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September , 2010
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Il Blog di She Warrior

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Archive for the ‘Scrivere’ Category

Il linguaggio del corpo applicato alla scrittura

Posted by She Warrior On February - 3 - 2010 5 COMMENTS

Tutti gli aspiranti scrittori sanno che per rendere una scena credibile all’interno del proprio racconto i dialoghi devono essere a misura di personaggio, ma sanno anche che le persone quando parlano si muovo, non stanno lì pietrificate come mummie. Il linguaggio del corpo accompagna, supporta o smentisce quello verbale e per evitare di inserire in un romanzo delle “teste parlanti”, sarebbe opportuno conoscerlo almeno un po’. Scrivere qualcosa tipo “appena vide quel ragazzo si rese conto che le piaceva”, non significa nulla, io  non vedo niente, lì c’è solo una testa che parla, anzi, non c’è nemmeno la testa! Se invece però scriviamo “appena lo vide arrossì” è già un bel inizio (anche se ciò non basta).

In questo post vorrei parlavi del linguaggio del corpo e di come le persone manifestano le proprie emozioni attraverso le mani, lo sguardo, il tono della voce e tanti piccoli atteggiamenti che ognuno di noi compie ogni giorno. Per forza di cose l’articolo non è esaustivo e saranno trattati soltanto i macrogesti più comuni.

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Cosa è il linguaggio del corpo?

Semplicemente un mix di movimenti innati e acquisiti. I primi richiamano la nostra parte irrazionale, gesti antichissimi che hanno a che fare con la sopravvivenza della specie, la maggior parte individuabili in altri primati. I secondi invece, derivano dall’interazione sociale e dall’importanza, il consenso o il dissenso, che la nostra cultura li attribuisce. In questo post però, mi occuperò soltanto dei primi perché possono essere applicati a qualsiasi persona a prescindere dalla cultura a cui faccia riferimento. Sebbene questo non sia un post su argomenti psicologici, devo subito chiarire che ogni singolo gesto va letto considerando il contesto in cui si manifesta. Per esempio una persona che incrocia le braccia sotto la pioggia e il vento, probabilmente lo farà perché ha freddo e no, come vedremo più avanti, perché abbia qualcosa da nascondere o si senta insicura della propria posizione. Inoltre, mi pare ovvio sottolinearlo, certe persone sanno come controllare le proprie emozioni, quindi non fidatevi! (il Nano da Giardino è una di queste).

Gli occhi

Servono per scrutare l’ambiente, ma anche per minacciare un avversario. Se fate attenzione, la maggior parte delle persone non vi guarda direttamente negli occhi quando vi parla o se lo fa sarà per brevi intervalli, perché sostenere lo sguardo di una persona per più di cinque secondi è un atto di sfida, è qualcosa di aggressivo. Colui che sostiene o cerca il contatto diretto con gli occhi dell’altro si sente superiore e domina la situazione. Un’altra particolarità di questo organo sono le pupille, che si dilatano al buio e si contraggono con la presenza eccessiva di luce. Ma sarà solo in questi due casi che cambiano forma? No. Inoltre, le pupille si dilatano quando siamo sessualmente eccitati e uno studio ha dimostrato che il maschio, dopo aver visto un film porno aumenta il loro volume fino a tre volte di più.

Non è un caso che nelle campagne pubblicitarie dei cosmetici, e non solo, le pupille delle donne siano ritoccate per apparire più grandi.

La bocca

Qui ci sarebbe troppo da dire, ma vediamo se riesco ad essere sintetica: in primo luogo abbiamo i denti, che sono un’ottima arma di difesa, infatti gli animali quando si sentono minacciati mostrano subito i denti al proprio avversario. Negli esseri umani succede la stessa cosa e ciò si manifesta con il “sorriso tirato”, il tipico sorriso falso per intenderci. Per esempio, quando una persona mente, o vuole fregare il prossimo con la propria falsità, sboccia questo bruttissimo sorriso di circostanza.

