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September , 2010
Wednesday

Il Blog di She Warrior

cinema, fantasy, libri, storia, luoghi e vita quotidiana…

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Recensione e opinione sulla poker room Poker Stars

Posted by She Warrior On May - 1 - 2010 ADD COMMENTS

Sono passati alcuni giorni dal mio ultimo post, addirittura forse delle settimane, e ciò ha una spiegazione: ho iniziato a perdere. Per la tranquillità dei miei familiari e amici però, vi dico subito che con “perdere” intendo che sono sotto di 12,00 euro e anche se talvolta sono riuscita a piazzarmi in terza posizione ciò non è bastato per farmi ricuperare. In questi “sfortunati” giorni mi sono domandata il perché di questa situazione e se ci sia qualcosa in me che mi blocca quando sono al tavolo, oppure se la poker room nella quale gioco non faccia più per me.

In questo post vorrei analizzare insieme a voi le partite che ho giocato sul sito più famoso del mondo, ovvero su Poker Stars, e capire i meccanismi che rendono scontenti molti giocatori, senza però rinunciare a prendermi le mie responsabilità ogni volta che qualcosa non è andata come dovrebbe.

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Il mio tipo di gioco

Dall’inizio, e dopo aver letto alcuni libri e consigli sui forum, il mio profilo è stato quello della giocatrice tight aggressive, ovvero di una persona che gioca solo ottime mani ma che quando entra in gioco lo fa in maniera aggressiva, puntando e difendendo le proprie carte e ciò mi ha procurato ottimi piazzamenti sia nei sit & go, sia nei tornei, poi però qualcosa è cambiato. Il mio gioco è diventato sempre più tecnico e ho iniziato a entrare nel piatto anche con mani che avevano una forza media ma che sarebbero potute diventare ottime mani, soprattutto quando mi trovavo nella posizione del bottone o il cut off. Non tutte le mani andavano però a buon fine, come è giusto che sia, d’altronde il Texas Hold’em è anche un gioco di fortuna (sebbene questa conti davvero poco, almeno nelle partite serie). Il problema risiede nel fatto che su Poker Stars, a causa della scarsa durata dei livelli e dello scarso numero di chips iniziali, una mano infelice ti può portare molto vicino alla rovina e per un giocatore tight è difficile ricuperare. Tutto ciò fa si che la persona interessata vada in tilt, oppure che sia invasa dal malumore e dallo scontento perché non è più capace di giocare come previsto. Inoltre, con un time bank di 60 secondi per tutta la durata di un sit & go non c’è tempo di calcolare gli outs e le pot odds, quindi si gioca un po’ alla cieca.

Di cosa ha bisogno un giocatore tight per dare il meglio di sé?

Visto che i tight giocano circa il 35% delle mani, e che può anche capitare che una di queste non vada a buon fine, la prima cosa di cui un giocatore tight ha bisogno è il tempo, ma come vedremo più avanti il tempo è denaro, la seconda invece è un numero di chips iniziali ragionevole. Su Poker Stars un sit & go standard ha livelli che durano soltanto dieci minuti e il numero di chips iniziali è di 1500 con bui che partono da 20 euro, ciò significa che i fantaeuro iniziali corrispondono a 75 BB e che dopo 10 minuti di gioco (quando i bui saranno saliti a 30) il giocatore avrà a disposizione soltanto 50 BB. Se un giocatore tight entra in gioco secondo le regole del proprio stile, mettiamo all’inizio del secondo livello (BB 30 euro), e la mano si chiude con una sconfitta, questo potrebbe perdere anche 300 fantaeuro, fatto che porterebbe il suo bankroll a circa 1200 euro che, con un BB di 30 euro, significa che dopo 10 minuti avrà a disposizione 40 BB. A questo punto, un giocatore che è abituato ad aspettare un certo tipo di mano può diventare nervoso se questa non arriva, inoltre no è detto che questa mano vada a buon fine (soprattutto perché su Poker Stars accade l’improbabile) e se ciò si verificasse la partita sarebbe quasi persa a causa dell’aumento del buio ogni 10 minuti e l’unica cosa che può salvarlo sarebbe un all-in.

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Una partita con una struttura ragionevole per il giocatore (perché il concetto di “ragionevole” cambia a seconda il punto di vista e per chi gestisce la poker room questa parola ha un altro significato), che potrebbe avvicinarsi al gioco live, sarebbe quella di avere bui di almeno 15 minuti con un bakroll iniziale di minimo 100 BB. In questo modo i giocatori che intendono imparare hanno la possibilità di osservare i propri avversarsi per capire il loro gioco e a sua volta adattare il proprio stile a quello del tavolo e nel caso di una mano sfortunata (o di uno sbaglio) avere il tempo necessario per ricuperare senza andare in tilt o essere insofferenti come spesso accade (a me) su Poker Stars.

Il punto di vista delle poker room

Le poker room sono grandi aziende che guadagnano l’ira di dio e ogni minimo dettaglio è stato ben architettato dai gestori. Dalla grafica, fino ai messaggi pubblicitari, dalla scelta dei testimonial, fino alla struttura delle partite. Il tutto forma parte di un piano di marketing il cui unico obiettivo è fare profitti nel minor tempo possibile, ma ciò dovrebbe avere un limite. Loro sanno tutto di noi, hanno stimato quanto tempo dedichiamo al gioco, sanno qual è il profilo del giocatore della sera e di quello del pomeriggio e hanno le stime di quanto denaro un giocatore sarebbe disposto ad investire in un determinato periodo di tempo. Quindi, per loro, una struttura di gioco ragionevole deve considerare tutti questi fattori per poi portare un rapido guadagno.

Adesso facciamo un esempio

Mettiamo che il giocatore Pinco dedica al poker 3 ore al giorno (né più né meno). Pinco si alza presto la mattina, verso le 6, e fino alle 9 è seduto sui tavoli da 3 euro. Un sit & go standard (chips iniziali 1500, BB iniziale 20 euro, livelli di 10 minuti) dura circa 1 ora, quindi, nella migliore delle ipotesi, cioè se Pinco riesce ad arrivare sempre fra i primi 3, in 3 ore a disposizione Pinco riuscirà a giocare 3 partire da 3 euro c/u, ma siccome non si può vincere sempre, è probabile che Pinco ne giocherà 4 o addirittura 5 (vale a dire che spenderà fra i 12 e i 15 euro in tre ore di gioco).

Se invece le partite avessero una struttura più flessibile, ad esempio con un numero di chips iniziali di 2000 e con livelli di 15 minuti, una partita standard potrebbe durare anche due ore, quindi Pinco, con soli 3 ore a disposizione, non giocherebbe più di 2 partite (e se tutto va bene giocherebbe soltanto una perché non ha più tempo). E’ evidente che i guadagni per la poker room si riducono notevolmente se le partite sono più lunghe giacché gli introiti si riducono da 15 a soli 3 euro. Sebbene Pinco sia un personaggio fittizio potrebbe anche non esserlo perché ci sono molte persone che dedicano un determinato numero di ore (prestabilite) per giocare a poker e questo la poker room lo sa e la sua logica è quella di farti spendere la maggior quantità di soldi possibile nel tempo che hai a disposizione per giocare, altrimenti la struttura dei tornei e dei sit & go sarebbe diversa ma, come abbiamo appena visto, non è conveniente dal punto di vista del guadagno.

Su Poker Stars accade l’impossibile

Non voglio affermare, perché non è così, che Poker Stars è truccato (come dicono in tanti). Non c’è nessuna persona che controlla le carte che vengono distribuite ai giocatori, questo è pura fantasia. Poker Stars è vero e la distribuzione delle carte, come in tutte le altre poker room, è basata sugli algoritmi. Ma cosa è un algoritmo?

