8
September , 2010
Wednesday

Il Blog di She Warrior

cinema, fantasy, libri, storia, luoghi e vita quotidiana…

Devo dire la verità: non mi è piaciuto. Ma il mio “problema” col fantasy è ...
Marmellate e confetture sono protagoniste incontrastate delle colazione e delle merende e se sono fatte ...
Recensione a cura di Macrolibrarsi Giulio Cesare Giacobbe Come Smettere di Farsi le Seghe Mentali e Godersi ...
CONVEGNO NAZIONALE DI  MAGNETIC HEALING 18 e 19 settembre a Riccione PER ALTRE INFO E DETTAGLI ...
El escorpión es un predador muy inteligente, puede permanecer hasta por dos dias en un ...
Così mi è arrivato tramite Facebook e così lo pubblico perchè non sono bigotta, ma ...

Archive for January, 2010

La pubblicità del XXI Secolo

Posted by She Warrior On January - 31 - 2010 2 COMMENTS

Le poche volte che mi siedo davanti alla tv e vedo la pubblicità, non posso evitare di pensare sempre la stessa cosa: ci trattano come idioti! Poi lascio da parte la mia paranoia e penso: ma no! Sto esagerando, sicuramente è la mia immaginazione. Continuo a guardare lo schermo per circa trenta minuti mentre il mio cervello si addormenta dalla noia, ed entro in simbiosi con quel mondo parallelo. Sarebbe inutile dire che, a quel punto, già non sono capace di intendere e di volere e, come conseguenza, metto uno dei tanti canali di televendite aspettando di trovare quel prodotto che cambierà la mia vita per sempre. Preparo la mia carta di credito, mi assicuro che la linea del telefono di casa sia funzionante, e mi godo la trasmissione presentata da una stupenda signorina con le labbra siliconate e un sorriso vincente.

Comincio a rendermi conto che devo sbrigarmi, perché le prime dieci telefonate riceveranno un regalo misterioso e io non posso perderlo! Ma nel momento che prendo la cornetta ho una specie di illuminazione e qualcosa mi fa capire che la mia vita non sarà più bella se compro quel reggiseno di gomma. Adesso però è il momento di lasciare da parte l’ ironia, e fare un piccolo viaggio per il mondo della pubblicità, nel quale si utilizza un linguaggio che mi fa seriamente dubitare sul fatto che l’ uomo sia l’ animale più intelligente.

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

Ciò che si intende per linguaggio pubblicitario, sono una serie di elementi presenti nel messaggio, i quali sono stati studiati appositamente a seconda del pubblico al quale si intende arrivare. Questi elementi sono, tra altri, i personaggi della “storia”, il luogo e l’atmosfera, la lingua, gli oggetti, i colori, le voci, lo slogan,ecc.

Per analizzare a che punto siamo, e per non fare le cose troppo lunghe, ho deciso di scegliere i cinque commerciali che meglio rappresentano l’ assurdità e la decadenza della comunicazione del XXI secolo.

Top Five dell’ assurdo

Al primo posto troviamo il “reggiseno miracoloso“, la cui marca preferisco non nominare, e la sua “convincente” pubblicità in un canale di televendite, dove una simpatica signorina ci racconta sui vantaggi positivi che l’ acquisto del prodotto porterà alla nostra vita, mentre si muove da un lato all’ altro in una specie di danza di accoppiamento con la telecamera e senza mai smettere di sorridere. Durante tutta la durata della telepromozione si sentono frasi come “riacquista la tua femminilità”, “aumenta la taglia del tuo seno”, “sentiti più bella e sicura“, “le linguette adesive sono amiche della pelle”. Come donna non posso sentire altro che vergogna visto che, come tutte le pubblicità, quel messaggio è venuto fuori dopo tante indagini di mercato, e niente è lasciato al caso, quindi, cosa dovrei pensare? Sarà vero che le donne del XXI secolo hanno bisogno di un reggiseno per sentirsi più femminili e sicure di se? Ditemelo voi.

Al secondo posto troviamo la pubblicità del canone RAI, ma che squallore! Con la Ventura e Pippo Baudo che entrano nelle case dei poveri italiani di classe media che, come se non bastasse, fingono stupore e li invitano a sedersi a tavola. Roba da vomitare la cena de una settimana fa! Cosa vogliono trasmettere con quelle demenze? Che la RAI è amica di tutti? Che i bambocci stipendiati da noi sono gente alla mano? Mah…per fortuna io il canone non  lo pago.

Al terzo posto troviamo il commerciale di un formaggio, nel quale una signora si rivolge a una specie di strega per rompere l’ incantesimo che il formaggio le ha fatto. Cosa posso dire di quella pubblicità? Sarà che le casalinghe capiscono meglio le cose se si parla del “paranormale”? Non avrebbero capito quanto era buono il formaggio con qualcosa di più razionale?

Al quarto posto troviamo tutti i messaggi promozionali delle “veggenti” dei canali locali, nei quali una volta in contatto con la “vittima”, fanno ad essa un numero infinito di domande, ma come? Non sono loro che devono rispondere alle domande dei telespettatori? E così sentiamo la signora Giuseppina che chiama per sapere se il suo nipote troverà presto un lavoro, e viene letteralmente invasa con assurde domande come queste: “ma il suo nipote attualmente lavora?” “il suo nipote è laureato?” “che tipo di lavoro cerca?”, per poi ricevere delle risposte altrettanto assurde: ” il suo nipote attualmente non lavora, ma sta cercando, dovrò dirle però che in Italia la situazione non è per niente facile per i giovani.” Giuseppina rimane contenta e soddisfatta da ciò che l’ è stato detto, e non se ne rende conto che quello che ha ascoltato non è altro che le risposte che lei stessa ha dato alla “strega” minuti prima. Questo tipo di telefonate, non soltanto sono trasmesse in diretta, sono anche inviate in onda come messaggi promozionali, quindi non sono scelte a caso.

