindi tolsi il programma di PokerStars dal mio pc e fece finta di nulla. Da parte sua invece, Blaesus VI continuava a guardare quei video, a leggere i libretti e a partecipare ai forum on line, “tu che fai? Non giochi più?”, mi domandò un giorno, “no, non fa per me”, “ma come? Ci sono ragazze della tua età che sono diventate campionesse in poco più di un anno e tu non vuoi nemmeno provarci? Allora non sei così intelligente come dici”, rispose con quel tono di sfida che usa quando vuole provocarmi, “ma che c’entra la intelligenza? Quello è un gioco di azzardo, ho altro da fare io!”, “ma li hai letto i libri?”, “beh…si, insomma… di sfuggita, diciamo che li ho sfogliati un po’…”, “forse hai ragione, questo gioco non fa per te, dopotutto a te non piace faticare”, chiuse il discorso dandomi della imbecille scansafatiche.
Il mio più grande difetto, anzi l’unico, è quello di essere una persona impulsiva, che cede facilmente alle provocazioni (e questo per giocare al poker è un grosso problema), ed essere considerata un’incapace mi ha dato sui nervi. La frase “ci sono ragazze della tua età” rimbombava nella mia testa dalla mattina alla sera e non so per quale motivo non potevo smettere di pensare a quelle ragazze della mia età che, secondo Blaesus VI, erano più in gamba di me. “Ma perché loro si e io no?”, iniziai a domandarmi, “ma io sono intelligente e soltanto acculturata?”, “d’accordo, mi metterò a studiare almeno per capire se sono più idiota degli altri”, e così decise che avrei dedicato sei ore al giorno alla teoria del Texas Hold’em.
Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui
I primi risultati
Con grande soddisfazione devo dire che dopo alcuni giorni di studio intensivo (praticamente un full immersion perché in realtà il tempo che ho dedicato a questa disciplina è stato molto più di sei ore al giorno) le prime vincite sono arrivate senza fatica, ma attenzione, stiamo parlando di vincite di pochi euro (0,50-3,00) contro gente inesperta. Non vorrei che neanche per sbaglio si pensasse che sto dicendo che bastano pochi giorni per imparare a giocare al Texas Hold’em, perché bisogna studiare per anni per raggiungere certi livelli. Ad ogni modo, seguendo delle semplici regole e usando la psicologia e la astuzia, il Poker Texano ci può regalare piccole e grandi soddisfazioni e chiunque si metta a studiare con determinazione e costanza può avere la possibilità di diventare un campione. Il segreto per vincere è la serietà con cui il discorso viene affrontato, come del resto è il segreto per avere successo in qualsiasi campo della vita. Quindi, se ancora non lo avete capito il Texas Hold’em non è un gioco di azzardo come credevo io, la fortuna sicuramente conta, ma in una percentuale assai minore rispetto alla tecnica e alla astuzia.
Le basi del Texas Hold’em libretti 1-5
A continuazione scriverò quel che è stato il mio primo riassunto sulle basi del Poker Texas Hold’em. Questa parte del post sarà piena zeppa di links verso altri siti che considero interessanti per approfondire l’argomento perché, per forza di cose, ciò che state per leggere è soltanto un piccolissimo riassunto del minimo indispensabile.
Significato di alcune voci
ALL-IN- Azione in cui il giocatore punta tutte le chips che ha a disposizione.
ANTE- Chip che si devono mettere obbligatoriamente prima di vedere le carte. L’ante sarebbe una piccola tassa che viene applicata ad un certo punto del torneo.
BET- Puntare.
BB (BIG BLIND)- Grande buio, è il giocatore che, insieme allo SB (SMALL BLIND) mette obbligatoriamente le chips sul tavolo prima che la mano cominci.
BLUFF- Azione che mira a simulare una buona mano quando in realtà abbiamo una mano non vincente.
BOARD- Tutte le carte sul tavolo.
BOTTONE (O DIALER)- Chi è di mazzo, l’ultimo a parlare.
BUY IN- Costo del torneo.
CALL- Chiamare, accettare la puntata di un avversario per restare in gioco.
CHECK- Accettare, al momento, la posta che c’è sul tavolo senza aggiungere chip.