Un algoritmo è un sistema di regole e procedure di calcolo ben definite che portano alla soluzione di un problema con un numero finito di operazioni.” In parole povere vengono date delle regole ai computer e a seconda di quelle regole questi distribuiscono le carte. A questo però punto la domanda nasce spontanea: quali sono queste regole? Cosa gli è stato detto al computer? La risposta non la so! (vi ho fregato!), ma facciamo un gioco: immaginate di avere una domestica molto intelligente (magari un robot) e ordinarle di raccogliere tutti gli oggetti per terra (che sono 52). Gli oggetti sono di 4 colori diversi: 13 di colore rosso, 13 gialli, 13 neri e 13 bianchi. La vostra domestica riceve l’ordine di buttare via questi oggetti ma:

-ogni 3 oggetti di colore bianco che trova in giro deve mettere 1 rosso dentro il cassetto

-inoltre, ogni 2 oggetti rossi che mette nel cassetto deve aggiungere anche 1 giallo

-ogni 3 oggetti che vanno a finire nel cassetto (a prescindere del colore) deve aggiungere uno nero

-per ogni 2 oggetti neri che vanno a finire nel cassetto deve aggiungere 1 bianco

Così, alla fine delle pulizie ci ritroviamo in questo modo:

4,3 oggetti rossi sono stati messi dentro il cassetto

2,15 oggetti gialli sono stati messi dentro il cassetto

3,22 oggetti neri sono stati messi dentro il cassetto

1,6 oggetti bianchi sono stati messi dentro il cassetto

Dando questi ordini alla domestica è evidente che gli oggetti di colore rosso sono favoriti nei confronti degli altri e tutto ciò senza che io abbia messo mano.

Nella poker room più famosa del mondo accade l’impossibile, non ho mai visto in vita mia tante figure sul tavolo, non ho mai visto legare il colore con tanta facilità e le vincite al river, quando tutto sembra ormai perduto, sono tantissime. Inoltre, i più attenti si saranno accorti che per circa due giri le carte sono le stesse, infatti non è raro vedere un A di cuore sul board e nella mano successiva ritrovarselo come poket e questo accade quasi sempre.

Sono questi i motivi che fanno si che non mi senta più a mio agio su Poker Stars e quando un giocatore, buono o mediocre che sia, non si sente comodo nella poker room in cui gioca è spesso distratto e adotta un atteggiamento quasi di sfida contro di essa, del tipo “vuoi vedere che adesso lega il tris al river…vuoi vedere che ha legato la scala al flop…” e infine “ma vaffanculo vado in all-in che è meglio!”, infatti, da ormai qualche settimana, tutte le mie partire finiscono in questo modo, un all-in con le carte più improbabili, quasi volesse provare che su Poker Stars accade l’impossibile (infatti tante volte mi sono salvata il culo!).

Facciamo spettacolo

Gli sguardi più attenti avranno sicuramente notato che su Poker Stars tutto è un grande spettacolo: gente che perde con AA perché al river qualcuno lega un tris di 2, board pieni di figure, giocatori che molto spesso vanno in all-in con il nulla cosmico e poi raddoppiano il proprio stack…insomma su Poker Stars si giocano partire intense dove l’impossibile diventa realtà e ciò attira molte persone desiderose di fare soldi facilmente che credono che questo sia un gioco di fortuna e che chiunque possa vincere, o addirittura diventare ricco, senza aver mai letto un libro, senza sapere cosa sia un check raise e senza conoscere la tabella di Sklanski.

Ma io sono per la libertà di pensiero e penso che chiunque possa credere e fare ciò che vuole, d’altronde si sa: la madre degli imbecilli è sempre incinta. Io sto semplicemente tentando di analizzare il mio problema, e forse quello di altri giocatori che col tempo, e i progressi fatti nello studio teorico del Texas Hold’em, all’improvviso si sono accorti di non avere più alcun ritorno economico e si domandano se ci sia qualcosa che non va, diventano depressi e smettono di credere nelle proprie capacità. Non fatelo! Continuate a giocare!

Per quanto mi riguarda ammetto che ho avuto un calo di attenzione e che certe partite non sono andate a buon fine perché ho sbagliato (pur sapendo di farlo), ma non me la sento di bacchettarmi più di tanto perché ho giocato in maniera scomoda e demotivata per tutto quello che ho appena elencato, sicuramente ho ancora tanto da imparare ma non lo farò più sul sito di Poker Stars.

Dove giocare?

Ognuno dovrebbe giocare sulla poker room dove si sente più comodo. Magari all’inizio, così come è stato per me, Poker Stars potrebbe andare bene (anche se io non ve la consiglio perché vi abituerete a giocare veloce e nel poker è fondamentale allenare la pazienza), ma magari no. Personalmente mi sono scaricata Party Poker e devo dire che è molto, ma molto meglio. Innanzitutto la struttura dei tornei è molto più ragionevole e c’è per tutti i gusti: in alcuni si parte con uno stack di 3000 fiches con BB di 20 euro e livelli di 20 minuti e ciò mi permette di prendermela con calma per i primi 40 minuti in cui mi dedico soprattutto ad osservare gli avversari. Inoltre, ci sono freeroll in cui è possibile vincere soldi veri, a differenza di Poker Stars in cui si vince il diritto di giocare altri tornei e senza considerare che in questo caso le partite sono quasi sempre turbo, vale a dire con livelli che durano soltanto 5 minuti!

L’unico problema di Party Poker è la connessione, se non ti colleghi con l’adsl è probabile che cada la linea e che la tua mano venga foldata.

A chi consiglio Party Poker? A quelli che vogliono avere un’esperienza on line simile a quella live (anche se, ovviamente, non sarà mai la stessa cosa), a quelli che credono che il Texas Hold’em sia un gioco di strategia in cui vince colui che commette meno errori, ai giocatori tight e a coloro a cui piace osservare gli avversari e prendere appunti in tranquillità, a quelli che non vogliono investire dei soldi e preferiscono crearsi un bankroll facendo dei tornei gratuiti. Non lo consiglio invece a quelli che pensano che il Texas Hold’em sia un gioco d’azzardo, a quelli che non hanno tempo né voglia di studiare, a quelli che non hanno pazienza e a quelli che preferiscono un’ottima grafica piuttosto che un’ottima partita.

Inoltre c’è anche un sito nuovo (o forse è nuovo per me), chiamato Virgin Poker dove si gioca bene (mio ragazzo ha iniziato a giocare lì ed è molto contento) ma io non l’ho ancora provato.

A onor del vero

Dopo tutto quello che ho detto, e forse un po’ influenzata dalla nostalgia di non dover più giocare sulla poker room che mi ha fatto amare questo fantastico gioco, vorrei dire due cose che mi hanno colpito positivamente di Poker Stars: la prima è la puntualità nei pagamenti. Di solito l’utente viene avvertito che i soldi potrebbero arrivare fra 3 e 10 giorni lavorativi, ma i miei incassi non sono arrivati mai dopo 4 giorni e non c’è nessuna commissione, ne guadagni 20, 20 ti prendi. Inoltre Poker Stars ha un buon servizio al cliente, rispondono alle tue domande in 24 ore in maniera minuziosa e personalizzata. Anche se per me questo non basta.

Addio Poker Stars…snif snif

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Texas Hold’em strategia SNG (fase centrale)

Posted by She Warrior On April - 12 - 2010 3 COMMENTS

In questa fase i blind aumentano e questo solitamente fa si che i giocatori ai blind abbiano un atteggiamento troppo tight perché temono di rischiare una parte consistente del proprio stack. Per questo motivo, in situazioni favorevoli, è importante tentare di rubare i blind o sfruttare la nostra immagine tight per fare mosse di resteal. Del resto, più alti soni i blind minore può diventare il valore del rilancio. Naturalmente non si deve esagerare con questa strategia ed il nostro motto continua ad essere “play tight”.

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Sono proprio le mani speculative come le suited connectors o le coppie piccole a perdere di valore in questa fase, spesso infatti l’ingresso in una mano costa così caro che non si è più in presenza di odds implicite per mani speculative. In questa fase molte cose dipendono a questo punto dal proprio stack in relazione al BB:

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-con 25 BB ed oltre si hanno chips a sufficienza per sfruttare ogni singola possibilità di steal e non si dovrebbe temere di tenere sempre gli avversari sotto pressione.