Al quinto posto troviamo tutti quei commerciali che ci invitano a scaricare le suonerie, per far diventare il nostro cellulare “un pezzo unico”, magari da museo! Con frasi come “stupisci i tuoi amici”, “fatti notare”, e tante altre non meno idiote.

Allora è vero che per “farsi notare”, supponendo che sia una cosa importante, ci basta soltanto una bella suoneria e uno sfondo carino! Ed io che credevo che per stupire a qualcuno si doveva essere intelligente! Ma quanto sono stata ingenua, sarà meglio non perdere più tempo scrivendo questo post ed andare di corsa a scaricare le ultime novità!

NOTA: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui

  • Share/Bookmark

La forza dell’immagine e il fantasy

Posted by She Warrior On January - 31 - 2010 Comments Off

Come i due gatti che mi leggono ogni tanto sanno, questo blog si occupa prevalentemente di fantasy e, talvolta, di qualche mio sfogo contro il mondo che mi circonda (anche se ciò non interessa a nessuno per me è un’eccellente terapia!). In questo post vorrei occuparmi dell’immagine e dell’impatto psicologico che questa ha nell’osservatore, argomento che secondo il Nano da Giardino ha a che fare col fantasy.

Cos’ è l’immagine?

Prima di cominciare considero opportuno fare una piccola parentesi su ciò che io intendo per immagine. Per me un’immagine è innanzi tutto un simbolo, e l’insieme di questi simboli può essere considerato un linguaggio, anzi, la prima forma di linguaggio scritto che l’uomo ha conosciuto. I nostri antenati, i cosiddetti “uomini delle caverne” (anche se di questi se ne vedono ancora in giro!), utilizzavano le immagini per esprimere e rappresentare la loro visione del mondo, immortalando così i loro sogni, le loro paure, le loro gioie ma anche la stessa quotidianità. E’ stato grazie alla difficile interpretazione di questi simboli che oggi gli studiosi possono ricostruire, al meno in parte, la visione del mondo di questi ominidi.

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

Con l’evolversi delle società primitive è nato il bisogno di creare un linguaggio più preciso che potesse essere compresso da tutti con un significato universale. Con l’avvento della scrittura, le immagini, che prima rappresentavano l’unico linguaggio scritto, si trasformarono in arte e continuarono a trasmettere emozioni. Già in tempi antichissimi le classi dominanti capirono il prezioso potere dell’immagine, dovuto all’impatto immediato che essa può causare nell’osservatore. Così i grandi re e faraoni cominciarono a scolpire statue in pietra che raffiguravano la magnificenza della propria persona, risaltando tutte le loro virtù e potenza. Secoli dopo, i greci e i romani fecero la stessa cosa, utilizzando le immagini per le loro campagne politiche e per ridicolizzare la figura del nemico. In proposito ricordiamo la campagna diffamatoria di Augusto contro Cleopatra e Marco Antonio, essendo quest’ultimo rappresentato come un ubriaco omosessuale nei dipinti delle mura della città.

In tempi più recenti, la famiglia dei Medici utilizzò la forza dell’immagine per ostentare il proprio potere, facendo costruire maestosi monumenti e affreschi che, tutt’oggi, possiamo osservare nelle loro ville. La stessa cosa fece anche la chiesa cattolica, costruendo magnifiche cattedrali, statue di santi misura “extralarge” e fontane dei desideri (i desideri però erano per loro!). In età moderna, con il riconoscimento della psicologia come scienza autonoma, sono stati fatti molti studi sul potere dell’immagine e le percezioni di esse. La scuola tedesca Gestalt, è stata la pioniera in questo campo ed a aperto tante strade per nuovi studi.

Oggigiorno gli esperti di marketing e pubblicità, indagano sull’influenza che le immagini hanno al momento della scelta di un prodotto o servizio, per indirizzare le loro campagne pubblicitarie verso la strada più corta e redditizia. Allo stesso modo si creano le campagne delle elezioni politiche, mostrando al candidato come un paladino della giustizia e i buoni costumi (anche se ormai non ci crede più nessuno!). Ma l’immagine è, a sua volta, uno stimolo che a seconda dell’importanza attribuita dall’osservatore, può incitare una persona a adottare determinati comportamenti (anche se non coscientemente voluti). Un esempio banale, ma molto valido, sarebbe quello di una ragazza in sovrappeso che, dopo vedere la fotografia di una modella, si mette subito a dieta.

Paesaggi fantasy ad acquarello, acquista il libro o leggi le recensioni qui

Cosa succede nella nostra mente quando guardiamo un’immagine?

Le persone che vivono nelle grandi città sono letteralmente bombardate d’immagini. Non vorrei dare numeri sbagliati ma, senza paura di esagerare, direi che ognuno di noi è esposto a migliaia d’immagini ogni giorno, e tutto ciò senza che ce ne rendiamo conto. Pensiamo alla segnaletica stradale, ai cartelli pubblicitari dei negozi, alle propagande politiche e religiose, alla pubblicità in tv ed internet, ai volantini, e la lista si fa lunga e noiosa. Non essendo un’esperta in psicologia, ne tanto meno avendo le pretese di esserlo, tenterò di analizzare dal mio punto di vista, strettamente personale e soggettivo, cosa ci succede quando vediamo un’immagine.