Poi abbiamo le labbra, una delle parti più sensuali del corpo di una donna. Ma perché gli uomini impazziscono alla vista delle labbra carnose? La risposta è semplice: le labbra femminili ricordano le labbra genitali, per questo i maschi ne vanno pazzi e la donna inconsciamente lo sa . Quando una donna vede un uomo attraente suole bagnarsi leggermente le labbra con la lingua o toccarsi per richiamare l’attenzione su di esse.

Il naso

Il naso serve per respirare e catturare gli odori dell’ambiente. Quando ci troviamo di fronte ad una situazione pericolosa, o comunque sgradevole, il nostro corpo adotta una serie di strategie che lo preparano a “combattere o fuggire”, in questo modo la persona realizza una rapida valutazione dell’ambiente per decidere in pochi minuti quale comportamento adottare. Una caratteristica delle persone tese è quella delle narici aperte, tramite un respiro profondo diamo più ossigeno al cervello che, acquistando una maggior lucidità, si prepara a prendere la decisione giusta.

Il collo

Nel collo troviamo gli organi vitali, quindi, esporre il collo è un chiaro messaggio di sottomissione (negli esseri umani sessuale). I maschi sono più attratti dalle donne che mostrano subordinazione e che, all’apparenza, hanno bisogno di essere protette e coccolate, perciò una donna che insegna il collo risulterà più attraente. Una donna che si trova in discoteca di fronte a un ragazzo che le piace, inizierà a richiamare l’attenzione sul suo collo spostandosi i capelli, toccandosi o accarezzandosi con una certa frequenza, sebbene questo sia, nella maggior parte dei casi, un comportamento del tutto inconsapevole.

Come il collo, anche questo conserva gli organi vitali e chi ha paura, o ha qualcosa da nascondere, tende a proteggerlo per esempio incrociando le braccia. Al contrario chi invece si sete sicuro di se, chi dice la verità e chi non ha nulla da nascondere, tende a spalancare le braccia e a insegnare il petto “a cuore aperto”.

Le mani

Anche qui ci sarebbe molto di cui parlare, è impossibile riassumere un poche righe i mille significati dei movimenti delle mani. Partiamo però di un gesto comune: portasi le mani (o il dito) in bocca. Bene, questo è un gesto che richiama la nostra infanzia, quando bevevamo il latte dal seno materno e quando usavamo il cuccio per addormentarci, e denota una situazione di disaggio, un disperato bisogno di sicurezza.

Invece, il gesto di coprirsi la bocca (sia con la mano, sia con le dita) equivale a non voler lasciar scappare le parole. Per ultimo (si fa per dire), i palmi delle mani rivolti in su hanno lo stesso significato di mostrare il petto: vale a dire, “non ho niente da nascondere”, questo gesto è molto interessante dal punto di vista antropologico perché richiama l’abitudine dei nostri antenati che per dimostrare che erano disarmati insegnavano le mani.

Le braccia

Servono per caricare oggetti, per combattere e per proteggerci da eventuali pericoli. Ad esempio una persona che si porta le mani sulla testa sta, inconsciamente, proteggendo gli organi vitali. Chi fa questo gesto sicuramente si ritrova davanti a una situazione di pericolo o di rabbia e lo stesso vale per chi si copre gli occhi (non vuole vedere).

Ma gli arti superiori servono anche per farci diventare più grandi. Se alziamo le braccia siamo leggermente più alti, se invece le poggiamo sui fianchi siamo più larghi. Infatti, quest’ultimo è un comportamento molto comune fra i maschi che si sentono sicuri di sé, ma si veda anche due persone che discutono.