-da 15 a 24 BB si entra in una fase in cui il blindsteal mancato arreca già danno allo stack. In ogni caso, abbandonata la mano si hanno solitamente ancora chips a sufficienza per poter attendere una mano giocabile.

-da 10 BB a 14 BB non ha più senso attaccare i blind con mani marginali dal momento che un tentativo infelice sarebbe troppo dannoso per il nostro stack oltre a porci in una posizione estremamente sfavorevole per il prosieguo del gioco.

-con 10 BB o meno, anziché un normale blindsteal sarebbe preferibile fare un pus hall-in per aumentare la fold equità.

Quando rubare i blind?

Una buona possibilità di steal dipende dalla posizione in cui ci si trova (cut off, button), dal fatto che finora tutti abbiano foldato e dagli stack degli avversari restanti. Un altro aspetto da non sottovalutare è la capacità di giudicare i giocatori uno per uno suddividendoli pero lo meno a grandi linee nelle categorie tight, medium o loose. Particolare attenzione andrebbe dedicata a questo proposito al big blind. Più il big blind è tight, più loose potrà essere giocata la mano per rubare i blind.

Se viene chiamato lo stealraise, su tutti i flop dry (quindi flop con pochi draw come ad esempio K 7 3) si dovrebbe fare una contibet. Il valore della contibet corrisponde di norma a più della metà del valore del piatto.

Spesso capita di mancare completamente il flop (in due casi su tre), questo non dovrebbe tuttavia trattenervi dal mettere sotto pressione l’avversario. Nei rari casi in cui l’avversario dopo il flop chiama o addirittura rilancia quando la nostra mano è molto debole, sarebbe meglio attendere tempi migliori.

Resteal e squeeze play

Prima di parlare del resteal va chiarito quel è l’obiettivo del raiser che effettua un rilancio. Un raise in posizione late può ricadere a grandi linee nelle due categorie che seguono:

1.l’avversario ha una mano forte che andrebbe giocata

2.è un tentativo di rubare i blind

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L’obiettivo può essere individuato in base alla valutazione dello stile di gioco dell’avversario, oltre che alla considerazione del valore del suo stack. Poiché tuttavia questi due fattori sono meramente indicativi, i resteal andrebbero fatti solamente se il raise è stato classificato come steal. Un altro aspetto importante nel decidere un resteal è inoltre la propria posizione dal momento che la possibilità che dopo di noi qualcuno “irrompa” con una monsterhand dipende dal numero dei giocatori ancora in partita.

Resteal normale vs resteal all-in

Alla luce di tutte queste considerazioni è opportune operare un distinguo fra un resteal all-in e uno normale. Il resteal all-in andrebbe fatto quando la dimensione effettiva dello stack va da 10 a circa 13 BB (o da 11 a 15 in presenza di ante). Con queste dimensioni dello stack si ha una fold equity sufficiente. Invece, se la dimensione dello stack è compresa fra 20 e 35 BB si dovrebbe rinunciare al resteal all-in.

La scelta della mano in uno steal all-in è solamente secondaria e dovrebbe essere l’ultimo dei criteri da considerare.

Il resteal normale andrebbe utilizzato dove possibile e soltanto se la dimensione effettiva dello stack è di almeno 35 BB. In questo caso si ha un margine di gioco sufficiente per passare nel caso in cui il raiser originario dovesse fare un reraise o andare in all-in.

La scelta della mano in un resteal normale (cioè senza andare in all-in) andrebbe fatta in modo più tight, vale a dire che sarebbe opportuno scegliere mani giocabili come suited connectors, carte alte o suited aces.

Squeeze play

 Significa che si fa il proprio resteal contro un raiser e contro un caller loose. Grazie alle chips extra del caller presenti sul piatto, in questo caso le chips vinte sono quasi il doppio rispetto ad un resteal contro un raiser senza caller. In uno squeeze play la dimensione effettiva dello stack dovrebbe superare di un po’ quella di un resteal all-in o normale. L’intento di questa mossa è stringere in una morsa il raiser originario e di solito questo giocatore abbandona la mano, invece il caller ha il problema di decidere se giocare con una mano che probabilmente era abbastanza buona per un raise normale ma non abbastanza per un raise out of position.

Stop and go

E’ un altro concetto che rispetto all’all-in normale può offrire un vantaggio, lo shortstack appunto. Sussistono però un paio di presupposti che aumentano considerevolmente le possibilità di riuscita di questa mossa:

-nella mano dovrebbe essere presente un raiser rispetto al quale si dovrebbe sedere fuori posizione. Il big blind è ottimale nella misura in cui si può agire per ultimi prima del flop e si può quindi valutare quanti giocatori sono ancora nella mano e quali forse pagheranno o avranno già pagato il raise del giocatore.

-la dimensione effettiva dello stack dovrebbe essere compresa fra 5 e 7 BB. Se si hanno meno chips sarebbe preferibile andare subito in all-in, mentre se si hanno di più ci sono altre possibilità.

-in caso di all-in già prima del flop, si presume che non ci sia nessuna o quasi nessuna fold equità.

Per questa mossa non si necessita di alcuna mano di punta, dal momento che si pianifica di evitare lo show down. In ogni caso sarebbe meglio non avere una mano cattiva nel caso in cui si avesse ancora bisogno di un certo valore, quindi, la mano dovrebbe essere giocabile. Invece, la situazione al tavolo dovrebbe essere la seguente: un giocatore fa un raise, o first to open oppure dopo che un altro giocatore ha chiamato. Tutti i giocatori passano fino al big blind. Se queste condizioni si realizzano si chiama il raise e ogni flop viene pushato direttamente in all-in. Questa mossa parte dal presupposto che un giocatore che perde il flop passerà anche a fronte di un “piccolo” all-in. E dal mmento che il raiser prende il flop al 68%, il risultato è migliore di quando si fa push ancora prima del flop. Pur non essendo presente alcuna fold equità prima del flop, con questa mossa si può creare una nuova fold equità dopo il flop.

Independent chip model

Le mani selezionate si dovranno giocare in maniera più aggressiva a seconda di quanto più basso sia il numero di giocatori e di quanto più cospicui sono i blinds. La maggior parte degli scontri deve essere risolta prima del flop a causa degli stack ridotti. Quindi, l’aggressività è la chiave del successo sia del bubble (di cui parlerò nel prossimo post) sia dell’ingresso ai premi in denaro.

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Texas Hold’em strategia dei SNG (prima fase)

Posted by She Warrior On April - 12 - 2010 ADD COMMENTS

Un sito & go è giocato da sei, nove o dieci giocatori, con un buy in fisso (per i principianti è consigliabile 0,50-5,00 euro) e senza re-buy. In un tipico SNG a nove giocatori i premi sono suddivisi in questo modo: 1° posto 50% del montepremi, 2° posto 30% del montepremi, 3° posto 20% del montepremi.

In linee generali, la strategia di base dovrebbe essere la seguente: all’inizio si gioca tight e con prudenza e quando i blind aumentano e gli stack diventano proporzionalmente più piccoli si assume un atteggiamento sempre più loose e soprattutto si gioca in modo sempre più aggressivo.

Per quanto mi riguarda i primi due livelli mi dedico quasi esclusivamente a prendere appunti sui giocatori e ad analizzare le mani precedenti con gli strumenti che PokerStars mi mette a disposizione. Può sembrare un’operazione noiosa, e talvolta infatti lo è, ma nella fase centrale per me è fondamentale conoscere il quanto più possibile i miei avversari, ciò mi fa giocare più tranquilla anche quando tento il bluff. All’inizio, quando avevo appena iniziato a giocare, diventavo piuttosto nervosa vedendo che lo stack di alcuni avversari aumentava a causa di qualche all-in, oppure a causa di puntate piuttosto azzardate, ma adesso me ne infischio perché so che nella maggior parte dei casi queste persone durano poco, oppure saranno proprio loro a darmi le chips di cui ho bisogno nei prossimi livelli.