Vorrei cominciare raccontando la pubblicità di un’agenzia di viaggi, che ho visto tempo fa mentre girovagavo in internet.

L’ intenzione della suddetta agenzia era quella di vendere un viaggio nelle Isole Caraibiche, e per fare ciò niente di meglio che una bella fotografia delle incantevoli sabbie bianche! Ma, a dire il vero ciò non era sufficiente perché chi acquista un viaggio vuole anche, in un certo senso, acquistare un sogno.

La sabbia bianca e il mare azzurro non bastavano a convincere il potenziale acquirente di fare la prima mossa, in questo modo l’agenzia ha pensato di vendere emozioni, sogni e desideri, mostrando una coppia giovane e bella con i capelli al vento che, distesa sulla sabbia, beveva un drink aspettando il tramonto (ma che carino!). Cosa può trasmette un’immagine così? Proverò a fare un piccolo elenco: serenità, gioia, spensieratezza, amore, e soprattutto pace. Adesso mi domando se è puro caso che le emozioni appena elencate, coincidano con le più intime aspirazioni e bisogni degli esseri umani. L’impatto psicologico di quella pubblicità, a mio avviso, è più che evidente.

Si prevede che il potenziale cliente, prima di acquistare la vacanza, vorrà avere nuove informazioni sul viaggio (costo, servizi, ecc.) ma il suo interesse per quella vacanza (quella, e non altra) e già stato acceso e dipenderà soltanto della bravura e professionalità del venditore riuscire a concretizzare la vendita. 

Ma allora…cosa comprano i clienti di quest’agenzia? Emozioni, sogni o viaggi?

L’immagine come metodo d’apprendimento.

Uno dei concetti che più ricordo di psicopedagogia, è quello del pedagogo Comenio il quale ha suggerito che nei libri di studio, accanto al testo, ci fosse un’immagine rappresentativa del testo stesso. Posso affermare che, per quanto mi riguarda, questo metodo funziona! Tramite il legame fra parola ed immagine, il testo si materializza facilitando la ritenzione dell’informazione. Quando visualizziamo un’immagine priva di testo, vale a dire che non è stata interpretata, nessuno ci dice cosa dobbiamo intendere, possiamo scegliere noi il suo significato e dare sfogo alla nostra fantasia, quindi alla parte irrazionale della nostra mente. Invece, quando visualizziamo un’immagine associata ad un testo, la stessa è già stata interpretata, è qualcosa di concreto perché le parole si materializzano, perciò non c’è posto per fantasticare su di essa.

Le immagini nel fantasy

Come ho manifestato alcune volte, il mio cammino lungo il sentiero fantasy è iniziato poco fa e non ho nessuna autorità nè credenziali per esprimere pareri assoluti, quindi, ciò che sto per dire potete prenderlo, lasciarlo o commentarlo a piacere.

Il mondo fantasy è un mondo insolito, che deve stimolare la fantasia attraverso le immagini. Questo mondo ci viene proposto tramite diversi vettori: attraverso il cinema, la letteratura, la pittura e la musica e ognuno di questi ci propone, a modo suo, un’immagine da visualizzare. Nel caso del cinema e la pittura la visualizzazione dell’immagine è diretta, vale a dire che la persona vede ciò nella realtà materiale, nel caso della letteratura e della musica, la visualizzazione è soltanto frutto della nostra capacità di immaginare e dalla capacità dell’artista di stimolarci.

Le immagini però sono anche un pezzettino di realtà e questa è captata attraverso i sensi. Penso che stimolarci attraverso la pittura o il cinema sia molto più facile che farlo attraverso la musica o la letteratura perché, in questi ultimi casi, bisogna saper essere bravo per poter “toccare” certi tasti nelle mente del lettore/ascoltatore.

Siccome di musica non ne capisco niente, parlerò della stimolazione della fantasia attraverso le parole (e anche in questo caso non è che capisca più di tanto).

Creare immagini attraverso le parole

Come appena è stato detto, la realtà è captata attraverso i sensi e per far in modo che il lettore possa visualizzare una fotografia nelle propria mente, le parole devono stimolarli.

Nel fantasy ci sono molti elementi e situazioni comuni, come ad esempio boschi, taverne, armi e esseri sopranaturali. Se lo scrittore scrive “Nimue entrò nella taverna e vide un ambiente brutto e sporco”, l’immagine che si forma nella mente del lettore è vaga, perché questa frase non stimola nessuno dei sensi, di conseguenza non trasmette nessuna emozione. Almeno tre dei cinque sensi devono essere stimolati, altrimenti ciò che è scritto non serve a nulla. “Nimue entrò nella taverna e la puzza di sudore (olfatto) le rivoltò subito lo stomaco. Salutò Lewo stringendogli quella mano viscida e sudata (tatto) mentre rivolgeva lo sguardo verso quei uomini sporchi e ubriachi (vista) che litigavano ad alta voce (udito) mentre giocavano a dadi. Lo stufato di fagioli che aveva ordinato aveva un sapore acido (gusto)…”

Sicuramente non è una descrizione perfetta (e non aveva intenzioni di esserlo), ma stimolando i sensi l’immagine inizia a prendere forma nella mente di chi legge.