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Riassumendo:

- Il linguaggio del corpo supporta o smentisce quello verbale

- Quando una persona parla il suo corpo si muove, altrimenti sarebbe una mummia

- Uno sguardo fisso e intenso è segno di sfida, per il contrario abbassare lo sguardo è segno di timidezza o sottomissione

- Le pupille dilatate indicano eccitazione sessuale

- Un sorriso tirato indica tensione

- Le braccia incrociate indicano distacco, che può essere dovuto alla tensione

- Portarsi le dita un bocca denota insicurezza

- Mostrare il petto e i palmi delle mani equivale a dire “non ho niente da nascondere”

- Mostrare il collo è segno di sottomissione sessuale

Tre esempi per la scrittura

Primo esempio: Lucia (cioè io!) vuole uccidere in Nano da Giardino ma non vuole ammetterlo davanti a sua mamma.

Sbagliato: “Lucia rispose di no, disse di non avere intenzioni di uccidere quel Nano, ma era evidente che mentiva”, perché era evidente? Cosa tradì il pensiero di Lucia?

Un po’ meglio: “Lucia sfoggiò un sorriso tirato, si grattò la testa e il naso, incrociò le braccia e giurò di non essere intenzionata ad uccidere il Nano”, i suoi gesti la tradiscono.

Secondo esempio: Lucia lancia una sfida al Nano da Giardino senza dirglielo direttamente.

Sbagliato: “Lucia lanciò al Nano uno sguardo di sfida”, cioè?

Un po’ meglio: “Lucia fissò il Nano negli occhi e sostenette lo sguardo per circa un minuto. Aprì le narici e respirò profondamente. Poggiò le mani nei fianchi e gli disse: per te è un problema se non pulisco il giardino?

Terzo esempio: Lucia si innamora a prima vista dal Nano da Giardino.

Sbagliato: “Appena lo vide si rese conto di aver avuto un colpo di fulmine”, siamo alle solite, non si vede niente.

Un po’ meglio: “Le sue pupille si dilatarono, la sua pelle arrossì e il cuore iniziò a battere più forte. Iniziò a giocare coi capelli lasciando intravedere il tatuaggio che aveva nel collo. Abbassò lo sguardo e dissi con un filo di voce: come ti chiami?

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Smettere di scrivere? Forse si

Posted by She Warrior On February - 2 - 2010 3 COMMENTS

Ieri 1° febbraio è stato il mio compleanno, ho fatto 23 anni e a quest’età già mi sento stanca. Immagino che quando arriverò ai 40 sarò ricoverata in manicomio, ma tanto sono abituata, visto che questo paese è un manicomio a cielo aperto, quindi me ne farò una ragione. Questi giorni ho meditato un po’ sulla mia vita, sul mio romanzo e sul fatto che sto a spendere troppo tempo sia a scrivere sul blog sia con la mia piccola opera e con quella di mia sorella (che alla fine è anche mia).

Io non voglio diventare una scrittrice bella, ricca e dannata, ma non nascondo la voglia di essere pubblicata, ma ci sono diversi ostacoli da superare: il primo, come ho appena accennato, è il tempo. Le giornate volando via e le ore che passo davanti al pc sono irrecuperabili. Il secondo è la lingua, sebbene abbia fatto molto progressi, e scrivo meglio di molti italiani purosangue, non è una sfida ancora vinta. Il terzo problema, e quello a mio avviso più grave, sono i soldi.

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Come tutti voi anche io ho un sogno ne cassetto, e per farlo diventare realtà non posso certamente continuare a lavorare part time o a girare l’Italia facendo l’interprete nelle fiere, ci vogliono quattrini, e non pochi, quindi dovrò darmi una regolata e tentare di trovare un compromesso fra il tempo che dedico al lavoro, allo studio, e alla scrittura e ciò mi deprime non di poco, perché detesto lavorare, in più sono una che ha bisogno di dormire almeno dieci ore al giorno e il fatto di non essere capace di gestire la mia vita come vorrei mi crea una grande frustrazione. Forse dovrei lasciare da parte la scrittura, o dedicarle soltanto due giorni a settimana, ma sono del parere che per fare le cose perbene bisogna esserci dentro con tutte le scarpe.