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Vantaggi è svantaggi di un gioco aggressivo

I vantaggi sono che con mani molto buone spesso si giocano piatti più consistenti e quindi si ottiene il massimo profitto, inoltre, giocando in modo aggressivo si può anche vincere con combinazioni perdenti rispetto a mani decisamente migliori. In questo modo si raggiunge la zona premi con molte chips.

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Gli svantaggi invece consistono nella riduzione del numero di piazzamenti. Capiterà spesso di perdere tutte le proprie chips nella fase intermedia e avanzata, per l’esattezza prima di raggiungere la zona premi. Però con gli stack di chips più consistenti con cui si arriva alla zona premi si otterrà più spesso un primo o un secondo posto, il che si traduce in un maggior guadagno.

Molti giocatori hanno difficoltà a passare nel momento decisivo dal loro usuale approccio tight a un approccio necessariamente più loose o aggressivo, ma è proprio questo il segreto del successo nei SNG.

I SNG sono adatti per le persone in grado di giostrarsi fra stili di gioco differenti, adottando un unico stile di gioco sarà infatti difficile piazzarsi ai primi posti sul lungo periodo.

Un altro svantaggio è dato dal fatto che dopo una mano sfortunata, e magari dopo una conseguente riduzione dello stack, non si ha la possibilità di acquistare ulteriori chips e di recuperare con un solido gioco tight. Se nel SNG si gioca shortstack bisogna assumersi un rischio maggiore proprio in considerazione dei blind che aumentano di continuo.

Inoltre, i giocatori molto tight ad un certo punto finiscono sotto pressione a causa dei blind e sono quindi obbligati ad abbandonare il loro stile, alcuni con una certa sofferenza e giocando sotto pressione. All’inizio, nelle prime partire che giocavo a febbraio, era proprio questo il mio timore: “se non mi arrivano le carte giuste come faccio?”, spesso andavo in tilt e giocavo in maniera irrazionale. Invece adesso, proprio perché credo nelle mie capacità, gioco molto rilassata e, a differenza di prima, tengo molto conto della posizione in modo da poter essere loose, ad esempio, quando mi trovo sul bottone.

Nei SNG i successi si ottengono prima che nei MTT (multi table tournament), ad esempio, su un SNG di dieci giocatori nel 33% dei casi si ottiene un premio in denaro, mentre nel MTT questa percentuale scende al 10%.

Prima fase del SNG nel dettaglio

Uno dei fattori di successo in un gioco con i blind bassi è la giusta scelta delle mani da giocare. Inizialmente si gioca con un atteggiamento molto tight e cauto, in linee generali sarebbe meglio limitarsi a:

mani premium: QQ, KK, AA

coppie alte: 99, TT, JJ

high card: AK, AQ

Personalmente, salvo rare eccezioni, non gioco le coppie alte perché, come ho già detto, preferisco prendere appunti e osservare bene il tavolo e per fare ciò devo evitare certe distrazioni.

Ci sono anche certe situazioni di gioco in cui anche mani speculative possono essere giocate in modo proficuo. Mani che necessitano di molto aiuto da parte del board sono: le coppie basse da 2 a 8 e i suited connectors fino a KQ. Queste mani andrebbero giocate unicamente in posizione late e con piatti non rilanciati.

Il blind steal, invece, non è consigliabile ai primi livelli in quanto il gioco non vale la candela.

Se giochi, gioca aggressivo!

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L’approccio giusto quando si entra nel gioco è solitamente l’approccio aggressivo. Il vantaggio di questo metodo sta nel fatto che con i bet o i raise si può vincere il piatto immediatamente. Con tutte le mani premium (QQ, KK, AA) si dovrebbe essere pronti in all-in già prima del flop se qualcuno ci chiama. Queste mani andrebbero quindi giocate in raise o reraise senza limiti prima del flop.

Coppie come TT o JJ potrebbero essere mani difficili ma andrebbero comunque giocate in maniera aggressiva ma a fronte di raise o reraise si può tranquillamente passare.

Valore del raise

Per calcolare l’ammontare del raise prima del flop si dovrebbe seguire a grandi linee la regola dei 4 BB più limper (io ne faccio 3). Il reraise invece dovrebbe essere 3 volte il raise originario.

In generale, il valore del raise dovrebbe rimanere uguale a prescindere dal fatto di giocare con AA in posizione early oppure con KT come blindsteal sul buttom, questo per evitare che avversari abili leggano il nostro gioco troppo in fretta. Infatti, quando osservo i giocatori con cui condivido il tavolo, specialmente se mi trovo su un tavolo con un buy-in di 0,50-3,00 euro, noto che molti giocatori puntano a seconda della propria mano, in questo caso è molto facile per me capire se Mario a in mano un A, un progetto o una coppia media. Per esempio se un tavolo con blind 10/20 c’è gente che fa un open raise di 250 euro sono sicura che ha una monster e quindi foldo tranquillamente la mia coppia di 10.

Gioco post flop

Dopo aver stabilito quali mani giocare prima del flop, sarà meglio chiarire un paio di punti che influenzano fortemente il gioco dopo il flop:

-forza della propria mano

 -top pair (top kicker, weak fiche, no kicher)

 -draw forte (draw straight flush, pair/draw, draw semplice)

 -made hand forte (top two pair, set, straight, flush, full house)

La domanda da porsi in questo caso è: ho una mano abbastanza forte per giocare un piatto consistente dato un determinato flop? Oppure è meglio mantenere il piatto basso perché il board è troppo rischioso per la mia mano?

La composizione del board dovrebbe darci le seguenti risposte:

1.una made hand va protetta dai draw?

2.abbiamo un (buon) draw che possiamo giocare in modo aggressivo con un semi bluff?

3.il board ha carte abbastanza buone da rendere credibile un bluff?

Ma anche la posizione è molto importante

1.la mia posizione è sfruttabile per un buon semi bluff o per un bluff puro?

2.sfrutto la mia posizione per attirare nel piatto quanto più denaro possibile per guadagnare il massimo con la mia mano favorevole?

A seconda degli avversari che abbiamo di fronte ci dobbiamo chiedere?

1.l’avversario è passivo e preferisce chiamare anziché puntare? E’ un avversario che rilancia solo se ha una mano forte?

2.si tratta invece di un giocatore aggressivo che prende l’iniziativa tentando dei semi bluff e arrivando a rilanciare pur non avendo una mano particolarmente forte?

Ammontare dei bet

1.dopo il flop devo continuare a giocare oppure no?

2.quanto devo puntare?

3.devo rilanciare un bet dell’avversario?

4.quanto devo rilanciare?

Risposta a un raise

1.come rispondo a un chek-raise o a un raise fatto prima di me?

2.devo chiamare un raise?

3.devo andare in reraise?

Concetti fondamentali

Continuation bet

Vediamo il flop soltanto una volta su tre, ma anche per i nostri avversari va così. Bisogna quindi sfruttare la propria posizione di aggressore preflop e generalmente lo si fa con una contibet. Sono rari i casi in cui bisogna rinnunciare e uno dei fattori decisivi per prendere una decisione è la propria posizione.

In posizione

Contro uno o due avversari la contibet sarebbe fattibile nel 90% dei casi. A fare eccezione sarebbe in questo caso un board che offre molte possibilità di chiusura di combinazioni rispetto alle quali non abbiamo nessuna combinazione in cui…

…non vediamo alcuna possibilità di migliorare

…dobbiamo sfidare un giocatore che in tutte le mani possibili chiama una bet e non abbiamo nessuna fold equità

Fuori posizione

Andrebbe analizzata attentamente la composizione del board. Anche gli avversari conoscono infatti il concetto della contibet, il che significa che sfrutteranno spesso la loro posizione e ci rilanceranno o chiameranno più spesso di quanto farebbero senza posizione.

I board sfavorevoli per una contibet sono quelli con flush e straightdraw e i flop con carte alte.