L’arte di inventare fiabe, acquista il libro oppure leggi le recensioni qui

La realtà però è anche fatta di movimento. Mentre scrivo questo post il Nano da Giardino ha bussato la porta, Vercingetorix (mio cane) ha fatto la cacca vicino alla poltrona e io ho detto tre bestemmie. Quindi, per creare una successione di immagini in modo che nella mente del lettore non succeda questo: vedo-stop-vedo-stop-vedo-stop, bisogna che l’ambiente che descriviamo si muova: il fuoco del camino si spenge, la finestra è spalancata dal vento, un uomo cadde a terra svenuto, altri si picchiano, ecc. In questo modo riusciamo a creare immagini in movimento che si susseguono una dopo l’altra senza interruzione, trasformando la lettura in un vero viaggio.

Un’altra cosa che mi da molto fastidio nelle letture fantasy sono le descrizioni dei mostri e di esseri sopranaturali (ma soprattutto dei mostri). Queste creature sono l’essenza del fantasy, quindi il lettore li deve vedere in maniera chiara. Il mostro deve far paura? La fatina deve dare sicurezza? Allora creiamo un’immagine che trasmetta ciò che vogliamo stimolare. Personalmente un mostro cattivo in un campo fiorito non mi dice niente (ma questo è un mio parere), non trovo che l’atmosfera sia giusta per spaventarmi, a non essere che il mostro sia stato introdotto in precedenza e lo scrittore mi abbia mostrato la sua cattiveria.

Per rendere credibile ai miei occhi la ferocia di un mostro non mi basta leggere che era gigantesco, sputava fuoco e aveva gli occhi rossi, con questa descrizione l’unica immagine che riesco a vedere è un pupazzo telecomandato. Secondo me una tale creatura dovrebbe essere presentata in un contesto che contenga alcune delle paure ancestrali degli esseri umani: buio, altezza eccessiva, ragni, colore verde o giallo, rumori sconosciuti, alta marea, ecc. Solo in questo modo posso vedere un’immagine che mi spaventi davvero e mi faccia dire “ma quel gigante ammazzerà tutti!”.

Gli stessi concetti valgono per le descrizioni di villaggi fatati dove si respira un’aria peace&love e tutti vivono in pace con la natura, il prossimo e i nani da giardino. Per poter visualizzare quell’immagine non mi serve sapere se Nimue aveva i capelli biondi ed era una figa da paura. Voglio sentire l’odore dei fiori, gli uccellini che cantano, vedere il sentiero che porta verso la spiaggia che le fate puliscono tutte le mattine…solo attraverso la stimolazione dei sensi (in questo caso in senso positivo) posso visualizzare l’immagine del luogo in questione, altrimenti sono parole buttate al vento.

Riassumendo

- Le immagini sono simboli

- Le immagini sono un linguaggio

- Le immagini trasmettono emozioni

- Le immagini stimolano i sensi

- In letteratura se i sensi non vengono stimolati l’immagine non viene visualizzata

- Per creare immagini spaventose bisogna far leva sulle paure ancestrali

- Le immagini possono essere statiche o in movimento (in letteratura si preferisconono queste ultime)

Visita la mia libreria fantastica ;-)

  • Share/Bookmark

Utilizzo di simboli pagani nel fantasy

Posted by She Warrior On January - 28 - 2010 1 COMMENT

Finalmente sono tornata da quella brutta città chiamata Udine, c’ho messo circa quarantotto ore per disintossicarmi e per la prima volta in sette anni ho dovuto prendere un Aulin perché le emicranie erano così forti che mi sono veramente spaventata. E’ stato il Centurione a convincermi di prendere quella roba e il Nano da Giardino è andato in farmacia a prendermi le bustine (secondo me voleva uccidermi!). Comunque eccomi qui, sono sopravvissuta a un ninfomane purosangue, alle menzogne del cibo biologico e al freddo, e tutto grazie a Odino e alla saggezza del Havamal.

Oggi sono tornata sul blog per parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore per due motivi: il primo perché sono (neo) pagana, il secondo perché mi piace il fantasy e sento il bisogno di chiarire certi concetti perché mi disgusta leggere, ad esempio che “i wiccan adorano il Demonio” o che “il pentacolo è un simbolo satanico”, e sebbene la religione wicca mi faccia schifo, in questo caso sento il dovere di difenderla (chi lo avrebbe mai detto!).

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

Tempo fa ho conosciuto una persona, che da adesso in poi chiamerò Pinca, che gentilmente mi ha inviato i primi capitoli del suo romanzo fantasy per sapere la mia opinione, non perché io abbia chissà quale titolo per recensire fantasy, bensì perché voleva sapere il parere di una potenziale lettrice. Il romanzo mi piace, ha una certa dosi di mistero e alcuni personaggi ti catturano dall’inizio, ma c’è un particolare che mi ha fortemente disturbato: l’utilizzo di simboli pagani, come il pentacolo e le rune, in un contesto che non li è proprio e, come se non bastasse, con un significato diverso da quello che li appartiene. Ho subito esposto il problema a Pinca che però mi ha risposto che non è interessata a fare una ricerca storica sui simboli e che non vede niente di male se sono utilizzati con significati diversi in un contesto alquanto improbabile. Quello che Pinca non sa, e che ho tentato di spiegarle ma senza esito positivo, e che la maggior parte dei pagani legge fantasy e l’uso improprio dei simboli a loro sacri potrebbe risultare blasfemo o addirittura comico, tutto ciò toglie credibilità al romanzo. Pinca, vuoi rovinare la tua creatura piuttosto che modificare ciò che non va?