Salvo rare eccezioni, i grandi artisti del passato sono state persone che hanno dedicato la propria vita alla loro arte. Prendiamo ad esempio Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Marx (l’esempio più palese di uno che non aveva voglia di fare un cazzo). Purtroppo non ho la fortuna di poter essere mantenuta e gli Dèi non vogliono farmi vincere l’Enalotto, quindi, come tanti altri geni incompresi, devo rimboccarmi le maniche e guadagnarmi il pane col sudore della fronte (come dice la maledizione). Di conseguenza sto vivendo un grosso dilemma: mollare o resistere? Mollare significherebbe più tempo per lo studio e l’approfondimento di una materia che, dedicandole il tempo che si merita, potrebbe darmi grandi soddisfazioni economiche in futuro, ma stiamo parlando di un futuro che arriverà fra circa tre anni, non di meno (e poi comunque di sicuro non c’è nulla). Resistere sarebbe lavorare otto ore al giorno (che en realtà non sono otto bensì dieci perché con due ore di pausa pranzo non posso mica tornare a casa), studiare quelle 3 orette che mi rimangono dopo le faccende quotidiane e, quando ho un attimo libero, andare avanti col mio romanzo.

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Così facendo però non farei né una cosa né l’altra: non sarei brava nello studio né tanto meno scrivendo, sarei sempre una “così così”, una che è “nella media”, e di gente media (e mediocre) ce n’è già abbastanza.

Sicuramente continuerò a scrivere sul blog (così almeno non perdo l’abitudine al linguaggio scritto), ma penso che sia arrivato il momento di mettere, ancora una volta, il mio romanzo nel cassetto.

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La forza dell’immagine e il fantasy

Posted by She Warrior On January - 31 - 2010 Comments Off

Come i due gatti che mi leggono ogni tanto sanno, questo blog si occupa prevalentemente di fantasy e, talvolta, di qualche mio sfogo contro il mondo che mi circonda (anche se ciò non interessa a nessuno per me è un’eccellente terapia!). In questo post vorrei occuparmi dell’immagine e dell’impatto psicologico che questa ha nell’osservatore, argomento che secondo il Nano da Giardino ha a che fare col fantasy.

Cos’ è l’immagine?

Prima di cominciare considero opportuno fare una piccola parentesi su ciò che io intendo per immagine. Per me un’immagine è innanzi tutto un simbolo, e l’insieme di questi simboli può essere considerato un linguaggio, anzi, la prima forma di linguaggio scritto che l’uomo ha conosciuto. I nostri antenati, i cosiddetti “uomini delle caverne” (anche se di questi se ne vedono ancora in giro!), utilizzavano le immagini per esprimere e rappresentare la loro visione del mondo, immortalando così i loro sogni, le loro paure, le loro gioie ma anche la stessa quotidianità. E’ stato grazie alla difficile interpretazione di questi simboli che oggi gli studiosi possono ricostruire, al meno in parte, la visione del mondo di questi ominidi.

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Con l’evolversi delle società primitive è nato il bisogno di creare un linguaggio più preciso che potesse essere compresso da tutti con un significato universale. Con l’avvento della scrittura, le immagini, che prima rappresentavano l’unico linguaggio scritto, si trasformarono in arte e continuarono a trasmettere emozioni. Già in tempi antichissimi le classi dominanti capirono il prezioso potere dell’immagine, dovuto all’impatto immediato che essa può causare nell’osservatore. Così i grandi re e faraoni cominciarono a scolpire statue in pietra che raffiguravano la magnificenza della propria persona, risaltando tutte le loro virtù e potenza. Secoli dopo, i greci e i romani fecero la stessa cosa, utilizzando le immagini per le loro campagne politiche e per ridicolizzare la figura del nemico. In proposito ricordiamo la campagna diffamatoria di Augusto contro Cleopatra e Marco Antonio, essendo quest’ultimo rappresentato come un ubriaco omosessuale nei dipinti delle mura della città.