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Valore della continuation bet

Dovrebbe dipendere sempre dalla struttura del board e non dalla forza della propria mano. Questo valore dovrebbe essere compreso fra 2/3 e i 3/4 del piatto. Più rischioso è il board più alta deve essere la puntata. Inoltre, ricordiamo che puntando l’intero piatto abbiamo il 50% di probabilità di trovare il fold del nostro avversario.

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Texas Hold’em:il gioco al river

Posted by She Warrior On March - 26 - 2010 6 COMMENTS

Eccomi qui con l’ultimo dei riassunti delle fasi di una mano di Texas Hold’em, per leggere gli altri articoli sul Poker Texano, e non solo, potete consultare l’indice dei post qui.

Il river è la quinta e ultima carta comune del gioco e per giocare in questa fase occorre avere la massima attenzione. Capita spesso che molti giocatori si sentano in uno stato di relax quando sul board vedono scendere l’ultima carta, perché la mano è quasi terminata e la concentrazione diminuisce, diciamo che a livello mentale molti giocatori vedono nella fine della mano, la fine dell’intera partita. Naturalmente, un giocatore vincente non deve comportarsi in questo modo perché il river è considerato il giro di scommesse più importante, vediamo perché:

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-non ci sono più progetti, ora abbiamo solo made hand e mani trash.

-spesso si arriva al river con un piatto grande

-abbiamo più informazioni che in qualsiasi altro momento della partita

-con il river conosciamo esattamente il valore della nostra mano

-possiamo valutare la situazione considerando l’interno sviluppo del gioco

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 Come dobbiamo comportarci? 

-value bet: quando siamo convinti di avere la mano migliore faremo una value bet per aumentare il valore del piatto. La cifra ideale sarebbe il massimo che il nostro avversario è disposto a chiamare perché, logicamente, noi vogliamo che lui ci chiami. La situazione invece si complica se abbiamo una made hand che potrebbe non essere la migliore e la decisione da prendere dipende molto dall’avversario, dal board e da come si è svolta l’interna mano iniziando dal preflop. Dobbiamo capire il più velocemente possibile (se stiamo giocando on line) quanti mani siamo in grado di battere e se sia meglio una puntata o terminare la partita con un check (o check/call nel caso il nostro avversario punti). Se comunque decidiamo di puntare, dobbiamo inoltre domandarci se la dimensione del nostro stack è sufficiente per non essere pot commited, se la risposta è  negativa, e vogliamo puntare, giochiamo la nostra mano come se fosse il nuts, vale a dire che andiamo in all-in.

-block bet: questo tipo di puntata si applica quando non siamo sicuri di avere la mano migliore ma vogliamo comunque vedere lo show down senza pagare troppo (in posizione ciò è possibile con un check). Questo tipo di puntata è particolarmente efficace contro giocatori inesperti, invece quelli che hanno una certa esperienza riescono subito a capire il  nostro gioco e spesso rilanciano, pur non avendo una mano forte, per costringerci a passare. Il valore della block bet deve essere di circa 1/3 del piatto.

-bluffare: è altrettanto importante variare il proprio gioco per far si che gli avversari non possano capire facilmente quali carte abbiamo in mano, quindi, un bluff ogni tanto non è sbagliato. Non dobbiamo però abusare di questa tecnica al river perché in questa fase della mano il piatto è di solito molto consistente e i giocatori con mani fatte potrebbero non abbandonare la mano. Ad ogni modo, il bluff dovrebbe essere giocato esclusivamente con mani trash perché un bluff con mani medie presenta due svantaggi: potremmo vincere più chips tramite il reale valore della nostra mano e con un gioco passivo se al tavolo si sono giocatori aggressivi con mani peggiori; inoltre, corriamo il rischio che l’avversario faccia a sua volta un bluff e contro rilanci, costringendoci a passare la nostra mano vincente. Se invece bluffiamo solo con mani trash ci facilitiamo la vita in quanto possiamo vincere il piatto se l’avversario passa, oppure uscire tranquillamente dalla mano di fronte a un rilancio. Come in tutti i giri di scommesse, anche al river per bluffare ci sono diversi criteri:

-quando facciamo un bluff giochiamo esattamente come se avessimo una mano forte.

-dobbiamo far sembrare di avere un ottimo punto, quindi non vale la pena bluffare se le carte del board non formano una combinazione pericolosa.

-non facciamo mai un bluff contro una calling station.

-se fino al river abbiamo giocato in maniera aggressiva ma non abbiamo completato il nostro progetto si potrebbe tentare il bluff perché forse neanche il nostro avversario ha legato.

-possiamo tentate un bluff se gli avversari si sono mostrati deboli nei giri di scommesse precedenti

-è meglio non bluffare quando un avversario ha mostrato forza

-le scare cards sono di grande aiuto per un bluff

-chiamare (call): al river chiamiamo una puntata solo se abbiamo una  mano medio-forte. Siccome non sappiamo se la nostra mano sarà in grado di vincere allo show down dovremmo evitare di rilanciare, quindi la cosa giusta da fare è chiamare o foldare.

Al river il nostro compito è quello di capire le mani dei nostri avversari e per fare ciò dobbiamo porci alcune domande

-il nostro avversario ha giocato con un progetto fino al river? Se noi abbiamo puntato e lui si è limitato a chiamare è probabile che avesse un progetto, quindi, se il river completa un draw e l’avversario punta è meglio passare, viceversa se la carta è un rag (non completa nessun progetto) l’azione migliore è quella di chiamare.

-l’avversario sta rappresentando una mano forte? Se un giocatore punta in tutti i giri di scommesse nella maggior parte dei casi significa che ha una mano forte. Se invece in precedenza aveva dato segni di debolezza e al river punta in maniera inattesa probabilmente sta facendo un bluff anche se per determinarlo con certezza bisogna prestare attenzione alle carte del board e considerare il tipo di avversario.

-abbiamo provocato un bluff? Se la nostra strategia al turn era un check-behind per spingere l’avversario a fare un bluff al river di norma chiamiamo sempre alle sue puntate.

-l’avversario ha puntato al turn? Come abbiamo detto in precedenza, gran parte degli avversari già prima del river tenta di aumentare il piatto se ha una mano forte, quindi, un gioco aggressivo anche al turn è segno di una mano vincente.

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-è possibile capire la forza dell’avversario? L’ entità della puntata è spesso un buon indicatore della sua forza o debolezza. Molto giocatori non esperti, tendono a variare il valore della puntata a seconda della forza della propria mano.

Giocare il river in posizione 

-bet-raise: se giochiamo in posizione è inoltre abbiamo una made hand dobbiamo cercare di vincere il maggior numero possibile di chips e per fare ciò dobbiamo puntare o rilanciare. Si, ma quanto si punta al river?

Ci sono 5 punti in base ai quali decidiamo la quantità adeguata da puntare:

1-la forza della nostra mano

2-l’entità del piatto

3-l’entità dello stack

4-lo sviluppo della mano

5-le letture degli avversari

 La forza della nostra mano

Sebbene questo punto contraddica il principio che il valore della puntata debba essere indipendente dalla forza della propria mano, al river possiamo fare un’eccezione. Quanto più forte è la nostra mano, tanto maggiori saranno le nostre puntate al river. In casi particolari, ad esempio con una mano nut, possiamo anche andare in all-in, questa mossa può rivelarsi molti utile in quanto numerosi avversari possono pensare che stiamo bluffando e quelli che hanno già messo troppe chips nel piatto sicuramente vorranno vedere.

Anche quando si prepara un bluff occorre riflettere sull’entità della puntata, la quale dovrebbe sempre corrispondere alla mano che stiamo tentando di rappresentare.

La entità del piatto e l’entità dello stack

Sono i fattori più importanti tra quelli della lista, in base al loro valore decidiamo se puntare una parte del piatto o se l’unica opzione che ci rimane è quella dell’all-in. Se il piatto è grande rispetto alla dimensione dello stack sarà preferibile andare in all-in.