Penso che nessuno mai si sognerebbe di proporre un Cristo seduto a terra con le gambe incrociate, perché quello è Buddha, né una madonna vestita con abiti succinti, né un crocefisso di colore viola, giusto? Allora perché travolgere il significato dei simboli pagani e renderli qualcosa che non sono, quando invece possiamo crearne degli nuovi (visto che si tratta di fantasy)? Per non parlare della mitologia (anche se questo non è il caso del romanzo di Pinca), e di quando certi soggetti, soltanto perché adesso va di moda, utilizzano la mitologia norrena senza sapere nemmeno dove si trova la Scandinavia (ma di questo parlerò più avanti).

Io non sono una fanatica religiosa e vorrei che ciò rimanesse chiaro, il problema non è essere blasfemi, tanto noi pagani siamo più che abituati a certi paragoni, il problema è la mancanza di credibilità della storia. Penso che anche Pinca è d’accordo con me sul fatto che uno scrittore deve documentarsi prima di scrivere su argomenti a lui sconosciuti, e così come non possiamo scrivere sulla guerra se non conosciamo le tattiche di combattimento e di strategia, non possiamo utilizzare le rune come semplici simboli magici. Insomma, non si può dare per scontato che il lettore sia un ignorante, oppure pensare che sorvolerà su certi errori soltanto perché la storia è interessante. Quando leggo frasi come “le antiche rune” mi viene da ridere a squarciagola perché le rune sono già antiche, lo sa pure il Nano da Giardino! Se poi si mischiano le rune con il pentacolo, il diavoli e i santi, a questo punto torno in libreria e chiedo indietro i miei soldi. Non è soltanto l’utilizzo improprio dei simboli, bensì il fatto di buttarli giù tutti insieme, così senza pensarci. In questo caso però devo dire che mi dispiace, e non perché Pinca mi stia simpatica, bensì perché quello che ha scritto è interessante, quindi non capisco perché rovinarlo in questo modo. Contenta lei. Ma in questo post non voglio soltanto prendere come esempio il romanzo di Pinca, i cui errori non sono niente a confronto con romanzi già pubblicati come Esbat, dove l’autrice spiega nel su blog che “i  riferimenti ad alcuni riti della Wicca reale, come gli Esbat, sono da considerarsi semplici spunti. So bene che i wiccan sono persone pacifiche e in alcun modo dedite a culti sanguinari: come, del resto, hanno specificato alcuni personaggi del romanzo”, e io mi domando: allora perché utilizzare la religione wicca? Non era meglio inventare una nuova visto che lei stessa dichiara di prendere semplici spunti? Mi sa che certe seri televisive come Charmed fanno male alla testa.

Enciclopedia dei personaggi fantasy, tante idee per i tuoi racconti, acquista il libro qui.

Ma ho un altro esempio, la cui bruttezza è difficile da superare: Le Chiavi del Cassonetto, dove abbiamo niente di meno che Odino (questo si è blasfemo!), spoglio di tutte le sue caratteristiche e ovviamente in un contesto improbabile, roba da strapparsi i capelli! Documentazione sulla mitologia norrena zero! Documentazione sul contesto socioculturale vichingo zero! Cose dall’altro mondo!

Tratto da Gamberi Fantasy dal libro Le Chiavi del Cassonetto:

“Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi”

Per la cronaca Wotan/Odino aveva solo un occhio, quindi questa frase mi è bastata per capire che il resto sarebbe stato spazzatura, ma mi sono fatta coraggio e sono andata avanti.

“essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard”

Sorvolo sul “tanto supposta” perché non mi interessa analizzare il linguaggio (anche perché non sono in grado di farlo) ma Asgard (Ásgarðr) è la dimora di tutti gli Dèi, dire “Odino di Asgard” è come dire “Zeus dell’Olimpo” è implicito! Dannazione! Ma ho la sensazione che l’utilizzo di certe parole che finiscono in “ard” oppure “or” ha un certo “effetto fantasy”.

“Non troveresti l’Ade così interessante, sai?”

Eh? E che cazzo c’entra l’Ade? L’Ade è un altro film! E’ mitologia greca! E per favore non dirmi che sono pignola, piuttosto mettetevi nei panni di una che la mitologia la sa e non vuole leggere certe stronzate. Grazie.

“I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’”

E adesso arrivano pure gli spartani! Forse nelle pagine seguenti ci sono anche gli etruschi o magari i nani da giardino!

D’accordo, questi esempi sono ridicoli, non credo che nessun altro possa superare un tale livello di ignoranza e menefreghismo, ma comunque per me un errore ne vale l’altro. Paragonare i wiccan a persone assetate di sangue, il pentacolo a un simbolo satanico, e dire che Odino aveva due occhi sono la stessa cosa. Quindi, se volete essere credibili in ciò che scrivete, per favore documentatevi. Non costa nulla, è gratis!

E per finire, se volete un esempio di blasfemia cinematografica leggete la recensione del 13° Guerriero qui

Ha visto la pagina della mia Libreria Fantastica?