In tempi più recenti, la famiglia dei Medici utilizzò la forza dell’immagine per ostentare il proprio potere, facendo costruire maestosi monumenti e affreschi che, tutt’oggi, possiamo osservare nelle loro ville. La stessa cosa fece anche la chiesa cattolica, costruendo magnifiche cattedrali, statue di santi misura “extralarge” e fontane dei desideri (i desideri però erano per loro!). In età moderna, con il riconoscimento della psicologia come scienza autonoma, sono stati fatti molti studi sul potere dell’immagine e le percezioni di esse. La scuola tedesca Gestalt, è stata la pioniera in questo campo ed a aperto tante strade per nuovi studi.

Oggigiorno gli esperti di marketing e pubblicità, indagano sull’influenza che le immagini hanno al momento della scelta di un prodotto o servizio, per indirizzare le loro campagne pubblicitarie verso la strada più corta e redditizia. Allo stesso modo si creano le campagne delle elezioni politiche, mostrando al candidato come un paladino della giustizia e i buoni costumi (anche se ormai non ci crede più nessuno!). Ma l’immagine è, a sua volta, uno stimolo che a seconda dell’importanza attribuita dall’osservatore, può incitare una persona a adottare determinati comportamenti (anche se non coscientemente voluti). Un esempio banale, ma molto valido, sarebbe quello di una ragazza in sovrappeso che, dopo vedere la fotografia di una modella, si mette subito a dieta.

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Cosa succede nella nostra mente quando guardiamo un’immagine?

Le persone che vivono nelle grandi città sono letteralmente bombardate d’immagini. Non vorrei dare numeri sbagliati ma, senza paura di esagerare, direi che ognuno di noi è esposto a migliaia d’immagini ogni giorno, e tutto ciò senza che ce ne rendiamo conto. Pensiamo alla segnaletica stradale, ai cartelli pubblicitari dei negozi, alle propagande politiche e religiose, alla pubblicità in tv ed internet, ai volantini, e la lista si fa lunga e noiosa. Non essendo un’esperta in psicologia, ne tanto meno avendo le pretese di esserlo, tenterò di analizzare dal mio punto di vista, strettamente personale e soggettivo, cosa ci succede quando vediamo un’immagine.

Vorrei cominciare raccontando la pubblicità di un’agenzia di viaggi, che ho visto tempo fa mentre girovagavo in internet.

L’ intenzione della suddetta agenzia era quella di vendere un viaggio nelle Isole Caraibiche, e per fare ciò niente di meglio che una bella fotografia delle incantevoli sabbie bianche! Ma, a dire il vero ciò non era sufficiente perché chi acquista un viaggio vuole anche, in un certo senso, acquistare un sogno.

La sabbia bianca e il mare azzurro non bastavano a convincere il potenziale acquirente di fare la prima mossa, in questo modo l’agenzia ha pensato di vendere emozioni, sogni e desideri, mostrando una coppia giovane e bella con i capelli al vento che, distesa sulla sabbia, beveva un drink aspettando il tramonto (ma che carino!). Cosa può trasmette un’immagine così? Proverò a fare un piccolo elenco: serenità, gioia, spensieratezza, amore, e soprattutto pace. Adesso mi domando se è puro caso che le emozioni appena elencate, coincidano con le più intime aspirazioni e bisogni degli esseri umani. L’impatto psicologico di quella pubblicità, a mio avviso, è più che evidente.

Si prevede che il potenziale cliente, prima di acquistare la vacanza, vorrà avere nuove informazioni sul viaggio (costo, servizi, ecc.) ma il suo interesse per quella vacanza (quella, e non altra) e già stato acceso e dipenderà soltanto della bravura e professionalità del venditore riuscire a concretizzare la vendita. 

Ma allora…cosa comprano i clienti di quest’agenzia? Emozioni, sogni o viaggi?

L’immagine come metodo d’apprendimento.