FLOP- Le prime tre carte sopra il tavolo.
KICKER- Carta di accompagnamento della carta più alta o di quella che fa coppia con le carte comuni.
OUT- Sono quelle carte che consentono a una mano di diventare (o rimanere) la migliore.
OVERCARD- Carta superiore.
OVER PAIR- Coppia superiore.
POT- Piatto, l’ammontare delle chips sul tavolo.
PRE FLOP- Azione di gioco che avviene prima che scendano le carte comuni.
RAISE- Rilancio, aumentare la posta.
RIVER- L’ultima carta comune servita dal mazziere.
SB (SMALL BLIND)- Giocatore che, insieme al BB (BIG BLIND) mette obbligatoriamente le chips sul tavolo prima di vedere le carte. Lo SB è la metà del BB (per esempio se il BB è di 10 euro lo SB sarà di 5).
SEMIBLUFF- Tattica di rilancio quando non si ha ancora il punto ma ci sono buone possibilità al turn o al river.
SLOW PLAY- Tecnica di gioco che avviene quando, con una mano forte, non si rilancia o si punta poco per attirare i rivali.
SUITED- “Vestite”, si intendono carte dello stesso seme.
TURN- Quarta delle cinque carte comuni.
Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui
Le regole
“All’inizio del Texas Holdem Poker (o Poker Texano), il mazziere mescola un mazzo standard di 52 carte da gioco. Nei casinò e nelle sale da gioco chi da le carte non partecipa al gioco. Ad ogni giocatore vengono servite due carte coperte (dette Hole Cards). Il Giocatore non rivelerà il loro valore. Scopo del gioco é combinare queste due carte con le cinque che saranno eventualmente deposte davanti al mazziere, andando a formare quello che viene detto “Board” (ossia le carte comuni), al fine di formare la combinazione più alta tra tutti i giocatori. Tale combinazione può essere costituita dalle due carte iniziali e tre comuni, una delle due carte e quattro comuni o – molto raramente – solo dalle cinque carte comuni. Chi possiederà la combinazione di maggior valore vincerà l’intero piatto (l’ammontare complessivo di tutte le puntate).”
Esistono tre varianti del Texas Hold’em, e la differenza fondamentale è l’entità della puntata, esse sono: il fixed limit (vale a dire il limite massimo della puntata è fisso), il pot limit (la puntata massima equivale all’entità del piatto) e il no limit (non ci sono limiti e si può fare subito all-in), per quanto mi riguarda preferisco di gran lunga il no limit, ma questo è un gusto personale.
I tavoli da torneo possono essere formati da un minimo di due a un massimo di nove giocatori. Quando parliamo di heads up ci riferiamo a una sfida testa a testa, un tavolo short handed invece è un tavolo che ha un numero massimo di sette partecipanti, e un full ring è formato da un massimo di nove persone. Altre informazioni sulle regole le trovate qui invece informazioni sulle combinazioni e sui punti qui.
Nel Poker Texano, la posizione occupata sul tavolo è fondamentale. Da questa dipenderà la nostra azione di gioco. La posizione è determinata dalla vicinanza (o lontananza) dal bottone (indicato con la D di dialer). Prima che scendano le carte comuni, il BB (big blind) e lo SB (small blind) faranno le loro azioni per ultimi, ma dopo il flop saranno loro i primi a parlare.
Perché parlare per primo non è conveniente? E’ semplice: perché ancora non sappiamo cosa hanno intenzioni di fare gli altri perché, non avendo aperto bocca, non abbiamo nessuna informazione a disposizione, quindi, se siete i primi a parlare non è consigliato giocare con carte mediocri.
In generale lo SB e il BB hanno il vantaggio nella situazione preflop (parlano per ultimi), ma presentano una situazione di svantaggio nelle puntate successive perché devono parlare per primi. Per quanto mi riguarda, oltre a seguire quasi in maniera maniacale gli otto gruppi di carte, di solito aspetto il dialer prima di fare la prima mossa, a non essere di aver avuto la fortuna di avere AA o AK suited, lascio perdere fino al bottone (e poi non è detto che ci giochi subito) perché come dice Luca Pagano, il giocatore tight (cioè conservatore) alla lunga viene ripagato!
Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui
Vediamo adesso quali sono le carte con maggiore forza preflop e come dovrebbero essere giocate
1- Coppie alte: AA KK QQ JJ dovrebbero essere giocate e difese da ogni posizione, anche se io non sono molto d’accordo con JJ e si mi trovo in UTG (under the gun, sotto la pistola. Espressione usata per indicare i giocatori che parlano per primi), e sono circondata da giocatori aggressivi non rimpiango molto il fatto di buttarle via come se niente fosse.
2- Coppie intermedie 1010 99 88 77 66 vanno difese ma non hanno una forza oggettiva per arrivare alla fine, il vantaggio però e che possiamo fare un tris senza che nessuno se ne accorga. Personalmente difendo bene la coppia di 10 e talvolta quella di 9, poi, a seconda della posizione butto il resto.
3- Coppie basse 55 44 33 22 attenzione a giocarle in early position (cioè se parliamo per primi), anche qui si potrebbe aspettare un tris ma bisogna considerare la posizione al tavolo prima di giocarle. Per quanto mi riguarda chiamo un blind per vedere il flop, se non mi esce niente, lascio perdere subito, anche da late position, ma considerate che io sono una giocatrice inesperta, e di sicuro c’è chi difenderebbe una coppia di 2 con le unghie e con i denti.
4- Assi con kicker forte AK AQ AJ sono carte che vanno difese e rilanciate, la loro forza aumenta se sono suited. Per quando mi riguarda se non sono in late position di solito vado cauta con AJ a non essere che siano suited.
5- Connectors 910 89 67, ecc abbinamento di carte in successione, di regola si giocano solo in late position, meglio se suited. Qui invece faccio un po’ all’inverso e non seguo la tabella di Sklansky, a me i suited connectos piacciono molto, in più se sono alte come J10, di solito tento di arrivare almeno al turn, sempre che il prezzo da pagare non sia molto alto. Magari rilancio al flop per vedere il river gratis (di questo parlerò nel prossimo post). Le combinazioni di figure, ad esempio KQ o KJ, sono comunque favorite rispetto alle coppie basse e hanno le stesse probabilità di vittoria.
Prova il nuovo Virgin Poker, gioca gratis o carica il tuo conto e avrai 200 euro di Bonus! Clicca qui
Come difendere?
Quando si dice che certe carte “vanno difese”, si deve intendere come un rilancio per impedire che siano in molti a contendersi il piatto, cioè se io faccio un bel rilancio al preflop, i miei avversari intuiranno che ho delle carte buone e almeno la metà di loro andrà via. Bisogna però rilanciare più del doppio del BB, io di solito lancio 3-4 volte di più, ovviamente considerando la posizione che occupo sul tavolo, i giocatori e l’entità del piatto, ma comunque mai meno di due BB, se poi al flop non escono gli out (carte che possono migliorare la mia situazione) ho due opzioni: continuare a rilanciare bluffando o ritirarmi, ma mai farò check perché è una manifestazione di debolezza, al contrario il check lo faccio se ho delle carte buone, in questo modo il mio avversario penserà che non ho niente e chiamerà.
Comunque Sklansky nella sua tabella suddivide settantadue starting hands in otto gruppi e li attribuisce un’importanza maggiore o minore rispetto alla posizione che occupiamo sul tavolo.
Ad esempio se ci troviamo in posizione iniziale dobbiamo giocare soltanto i gruppi uno-quattro, nelle posizioni intermedie possiamo giocare fino al gruppo 6 e infine in late position fino al gruppo otto. Le altre combinazioni di carte, tipo K2, A6, ecc non dovrebbero nemmeno essere prese in considerazione, a non essere di conoscere bene il nostro avversario (e questo lo dico io) o giocare heads up.
La corretta scelta della starting hand rappresenta il 50% del successo o dell’insuccesso. Bisogna avere molta pazienza perché le mani buone sono in realtà pochissime e ciò può darci la sensazione di non giocare mai (e talvolta non è solo una sensazione!), ma se sappiamo aspettare il momento giusto e giocare con astuzia le carte buone possiamo ottenere ottimi risultati anche giocando poco.