  • Share/Bookmark

Educazione italiana

Posted by She Warrior On January - 28 - 2010 ADD COMMENTS

Mentre preparavo i temi per i miei esami, cosa comune a tutti i giovani in questi giorni, sono rimasta perplessa dai contenuti dei libri di studio ai quali, ogni giorno, gli adolescenti devono fare riferimento. Vi domanderete come mai soltanto adesso è nata questa “antipatia” per certi testi visto che uno studia tutto l’anno, e i libri non si aprono soltanto a maggio. Non so dare una risposta del perché proprio adesso ma sicuramente mi sono resa conto che il giorno dell’esame, dovrò ripetere delle stupide frasi a memoria con le quali non sono per niente d’accordo, come fanno i pappagalli. Questo è stato sufficiente per fare scattare dentro di me una gran voglia di scrivere ciò che penso, e mi pare opportuno chiarire, fin da subito, che questo articolo riflette le mie opinioni personali, come studentessa di una scuola privata paritaria, avendo come punto di partenza i miei testi di studio.

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

I libri, i saggi, gli articoli, le novelle, così come allo stesso tempo la pittura, la musica, la scultura, e tutto ciò che serva come vettore per materializzare il pensiero, non è mai oggettivo al cento per cento. E non saranno certamente i libri di scuola a fare la differenza.

Se uno scegliesse di leggere una novella di Paolo Cohelo, capirebbe, già dai primi capitoli, la sua ossessiva religiosità, e la prossima volta che deciderà di leggere un romanzo, sarà libero di comprare quelli di Cohelo oppure sperimentare altri autori, per conoscere diversi punti di vista su argomenti comuni.

Per quanto riguarda i libri di studio, la questione è ben diversa, perché sebbene l’allievo può (o potrebbe) scegliere il testo principale sul quale fare affidamento, i programmi di studio e, soprattutto, gli obiettivi da raggiungere, ricalcano modelli antiquati. Ad esempio se un programma didattico ci propone Rousseau come pedagogo, riferendosi alla sua opera “L’Emilio”, lo studente non dovrà presentare una tesina sull’opera “Discorso sull’origine dell’ineguaglianza fra gli uomini”, qualcosa che senz’altro sarebbe molto più sensato, visto che Rousseau, a mio avviso, non fu un pedagogo.

Se si studia, ad esempio, il periodo storico del XIX secolo possiamo trovare che tanti argomenti cruciali sono appena “sfiorati” ed altri addirittura ignorati dal programma. Potrei citare l’anarchismo (del quale non se ne parla neanche), i diversi tipi di comunismo, il nichilismo, e tanti altri “argomenti morti” che una persona potrebbe ignorare per tutta la sua esistenza. Se parliamo invece d’argomenti che sono “permessi”, ci rendiamo conto che questi, addirittura, hanno una “conclusione nascosta”, ciò significa che, già prima di analizzare un testo e trarre le mie conclusioni, l’autore mi ha detto come interpretarlo.

Per la prova di psicologia, ho scelto un argomento che mi è piaciuto molto: l’adolescenza, ritrovando nel mio testo di studio una completa e assoluta ridicolizzazione di quest’età, e di tutto ciò che l’adolescente vive e sente. Frasi come “l’adolescente vive deformando la realtà”, “gli adolescenti rifiutano ogni forma d’autorità” e tante altre che, sebbene siano cose vere, sono state esposte in maniera negativa.

Adesso mi domando cosa direbbero i miei professori se gli dicessi che la mente di un adulto deforma la realtà molto più che un adolescente, sempre che i maestri capiscano cosa si intende per “realtà” (ma ne dubito). Se ancora lascio volare la mia immaginazione, posso vedere la faccia dell’insegnante di diritto se gli dico che “seguire le norme giuridiche non è sempre una buona cosa, e colui che si ribella fa la cosa giusta”, come dice un proverbio anarchico “la legge è il rifugio dei banditi”. Le cose non migliorano affatto se penso nella prova d’italiano. Argomenti come l’Umanesimo e il Rinascimento, dove si parla di un “grande risveglio” della mente dell’uomo, la rifioritura delle arti e la cultura; cose che indubbiamente mi farebbero pensare (se non avessi letto altri testi) che per tutto il periodo che va dal XIV al XV secolo, tutte le persone diventarono colte ed intelligenti. Invece tanto l’Umanesimo come il Rinascimento sono periodi storici che influenzarono la cultura di una piccola elite, ciò che è scritto nei testi di scuola (al meno nei miei) non riflette minimamente la vera società rinascimentale, perché la mentalità di un intero popolo non può, in nessun modo, essere rappresentata dalla diplomazia di Lorenzo il Magnifico né dagli affreschi della Cappella Sistina.

 Allora mi domando, cosa dovrei dire durante l’orale? “Il Rinascimento fu una grande epoca di crescita culturale, bla bla bla”, così come dice il libro, oppure che “mentre il popolo moriva di fame ed era, nella maggior parte, analfabeta, l’uno per cento della popolazione stabiliva i parametri dell’arte e della lingua illustre“.

Credo che tutti siamo d’accordo nel fatto che il sistema educativo Italiano deve essere “ritoccato”, ma su come dovrebbe essere questa riforma, ognuno ha il suo punto di vista. Per fortuna in Italia, per adesso, le persone sono libere di manifestare il suo parere, giustamente ciò che farò adesso. Educare una persona non è soltanto insegnarle a leggere e scrivere, bensì trasmettere ad un individuo una Cultura, che racchiude tutta una serie d’idee, pensieri, valori, tradizioni, atteggiamenti e tanto altro, ma il problema è che la Cultura di una società, non è altro che la cultura della classe dominante, quella che ci dice come vestirci, parlare, in che cosa credere, cosa fare, quali sono i parametri della morale, ecc.