Uno dei concetti che più ricordo di psicopedagogia, è quello del pedagogo Comenio il quale ha suggerito che nei libri di studio, accanto al testo, ci fosse un’immagine rappresentativa del testo stesso. Posso affermare che, per quanto mi riguarda, questo metodo funziona! Tramite il legame fra parola ed immagine, il testo si materializza facilitando la ritenzione dell’informazione. Quando visualizziamo un’immagine priva di testo, vale a dire che non è stata interpretata, nessuno ci dice cosa dobbiamo intendere, possiamo scegliere noi il suo significato e dare sfogo alla nostra fantasia, quindi alla parte irrazionale della nostra mente. Invece, quando visualizziamo un’immagine associata ad un testo, la stessa è già stata interpretata, è qualcosa di concreto perché le parole si materializzano, perciò non c’è posto per fantasticare su di essa.

Le immagini nel fantasy

Come ho manifestato alcune volte, il mio cammino lungo il sentiero fantasy è iniziato poco fa e non ho nessuna autorità nè credenziali per esprimere pareri assoluti, quindi, ciò che sto per dire potete prenderlo, lasciarlo o commentarlo a piacere.

Il mondo fantasy è un mondo insolito, che deve stimolare la fantasia attraverso le immagini. Questo mondo ci viene proposto tramite diversi vettori: attraverso il cinema, la letteratura, la pittura e la musica e ognuno di questi ci propone, a modo suo, un’immagine da visualizzare. Nel caso del cinema e la pittura la visualizzazione dell’immagine è diretta, vale a dire che la persona vede ciò nella realtà materiale, nel caso della letteratura e della musica, la visualizzazione è soltanto frutto della nostra capacità di immaginare e dalla capacità dell’artista di stimolarci.

Le immagini però sono anche un pezzettino di realtà e questa è captata attraverso i sensi. Penso che stimolarci attraverso la pittura o il cinema sia molto più facile che farlo attraverso la musica o la letteratura perché, in questi ultimi casi, bisogna saper essere bravo per poter “toccare” certi tasti nelle mente del lettore/ascoltatore.

Siccome di musica non ne capisco niente, parlerò della stimolazione della fantasia attraverso le parole (e anche in questo caso non è che capisca più di tanto).

Creare immagini attraverso le parole

Come appena è stato detto, la realtà è captata attraverso i sensi e per far in modo che il lettore possa visualizzare una fotografia nelle propria mente, le parole devono stimolarli.

Nel fantasy ci sono molti elementi e situazioni comuni, come ad esempio boschi, taverne, armi e esseri sopranaturali. Se lo scrittore scrive “Nimue entrò nella taverna e vide un ambiente brutto e sporco”, l’immagine che si forma nella mente del lettore è vaga, perché questa frase non stimola nessuno dei sensi, di conseguenza non trasmette nessuna emozione. Almeno tre dei cinque sensi devono essere stimolati, altrimenti ciò che è scritto non serve a nulla. “Nimue entrò nella taverna e la puzza di sudore (olfatto) le rivoltò subito lo stomaco. Salutò Lewo stringendogli quella mano viscida e sudata (tatto) mentre rivolgeva lo sguardo verso quei uomini sporchi e ubriachi (vista) che litigavano ad alta voce (udito) mentre giocavano a dadi. Lo stufato di fagioli che aveva ordinato aveva un sapore acido (gusto)…”

Sicuramente non è una descrizione perfetta (e non aveva intenzioni di esserlo), ma stimolando i sensi l’immagine inizia a prendere forma nella mente di chi legge.

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La realtà però è anche fatta di movimento. Mentre scrivo questo post il Nano da Giardino ha bussato la porta, Vercingetorix (mio cane) ha fatto la cacca vicino alla poltrona e io ho detto tre bestemmie. Quindi, per creare una successione di immagini in modo che nella mente del lettore non succeda questo: vedo-stop-vedo-stop-vedo-stop, bisogna che l’ambiente che descriviamo si muova: il fuoco del camino si spenge, la finestra è spalancata dal vento, un uomo cadde a terra svenuto, altri si picchiano, ecc. In questo modo riusciamo a creare immagini in movimento che si susseguono una dopo l’altra senza interruzione, trasformando la lettura in un vero viaggio.