Lo sviluppo della mano e le letture degli avversari

Se abbiamo il nuts, proprio quando pensiamo che l’avversario ha un punto forte, dobbiamo senz’altro puntare molto, tanto lui vedrà sicuramente.

-call: è opportuno semplicemente chiamare quando abbiamo un punto medio e pensiamo che il nostro avversario stia facendo un bluff o che abbia una mano più debole della nostra.

-check behind-fold: si tratta di fare check in posizione e passare se qualcuno punta. Questa mossa si applica con tutte le mani che non hanno possibilità di vincere allo show down e spesso anche con made hand deboli. Possiamo sapere quando è meglio passare rispondendo a queste domande:

1-il river può aver completato dei progetti?

2-dal comportamento dell’avversario si può dedurre che ha una mano forte?

3-ci sono motivi o indizi per pensare che il mio avversario sta bluffando?

4-l’avversario ha puntato al turn?

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Giocare il river senza posizione 

-puntare-passare (bet-fold): con made hand marginali giochiamo bet fold, vale a dire che facciamo una block bet per poter arrivare allo show down in modo economico ma passiamo di fronte a un rilancio. Come sempre fanno eccezioni particolari letture dell’avversario.

-puntare-contro rilanciare (bet-reraise): a differenza delle made hand marginali, giochiamo bet-reraise il nuts o le mani che nella maggior parte dei casi sono molto superiori a quelle degli avversari. Un nostro nuovo rilancio deve essere un all-in. 

-puntare-chiamare (bet-call): questa strategia si usa in pochissime occasioni, di solito siamo così forti da puntare o rilanciare o cos’ deboli da fare check o una block bet. Tuttavia, in funzione all’avversario che abbiamo di fronte, e per variare il nostro gioco, possiamo qualche volta giocare bet-call (puntare se non ci sono stati rilanci o chiamare se qualcuno ha già puntato). Ci sono però dei limiti per le mani con cui possiamo seguire questa strategia: siamo seduti fuori posizione o abbiamo puntato e il nostro avversario rilancia, quindi possiamo chiamare con pochissime mani (ad eccezione che il nostro avversario sia un maniac). Nelle mani dove non c’è stata molta azione e il piatto al river è ancora molto basso raramente si dovrebbe chiamare un rilancio.

 -fare check-passare (check-fold): al river tutte le mani trash si giocano facendo check o passando, anche le made hand marginali in molti casi si dovrebbero giocare così (ad eccezione di credere che l’avversario stia facendo un bluff). 

-fare check-rilanciare (check-raise): al river si fa molto raramente perché se abbiamo una mano forte vogliamo vincere il più possibile, quindi, puntiamo per evitare che la mano termini senza ulteriori puntate. Con le mani deboli il check-raise non è efficace come bluff perché una mossa di questo genere al river è molto sospetta, in quanto con mani forti avremmo puntato in precedenza.

-fare check-chiamare (check-call): come regola, senza posizione giochiamo le mani buone, passiamo quelle meno buone e faciamo una block bet con quelle medie. Il problema è che contro giocatori più esperti alla lunga questo metodo diventa evidente. Per questa ragione, con made hand marginali dobbiamo utilizzare con una certa frequenza la strategia check-call, cioè fare check per poi chiamare un’eventuale puntata.

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Texas Hold’em: il gioco al turn

Posted by She Warrior On March - 18 - 2010 ADD COMMENTS

Continuando con i riassunti delle diverse fasi della mano di una partita di Texas Hold’em, oggi vi presento il turn. Inoltre, vi ricordo che potete trovare tutti i post precedenti nella pagina “indice post”, e non solo quelle inerenti il Poker! 

Il turn è la quarta carta comune che scende sul board, e adesso vedremo come giocare questa fase sia in late position, sia in early position. Comunque, è opportuno ricordare che per essere giocatori vincenti dobbiamo cercare di giocare sempre in posizione.

Il turn in posizione: cosa possiamo fare?

-puntare/rilanciare (bet/raise): se al turn abbiamo una mano fatta forte, e siamo convinti di avere la mano migliore, dobbiamo quasi sempre puntare o rilanciare. Siamo così avanti nello svolgimento della partita che con un ottimo punto in mano lo slow play non avrebbe senso. Di solito, a questo punto del gioco i piatti hanno raggiunto un valore tale che gli avversari probabilmente continueranno a pagare di fronte a una puntata per mantenere viva la loro possibilità di vittoria. Può anche capitare che un avversario faccia una donk bet, ma se in precedenza eravamo gli aggressori, un raise spesso consente di vincere il piatto. Inoltre, una puntata può essere giocata proficuamente se arriva una scare card, ma siccome gli avversari più esperti potrebbero capire che stiamo giocando in virtù di quella carta, non conviene abusare di questa tecnica di bluff. Da aggressore preflop inoltre, possiamo applicare il concetto di “multiple barrels” (puntare in più giri di scommesse per continuare l’aggressione e creare delle “barriere”). In generale al turn conviene puntare quando: riteniamo di avere la mano migliore o la carta del turn modifica la struttura del board in modo da poter costringere mani migliori della nostra a foldare, per applicare quest’ultima strategia però bisogna tener conto degli avversari. E’ possibile che al turn si subisca un chek-raise, a questo punto ci conviene riflettere un attimo su quali mani siamo in grado di battere e, quando è possibile, sul perché di quella mossa da parte del nostro avversario. In generale un check-raise è una strategia molto forte perché si tratta di una trappola.

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-fare check in posizione (check behind): fare solo check al turnn significa giocare in maniera passiva e ciò non piace ai tight aggressive, ma in numerose situazioni può ridurre le perdite e aumentare le vincite. Se ci troviamo nella situazione in cui abbiamo una buona mano, ma non siamo sicuri che sia la migliore, possiamo fare check al turn e call al river, in questo modo ci proteggiamo di possibili rilanci, inoltre, stiamo dando al nostro avversario la possibilità di bluffare. I motivi principali per fare check al turn sono: vogliamo giocare check behind al turn e call/bet al river con una made hand, abbiamo in mano una trash hand, non possiamo migliorare  il nostro progetto, ci sono troppi avversari nella mano. Attenzione però che con questo metodo il nostro avversario può vedere la prossima carta gratuitamente.

-fare call: se siamo in posizione e uno degli avversari punta è consigliabile chiamare se le regole degli odds, degli outs e delle probabilità lo permettono, oppure quando abbiamo una made hand sufficientemente buona per chiamare, ma non abbastanza buona per rilanciare. In generale, sarebbe sempre meglio decidere per un rilancio o passare, ma certe volte optiamo per un call (anche per variare il nostro gioco). C’è da considerare però, che se chiamiamo con mani insicure al turn, difficilmente al river arriveranno le carte in grado di darci sicurezza e se l’avversario dovesse ancora puntare ci troveremmo in grossa difficoltà.

-passare (fold): naturalmente al turn si passano tutte le mani trash e i draws per i quali gli odds non sono adeguati. Le made hands che pensiamo non siano sufficienti per vincere il piatto possono essere buttate senza rimpianti in quanto dobbiamo considerare che per arrivare allo show down dovremo quasi sempre pagare una nuova puntata al river.

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In linea di massima, se non pensiamo di essere in vantaggio e crediamo che non possiamo riuscire a far passare mani migliori della nostra, allora sempre è meglio foldare.

Il turn senza posizione: cosa possiamo fare?

Anche in questo caso ci sono diverse possibilità per agire, ma mi sembra opportuno ribadire che un giocatore vincente dovrebbe sempre cercare di giocare in posizione perché il fatto di non farlo può mettere al repentaglio il nostro stack.

-puntare-passare (bet-fold): questa è una strategia standard per il gioco fuori posizione da aggressore preflop. Per esempio, siamo gli aggressori preflop e al flop riceviamo una buona mano, quindi puntiamo e dei giocatori che probabilmente hanno un progetto o un buon punto vedono. In questa situazione al turn si prende in considerazione l’opzione bet-fold, cioè puntiamo o passiamo di fronte a un rilancio. La puntata che in questo caso stiamo facendo potrebbe essere considerata una probe bet. Ma perché passiamo? Semplicemente perché uno dei giocatori con il progetto potrebbe aver realizzato la sua mano, quindi, facendo una puntata di prova ci aspettiamo un call o un fold, se quest’ultimo  non arriva è meglio ritirarsi.