La maggior parte delle persone vive “felice e contenta” e gradisce che gli altri impongano, non soltanto le regole, ma anche il colore di moda della prossima estate. Non c’ era d’aspettarsi altro, visto che da piccini ci insegnano che la sottomissione è qualcosa di buono, quindi non c’ è posto neanche per questionare certi comportamenti, perché sembrerebbe che certi modelli mentali formano parte del nostro DNA. Come avrete potuto intuire (al meno mi auguro che sia così), non è facile che “il signor potente” (ed invisibile) rinunci al suo branco di pecore, smettendo di controllare l’educazione dei bambini e dei giovani, quelli che in futuro riempiranno le sue tasche con tante banconote, mentre camminano con la testa in giù.  Cambiare il sistema educativo è un obbligo per salvare le nuove generazioni di futuri idioti, ed aiutarli a riacquistare l’autonomia di pensiero. Sarebbe un dovere per chi ha figli, o per chi sta pensando di averli, tentare di fare qualcosa.

Associazioni come il Comitato di Genitori, dovrebbero preoccuparsi, ed occuparsi, dell’ educazione nelle scuole materne, ed elementari, invece di scandalizzarsi perché nella Rai, o Italia Uno, si è vista la tetta di una ragazza prima delle 18, questo è demagogia. Tenterò adesso di identificare quelli che, a mio avviso, sono i cinque grandi problemi delle nostre scuole, e farò riferimento alla scuola secondaria, visto che è l’ambiente nel quale mi muovo.

I cinque punti critici

1- La mancanza d’obbiettività dei testi di studio. Non è possibile che gli stessi abbiano l’opinione personale dell’autore.

2- Il fatto di ascoltare sempre, e in ognuna delle materie, le stesse campane. Le cose si vedono e si analizzano dallo stesso punto di vista, e sono pochi i professori capaci di elevarsi oltre i suoi propri valori e vedere, al meno per un momento, le cose con occhio critico.

3- Trattare tanti argomenti in poco tempo non è per niente produttivo. Lo studente, non ha neanche finito di afferrare un concetto, che deve cominciare subito con un altro. Questa situazione degenera in nozionismi e, ciò che è peggio, l’allievo non ha tempo di sviluppare la sua capacità critica, gli argomenti rimangono “galleggiando nell’aria” y la mente si confonde.

4- I programmi delle materie umanistiche, dovrebbero essere coordinati. E più facile, e produttivo, studiare allo stesso tempo l’Illuminismo (in storia), Rousseau (in pedagogia) e il Romanticismo (in italiano), in questa forma esiste la possibilità di capire a fondo il contesto socio-culturale di una determinata epoca.

5- Fuori il crocifisso! Non dovrei neanche parlare di questa cosa, mi pare proprio medievale, ma il fatto che un simbolo cristiano si trovi in un edificio pubblico, dove coesistono persone di diverse religioni (e persone atee), è l’esempio più chiaro che la classe dominante controlla i banchi di scuola.

Queste sono le mie preoccupazioni maggiori, anche se le cose da discutere sarebbero tante, ma lo spazio per scrivere un articolo, e un terribile mal di testa, non mi permettono di continuare ancora. Ad ogni modo so che la maggior parte di voi non capirete l’essenza di ciò che voglio trasmettere, perché ancora vivete nel vostro Medioevo tecnologico, circondati da tutte le comodità ma, allo stesso tempo, facendovi leggere le carte dalla “strega” del pomeriggio…

NOTA: se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui

  • Share/Bookmark

Giorni da schifo

Posted by She Warrior On January - 22 - 2010 4 COMMENTS

In questo momento mi trovo a Udine per motivi di lavoro. A dire il vero detesto allontanarmi da casa, dalle mie cose, dal mio ragazzo e dai miei cani e anche il maledetto Nano da Giardino mi manca un po’. Mi aspettavo di trovare chissà quale città perché ho avuto delle belle esperienze nel Nord d’Italia, ma Udine fa schifo. La città ha un degrado ambientale peggiore di quelle laziali e di Groseto. Edifici costruiti a cazzo di cane, mura piene di graffiti e gente brutta e antipatica che mi fa rimpiangere la “simpatia” dei tuderti. Qui, se tutto va bene, i commessi ti guardano in faccia (anche se al negozio di telefonini nemmeno questo). Il centro storico è bruttissimo, privo di qualsiasi tipo di eleganza e la ciliegina sulla torta è un brutto schermo pubblicitario di fronte a un edificio storico (se non era una chiesa).

L’albergo Cristallo è discreto, ho visto di peggio, ma qui di sicuro non conoscono la parola “accoglienza”. Le stanze sono pulite, ma la connessione wirless, che costa un euro l’ora, è al limite dell’indecenza, la ragazza delle pulizie mi butta via le cuffie per la doccia che io conservo per non sprecare inutilmente e il vetro che ho sporcato giorni fa ancora è sporco di latte.

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

Per non parlare della compagnia: un ninfomano-pazzo-egocentrico che fuma in macchina e mi lascia la puzza addosso, se uccidere fosse legale lo avrei già ammazzato (e non è che me ne importi delle stupide leggi, tanto sono per i fessi, ma certo non voglio finire in galera!).