In una delle ultime partire, dove mi sono piazzata 71/477, ho scritto il numero di mani che ho giocato ed è uscita fuori la seguente tabella:
Orario di inizio: 21
Orario fine (per me): 23.30 circa
Mani giocate in due ore e mezza: 18 (vi rendete conto? Praticamente nulla!)
Mani vinte (dalle 18 che ho giocato): 10 (certamente questo è un risultato pessimo, si suppone che se sai giocare di 18 mani ne vinci almeno 15)
Le volte che sono uscita subito dai tornei l’errore è stato sempre lo stesso: l’all-in, ecco perché all’inizio dicevo che sono una che cede subito alle provocazioni, e si vede che ciò traspare al tavolo, quindi, bisogna avere i nervi di ferro per giocare al Poker e aspettare il momento giusto per agire. Non si può andare in all-in così alla cieca e poi, anche andando con AA non è detto che si vinca (ieri mi è capitato di perdere per ben due volte nella stessa partita con AA, d’accordo, questa è sfortuna, ma ci sta tutta). Quindi, prima di andare in all-in facciamoci questa domanda: sono pronto per uscire? (perchè potrebbe accadere), e poi contiamo fino a dieci, se stiamo giocando per imparare non capisco a cosa serve l’all-in.
Poker Texas Hold’em Vol.1 acquista il libro e leggi le recensioni qui
Al di là dell’all-in gli errori più comuni sono: giocare drawing hands (mani che competono per una scala o un colore) e coppie medio basse a early position (cioè dalla posizioni che parlano per prime), vedere buone le mani soltanto perché c’è un A senza considerare il kicker (carta più bassa), per esempio la mano A7 non è buona come sembra, secondo me è da buttare, a non essere che in quella mano io sia il bottone (ma Sklansky non la pensa così), oppure che i miei avversari siano dei cagasotto (in quel caso conviene rilanciare forte per rubare il piatto se questo è appetibile).
Tipologia di giocatori (molto brevemente)
1- Loose (aperti), sono quelli che giocano molte mani e siccome abbiamo già visto che la maggior parte delle mani sono da buttare, si presuppone che giochino pure con A4, 59, ecc.
2- Tight (chiusi), questa sono io, ma solo per forza, perché sono una che ha moltissimo da imparare, ma non sento che sia lo stile che mi appartenga. Nella vita sono una persona aggressiva che di solito domina la situazione e dirige il gioco e veramente il ruolo di tight non mi si adisce. Questo tipo di giocatore però non è un idiota, molti grandi campioni, fra cui l’italiano Luca Pagano, sono tight, quindi giocano solo le mani buone ma quando però hanno una mano forte diventano aggressivi (infatti questi vengono chiamati tight aggressive).
3- Aggressive, questi puntano e rilanciano sempre, ti mettono sotto pressione e bluffano spesso, di solito prendono di mira i tight per rubare i piatti. Bisogna stare attenti ai rilanci quando ci troviamo in tavoli dove ci sono questi elementi.
4- Maniac, questo è il colmo della follia, infatti sono pazzi. Sono giocatori fuori controllo che puntano e rilanciano in continuazione anche con mani pessime.
Come rendere una mano più forte?
In linee generali, e per quello che ho capito (ma comunque se vi interessa l’argomento visitate i links che vi segnalo man mano che vado avanti), quanto più giocatori ci siano più debole sarà la nostra mano. L’unico caso in cui la presenza di molti giocatori non ci da fastidio, anzi, ci giova, è quando abbiamo una nut hand, per esempio A5 di cuore, in questo caso se sul board uscissero altre 3 carte di cuori avremo il colore massimo (cioè all’asso), quindi, il nostro obiettivo quando abbiamo delle coppie o comunque puntiamo ad un progetto di coppia e far si che alcuni giocatori che potrebbero comunque recarci fastidio si ritirino, e per fare ciò bisogna difendere, cioè puntare.
Viceversa, se ad un certo momento della mano, per esempio al turn o addirittura al flop, sappiamo di aver vinto, l’obiettivo è quello di far si che gli altri giocatori puntino le loro chips in modo da aumentare il pot.