-puntare-rilanciare (bet-raise): con tutte le mani monster giochiamo da aggressore un  bet-raise. Dobbiamo considerare che se un avversario rilancia la nostra puntata probabilmente anche lui ha una buona mano e dovremo andare in all-in. Come sempre, quando succede una cosa del genere, dobbiamo fare una riflessione veloce sul tipo di avversario che abbiamo davanti.

-fare check-chiamare (chek-call): si tratta di un approccio molto conservativo e debole che deve essere applicato solo in poche e determinate situazioni per far fare un bluff all’avversario. Questa strategia mantiene basso il piatto al turn nell’ottica di massimizzare gli utili al river. Attenzione però che questa mossa è un tipo di slow play ed è bene ricordare che questo gioco non sempre funziona, soprattutto in presenza di board forti è assolutamente da evitare. Lo slow play è consigliato quando: abbiamo un punto molto forte e il board non è strutturato, oppure se pensiamo che se puntiamo il nostro avversario potrebbe passare.

-fare check rilanciare (check-raise): può essere applicata con successo solo contro avversari molto aggressivi, altrimenti si rischia di fare slow play indesiderato. Il check raise possiamo farlo quando pensiamo che uno degli avversari dopo di noi preferisca puntare se nessuno lo ha già fatto, quando abbiamo una mano molto forte e crediamo che uno degli avversari dopo di noi voglia puntare e possa chiamare a un successivo rilancio oppure quando vogliamo fare un bluff e tentiamo di rappresentare una mano forte.

-fare check-passare (check-fold): quando abbiamo mani trash con o senza posizione dobbiamo foldare.

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Texas Hold’em: il gioco al flop

Posted by She Warrior On March - 17 - 2010 ADD COMMENTS

Nel post precedente ho condiviso con voi i miei appunti del gioco al preflop, adesso invece tocca al gioco al flop e alle diverse strategie che si possono adottare per avere una mano vincente. Iniziamo subito dicendo che l’importanza del flop è dovuta al fatto che in questo momento conosciamo 5 delle sette carte complessive, vale a dire il 71,4% un’informazione da non sottovalutare, no?

Quali sono i fattori che dobbiamo considerare per preparare la nostra strategia?

-le azioni compiute prima del flop (quelle nostre e quelle degli altri)

-la nostra posizione

-la categoria della nostra mano e la struttura del flop

-l’entità del piatto

-il numero e il tipo di giocatori

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1- Le azioni prima dal flop e la nostra posizione

Bisogna farsi le seguenti domande: chi ha rilanciato? Chi ha chiamato? Quanti rilanci ci sono stati? E in base alle risposte adottare una certa strategia di gioco. Per esempio, è importante considerare che se un giocatore ha rilanciato prima del flop e adesso punta non significa per forza che abbia una buona mano, in quanto sta semplicemente continuando l’aggressione (continuation bet), quindi, in questo caso dobbiamo tentare di leggere la sua mano (cosa certamente non facile), considerando la sua posizione, il suo rilancio (quanto ha rilanciato?) e il board. Ad esempio possiamo fare una probe bet per tentare di capire cosa nasconde. Invece, un giocatore che in precedenza ha solo chiamato e ora mostra una certa forza dovrà essere trattato diversamente in quanto potrebbe avere una buona mano. Anche in questo caso tentiamo di capire cosa abbia in mano, analizzando la sua puntata, la posizione, il range di mani con cui è solito giocare e i logicamente le carte del board.

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2- La categoria della nostra mano e la struttura del flop

La categoria della nostra mano

-made hand: al flop abbiamo una mano fatta che ha la possibilità di vincere allo show down. Ci sono però diversi tipi di made hand e vanno dalle semplici coppie fino a un full house, un tris, ecc. La differenza fondamentale sta nella loro forza. Per esempio le coppie basse o medie devono essere classificate come deboli, mentre che una doppia coppia forte o una scala, tanto per dare due esempi, sono invece made hand forti che spesso ci permettono di vincere. Ad ogni modo più che concentrarsi sulla propria mano, bisogna sempre leggere il board e scoprire i progetti o le made hand degli avversari. E’ evidente che con un board pericoloso, ad esempio con 3 carte dello stesso seme, il nostro set di K potrebbe perdere valore e quindi bisogna adottare subito una strategia per vincere. Allora, in funzione della nostra forza sono necessarie diverse considerazioni di natura strategica:

        -made hand forte: al flop abbiamo un set 777, probabilmente abbiamo la mano migliore, quindi ci facciamo pagare per questo.

       -made hand debole: con  Kp e Tq al flop troviamo una top pair Kf 4p 5f questa combinazione però consente altre made hand (il 10 come kicker non è imbattibile) e addirittura dei draw. In questo caso, e in questo momento (al flop), la nostra made han KK è debole.

       -made hand critica:prima del flop rilanciamo con Kf Qf e troviamo un re, ma arriva anche un’over card per la nostra coppia e a questo punto siamo molto deboli.

-progetti (mani draw): sono tutte quelle mani con qualsiasi tipo di progetto, di solito scala o colore, ma anche il set.

       -draw forte: al buttom con Ac Tc rilanciamo al preflop. Al flop troviamo 2p 4c Kc, abbiamo un nut flush draw in più abbiamo anche A come overcard, quindi è un draw molto forte. Possiamo legare un A, legare il colore e abbiamo anche la possibilità di fare scala!

      -draw debole: con Aq Kq e un flop 3c 7q Tc al momento non abbiamo altro che due overcard.

-mani trash: sono tutte quelle combinazioni che no sono né draw né made hand. Se al flop ci troviamo in questa situazione foldiamo o facciamo check.

Un buon flop è tale per due motivi: perché grazie al flop abbiamo ricevuto una  mano forte oppure perché il flop non ha migliorato la mano dei nostri avversari. Se abbiamo una mano forte ci facciamo pagare, se il nostro avversario ha una mano debole cercheremo di spingerlo a passare.

La struttura del flop

-flop dry (secco): sono tutte quelle combinazioni non pericolose, cioè poco o per nulla coordinate, per esempio Kc 7q 2f, con le quali non sono possibili dei progetti forti perché il flop completa poche mani, quindi l’avversario può essere facilmente spinto ad abbandonare.

-flop con moti progetti (pericoloso): è una struttura che consente multipli progetti perché è molto coordinato e si combina bene con molte mani di partenza, per esempio Aq Jq Tq. 

3- L’entità del piatto

Da questo dipende abitualmente il valore delle puntate e sapere se è possibile giocare un progetto in modo proficuo. Dobbiamo sempre partire dal seguente principio: i piatti e le puntate grandi devono essere riservati alle mani forti. Molto spesso capita che alcuni giocatori cono ottime mani inizino puntando poco creando piatti relativamente piccoli e perdendo la possibilità di guadagnare ciò che la loro mano merita.

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4- Il  numero degli avversari e i tipi di giocatori

Anche questo svolge un ruolo rilevante, in linea di massima quanti più giocatori sono coinvolti in una mano fino allo show down, tanto migliore sarà la mano media che alla fine vincerà il piatto, quindi occorre una mano forte per vincere oppure obbligare i giocatori ad abbandonare la mano.

Ci sono due situazioni per il gioco al flop e queste dipendono da come ci siamo comportati al preflop: siamo stati preflop caller (cioè abbiamo solo chiamato?) oppure siamo stati preflop raiser? (cioè abbiamo puntato/rilanciato?). Dal nostro comportamento preflop dipenderà l’idea che gli altri giocatori hanno della nostra mano e anche l’entità del piatto. Adesso analizzeremo le due situazioni separatamente:

-gioco da preflop caller: se prima del flop abbiamo solo chiamato significa che abbiamo una mano speculativa e vediamo le carte in maniera economica (la stessa cosa vale per i nostri avversari). A questo punto, con una mano speculativa al flop, vale una regola molto importante: se in un piatto senza rilanci (cioè piccolo) non si lega una made hand o un progetto forte non dobbiamo giocarci l’intero stack. In altre parole, se il piatto è molto piccolo e gli avversari numerosi non vale la pena incrementarlo con una made hand marginale perché la probabilità che l’avversario abbia una mano più forte è alta.