Insomma, sto passando delle giornate di merda (e si vede da come scrivo), ma Odino mi da la forza per andare avanti, dopotutto se lui rimasse appeso per nove giorni al Albero Sacro Ygdrasil a me non è andata poi così male.

NOTA: Se è la prima volta che capiti in questo blog leggi qui

  • Share/Bookmark

Recensione film Avatar

Posted by She Warrior On January - 19 - 2010 11 COMMENTS
 
Scheda:
  
Titolo originale: Avatar
Genere: Fantascienza
Anno: 2009
 
  La trama

Jake è un marine in sedia a rotelle che decide di andare a esplorare il pianeta Pandora in sostituzione del fratello gemello morto. Essendo l’atmosfera di Pandora tossica per gli esseri umani, l’esplorazione avviene tramite un avatar (un ibrido fra un essere umano e un indigeno) collegato al cervello del proprietario tramite una sofisticata macchina. Il compito dell’avatar di Jake è quello di scoprire usi e costumi degli indigeni per capire se questi sono disposti a farsi da parte ed emigrare altrove. Sarà guidato da Tsu’Tey, la figlia del re locale, e presto imparerà ad amare e ammirare i costumi dei Na’vi e prenderà le parti degli indigeni.

Se non hai trovato quello che cercavi trovalo con Google!

La trama è semplice e lascia un palese messaggio ambientalista e pacifista, molto caro a noi occidentali che mangiamo su piatti di plastica e usiamo tovaglioli di carta. Gli indigeni ci stanno a cuore (chi non ha preso le loro difese nel film?) ma non ce ne frega niente della guerra in Irak (“tanto io non c’entro nulla!”), del genocidio culturale che in questo preciso momento sta avvenendo in diverse zone di America Centrale ad opera dei missionari cristiani (che come gli  invasori di Pandora costruiscono scuole e insegnano ai locali i propri usi e costumi), e della distruzione della Foresta Amazzonica, ma dei Na’vi si! Loro vivono in armonia con la natura! Loro vivono in pace! I marine sono cattivi perché portano le armi e li prendono per il culo. Già, siamo stati tutti buoni quando abbiamo preso le difese degli abitanti di Pandora, ma quello era un film, i fatti veri stanno accadendo adesso, perché non prendiamo le difese anche dei centroamericani? Guardate che anche loro vivono in armonia con la natura e hanno una divinità pacifica!

Anche la spiritualità ha avuto la sua bella vetrina nel film e immagino che sono stati in tanti a prendere in simpatia Eiwa, la Dea Madre rappresentata da un albero (come nelle più antiche tradizioni pagane europee), ma dopo l’uscita dal cinema hanno continuato a venerare il proprio dio assassino e guerrafondaio (per la cronaca: se volete una Dea simile a Eiwa, nel caso vi venga in mente cambiare religione, la trovate nelle antiche religioni pagane).

Insomma, Avatar ha tutto ciò che uno si aspetta da un fantasy: effetti speciali di primo livello, atmosfere suggestive, forme di vita diverse, avventura, azione e una certa dosi di dramma. Quando guardo un film fantasy o fantascientifico voglio essere portata in un altro mondo, un mondo bello quanto assurdo ma soprattutto credibile. Il mondo di Pandora ha colmato le mie aspettative perché coinvolge tutti i sensi. Ho anche gradito il messaggio ambientalista-pagano-pacifista e spero che sia servito a qualcosa, anche se ci credo poco. Nonostante ciò ho qualche considerazione da fare.

Considerazioni di una spettatrice impertinente

1-Non era meglio distruggere gli indigeni subito, piuttosto che continuare a spendere una marea di soldi in quella missione?

2- Come ha fatto Moha a procurarsi quella cicatrice nelle tempie se gli umani potevano soltanto uscire fuori con le maschere (l’atmosfera è tossica)?

3- Per essere un marine in sedia a rotelle Jake ha le braccia poco sviluppate

4- Ho sentito male ho all’inizio del film Jake dice alla scenziata Trudy “vai a farti fottete”? Assolutamente fuori luogo. Non c’entrava nulla.

5- La parte iniziale un po’ moscia con poca azione, anche se capisco la necessità di dover mostrare Pandora

Acquista il film in HD qui e non dimenticarti di visitare la mia Libreria Fantastica!

  • Share/Bookmark

Recent Comments

Il mio vero nome è Lucia, ho 23 anni e sono appassionata di storia antica, fantasy e mitologia, ma anche di natura e sport. Attualmente abito in Toscana insieme al mio fidanzato, alla mia cagnolina Tanaquilla e al Nano da Giardino (che mi da il tormento ogni volta che può). Sono 1/3 italiana, 1/3 spagnola e 1/3 culomondista (per motivi di privacy non voglio dire il nome della nazione). Tutti i commenti sono benvenuti, specialmente quelli che segnalano errori ortografici! Attualmente il blog è bilingue (italiano-spagnolo) ma molto presto saranno aggiunti nuovi post in inglese.

Recent Comments

Il Culo del Mondo vs Italia

On Mar-2-2010
Reported by She Warrior

Consejos para comenzar a correr

On May-25-2010
Reported by Alejandro

El koala

On May-9-2010
Reported by Alejandro

The Marine Conservation Seashore Code (en castellano)

On May-15-2010
Reported by She Warrior

Cucina n° 4: gelatine

On Jul-4-2010
Reported by She Warrior