Un’altra cosa che mi da molto fastidio nelle letture fantasy sono le descrizioni dei mostri e di esseri sopranaturali (ma soprattutto dei mostri). Queste creature sono l’essenza del fantasy, quindi il lettore li deve vedere in maniera chiara. Il mostro deve far paura? La fatina deve dare sicurezza? Allora creiamo un’immagine che trasmetta ciò che vogliamo stimolare. Personalmente un mostro cattivo in un campo fiorito non mi dice niente (ma questo è un mio parere), non trovo che l’atmosfera sia giusta per spaventarmi, a non essere che il mostro sia stato introdotto in precedenza e lo scrittore mi abbia mostrato la sua cattiveria.

Per rendere credibile ai miei occhi la ferocia di un mostro non mi basta leggere che era gigantesco, sputava fuoco e aveva gli occhi rossi, con questa descrizione l’unica immagine che riesco a vedere è un pupazzo telecomandato. Secondo me una tale creatura dovrebbe essere presentata in un contesto che contenga alcune delle paure ancestrali degli esseri umani: buio, altezza eccessiva, ragni, colore verde o giallo, rumori sconosciuti, alta marea, ecc. Solo in questo modo posso vedere un’immagine che mi spaventi davvero e mi faccia dire “ma quel gigante ammazzerà tutti!”.

Gli stessi concetti valgono per le descrizioni di villaggi fatati dove si respira un’aria peace&love e tutti vivono in pace con la natura, il prossimo e i nani da giardino. Per poter visualizzare quell’immagine non mi serve sapere se Nimue aveva i capelli biondi ed era una figa da paura. Voglio sentire l’odore dei fiori, gli uccellini che cantano, vedere il sentiero che porta verso la spiaggia che le fate puliscono tutte le mattine…solo attraverso la stimolazione dei sensi (in questo caso in senso positivo) posso visualizzare l’immagine del luogo in questione, altrimenti sono parole buttate al vento.

Riassumendo

- Le immagini sono simboli

- Le immagini sono un linguaggio

- Le immagini trasmettono emozioni

- Le immagini stimolano i sensi

- In letteratura se i sensi non vengono stimolati l’immagine non viene visualizzata

- Per creare immagini spaventose bisogna far leva sulle paure ancestrali

- Le immagini possono essere statiche o in movimento (in letteratura si preferisconono queste ultime)

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Utilizzo di simboli pagani nel fantasy

Posted by She Warrior On January - 28 - 2010 1 COMMENT

Finalmente sono tornata da quella brutta città chiamata Udine, c’ho messo circa quarantotto ore per disintossicarmi e per la prima volta in sette anni ho dovuto prendere un Aulin perché le emicranie erano così forti che mi sono veramente spaventata. E’ stato il Centurione a convincermi di prendere quella roba e il Nano da Giardino è andato in farmacia a prendermi le bustine (secondo me voleva uccidermi!). Comunque eccomi qui, sono sopravvissuta a un ninfomane purosangue, alle menzogne del cibo biologico e al freddo, e tutto grazie a Odino e alla saggezza del Havamal.

Oggi sono tornata sul blog per parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore per due motivi: il primo perché sono (neo) pagana, il secondo perché mi piace il fantasy e sento il bisogno di chiarire certi concetti perché mi disgusta leggere, ad esempio che “i wiccan adorano il Demonio” o che “il pentacolo è un simbolo satanico”, e sebbene la religione wicca mi faccia schifo, in questo caso sento il dovere di difenderla (chi lo avrebbe mai detto!).