Ad ogni modo, supponendo che il flop ci abbia regalato una mano forte, dobbiamo puntare per aumentare il valore del piatto, quindi la vincita. Al flop l’entità della puntata deve essere una cifra compresa fra la metà e l’intero piatto, oppure deve essere il triplo del precedente rilancio. Se il flop è molto strutturato, e consente numerosi progetti (soprattutto se ci sono più avversari), scegliamo un valore più alto, mentre con un flop dry basta la metà del piatto. Invece con made hand deboli si dovrebbe  fare una probe per capire la mano dei nostri avversari.

Se con il flop abbiamo un progetto nella maggior parte dei casi dobbiamo giocare passivamente e se abbiamo la possibilità di checkare lo facciamo perché abbiamo bisogno di vedere le carte pagando il minimo indispensabile o addirittura gratis. E’ opportuno ricordare che il check lo facciamo se siamo in posizione, altrimenti, a seconda dei giocatori, è possibile tentare una block bet. Con progetti forti possiamo scegliere uno stile più aggressivo.

-gioco da preflop raiser: capita spesso che al flop, i giocatori seduti prima dell’aggressore preflop facciano check, anche se talvolta qualcuno farà una donk bet. Uno degli strumenti fondamentali di un buon poker (anche se non si dovrebbe abusarne) è la continuation bet, la quale può avere luogo in 3 diversi contesti: in heads up, contro due giocatori o con 3 o più giocatori. E’ importante ricordare che per realizzare una contibet non c’è bisogno di aver legato al flop perché sicuramente nemmeno i nostri avversari hanno legato (si lega solo nel 33% dei casi) e sanno che probabilmente abbiamo una mano buona perché abbiamo dimostrato la nostra forza al preflop. Adesso esaminiamo i tre diversi contesti dove può aver luogo una contibet.

       -contibet in heads up: se dopo la distribuzione delle carte del flop ci troviamo in HU giocheremo quasi sempre una contibet. Rilanciamo sia se abbiamo legato al flop, sia se non abbiamo legato niente. Nel primo caso si fa una value bet, nel secondo un semibluff. Se al flop non abbiamo legato niente abbiamo anche l’opzione di fare check, soprattutto se il flop dà presumibilmente molte possibilità al nostro avversario di aver legato una mano, ma facendo check si capisce ben poco perché mostrando debolezza forse stiamo invitando il nostro avversario a bluffare. Un ulteriore fattore da considerare è l’avversario di turno: è in grado di separarsi della sua mano? Se la risposta è “no”, con mani brutte dovremmo fare check. Per ultimo, è importante considerare la nostra immagine al tavolo: gli avversari credono che siamo solidi e puntiamo solo con made hand forti? Oppure pensano che bluffiamo spesso e giochiamo con mani marginali?

       -contibet contro due giocatori: i flop molto coordinati non depongono a favore di una contibet contro due giocatori. Ovviamente la decisine da prendere dipende, oltre che dal board, dal tipo di gioco dei nostri avversari e dalla nostra immagine, per capire meglio cosa si dovrebbe fare bisognerebbe rispondere alle seguenti domande: tra gli avversari c’è una calling station? Ho una cattiva immagine? Sono fuori posizione? Se abbiamo risposto “si” ad almeno una di queste domande e non abbiamo alcuna mano fatta o progetto forte è meglio rinunciare ad un ulteriore rilancio.

       -contibet con 3 o più giocatori: se vediamo il flop con 3 o più avversari con le contibet dovremmo mantenere un atteggiamento estremamente prudente. Con mani trash o progetti deboli se non ci sono le condizioni perfette (giocatori tight, board secco, posizione), non possiamo neppure prendere in considerazione una contibet.

Entità della contibet: L’obiettivo della continuation bet è quello di vincere il piatto anche se lo abbiamo mancato. Se puntiamo il valore del piatto abbiamo una probabilità di vincere del 51%, se puntiamo 2/3 dei piatto la percentuale di successo è del 41%, con 1/2 piatto scende al 31%. Ricordiamoci di non far dipendere la contibet dalla nostra mano bensì dal board e dal piatto, altrimenti diventiamo leggibili.

Rilancio di una contibet (getting raised): se un altro giocatore rilancia la nostra contibet agiremo in linea di massima in maniera conservativa. Se l’avversario ha fatto un check raise indica nella maggior parte dei casi che ha una mano forte. Bisogna considerare che quando siamo gli aggressori preflop e al flop qualcuno ci rilancia non è un bluff perché il giocatore parte dal presupposto che noi abbiamo una mano forte.

Con mani fatte forti ci giochiamo tutto lo stack, ma questa azione dipende da due domande: il mio avversario chiama anche con mani non buone? E’ possibile che foldi anche se ha la mano migliore? Se rispondiamo “si” a una di queste domande dobbiamo in ogni caso rilanciare per esercitare pressione. Come di abitudine rilanciamo di circa 3 volte la puntata dell’avversario. Con progetti forti si applicano le stesse regole.

Giocare al flop facendo chek

Come è già stato ribadito diverse volte in questo post e nei post precedenti, la maggior parte delle carte le giocheremo da aggressori preflop continuando a puntare al flop. Tuttavia, ci si può trovare in situazioni in cui un check al flop è la cosa più giusta da fare. In particolare se siamo fuori posizione esistono 3 possibilità: fare check-fold, far check-call, fare check-raise. In posizione invece c’è solo un’alternativa: fare check quando gli altri giocatori prima di noi hanno fatto lo stesso (check behind), quindi, si passa al giro di scommesse successivo senza mettere altre puntate.

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 -check-fold: passiamo la parola al giocatore successivo e poi, in presenza di una puntata abbandoniamo la mano. Questo si fa con mani trash o scarse e si dovrebbe aver sempre presente questa alternativa.

-check-call: passiamo la parola al giocatore successivo e poi chiamiamo un eventuale puntata. Questa è una giocata tipica dei giocatori scarsi e passivi perché è un gioco dove non si esercita pressione, quindi è meglio eliminare questa mossa dal nostro repertorio.

-check-raise: passiamo la parola al giocatore successivo per poi contro rilanciare una sua puntata. Questa è una mossa che dimostra grande forza e si applica esclusivamente quando siamo fuori posizione. Da aggressori preflop però non facciamo mai un check raise in quanto abbiamo già dimostrato la nostra forza prima e probabilmente nessuno punterà dopo il nostro check e così si corre il rischio di inciampare in uno slow play indesiderato.

 Le donk bets

Sono scommesse inattese che vanno al di fuori di ogni logica e contro la regola di fare check al flop fino al turno dell’aggressore preflop. Di solito, l’obiettivo di queste scommesse è quello di rubare il piatto o di vedere una delle carte successive senza pagare troppo, ed è considerata come segno di debolezza. E’ quindi consigliabile rilanciare le donk bet con molti tipi di mani, anche se con quelle trash preferiamo il fold.

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Il mio vero nome è Lucia, ho 23 anni e sono appassionata di storia antica, fantasy e mitologia, ma anche di natura e sport. Attualmente abito in Toscana insieme al mio fidanzato, alla mia cagnolina Tanaquilla e al Nano da Giardino (che mi da il tormento ogni volta che può). Sono 1/3 italiana, 1/3 spagnola e 1/3 culomondista (per motivi di privacy non voglio dire il nome della nazione). Tutti i commenti sono benvenuti, specialmente quelli che segnalano errori ortografici! Attualmente il blog è bilingue (italiano-spagnolo) ma molto presto saranno aggiunti nuovi post in inglese.

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