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Tempo fa ho conosciuto una persona, che da adesso in poi chiamerò Pinca, che gentilmente mi ha inviato i primi capitoli del suo romanzo fantasy per sapere la mia opinione, non perché io abbia chissà quale titolo per recensire fantasy, bensì perché voleva sapere il parere di una potenziale lettrice. Il romanzo mi piace, ha una certa dosi di mistero e alcuni personaggi ti catturano dall’inizio, ma c’è un particolare che mi ha fortemente disturbato: l’utilizzo di simboli pagani, come il pentacolo e le rune, in un contesto che non li è proprio e, come se non bastasse, con un significato diverso da quello che li appartiene. Ho subito esposto il problema a Pinca che però mi ha risposto che non è interessata a fare una ricerca storica sui simboli e che non vede niente di male se sono utilizzati con significati diversi in un contesto alquanto improbabile. Quello che Pinca non sa, e che ho tentato di spiegarle ma senza esito positivo, e che la maggior parte dei pagani legge fantasy e l’uso improprio dei simboli a loro sacri potrebbe risultare blasfemo o addirittura comico, tutto ciò toglie credibilità al romanzo. Pinca, vuoi rovinare la tua creatura piuttosto che modificare ciò che non va?

Penso che nessuno mai si sognerebbe di proporre un Cristo seduto a terra con le gambe incrociate, perché quello è Buddha, né una madonna vestita con abiti succinti, né un crocefisso di colore viola, giusto? Allora perché travolgere il significato dei simboli pagani e renderli qualcosa che non sono, quando invece possiamo crearne degli nuovi (visto che si tratta di fantasy)? Per non parlare della mitologia (anche se questo non è il caso del romanzo di Pinca), e di quando certi soggetti, soltanto perché adesso va di moda, utilizzano la mitologia norrena senza sapere nemmeno dove si trova la Scandinavia (ma di questo parlerò più avanti).

Io non sono una fanatica religiosa e vorrei che ciò rimanesse chiaro, il problema non è essere blasfemi, tanto noi pagani siamo più che abituati a certi paragoni, il problema è la mancanza di credibilità della storia. Penso che anche Pinca è d’accordo con me sul fatto che uno scrittore deve documentarsi prima di scrivere su argomenti a lui sconosciuti, e così come non possiamo scrivere sulla guerra se non conosciamo le tattiche di combattimento e di strategia, non possiamo utilizzare le rune come semplici simboli magici. Insomma, non si può dare per scontato che il lettore sia un ignorante, oppure pensare che sorvolerà su certi errori soltanto perché la storia è interessante. Quando leggo frasi come “le antiche rune” mi viene da ridere a squarciagola perché le rune sono già antiche, lo sa pure il Nano da Giardino! Se poi si mischiano le rune con il pentacolo, il diavoli e i santi, a questo punto torno in libreria e chiedo indietro i miei soldi. Non è soltanto l’utilizzo improprio dei simboli, bensì il fatto di buttarli giù tutti insieme, così senza pensarci. In questo caso però devo dire che mi dispiace, e non perché Pinca mi stia simpatica, bensì perché quello che ha scritto è interessante, quindi non capisco perché rovinarlo in questo modo. Contenta lei. Ma in questo post non voglio soltanto prendere come esempio il romanzo di Pinca, i cui errori non sono niente a confronto con romanzi già pubblicati come Esbat, dove l’autrice spiega nel su blog che “i  riferimenti ad alcuni riti della Wicca reale, come gli Esbat, sono da considerarsi semplici spunti. So bene che i wiccan sono persone pacifiche e in alcun modo dedite a culti sanguinari: come, del resto, hanno specificato alcuni personaggi del romanzo”, e io mi domando: allora perché utilizzare la religione wicca? Non era meglio inventare una nuova visto che lei stessa dichiara di prendere semplici spunti? Mi sa che certe seri televisive come Charmed fanno male alla testa.

Enciclopedia dei personaggi fantasy, tante idee per i tuoi racconti, acquista il libro qui.

Ma ho un altro esempio, la cui bruttezza è difficile da superare: Le Chiavi del Cassonetto, dove abbiamo niente di meno che Odino (questo si è blasfemo!), spoglio di tutte le sue caratteristiche e ovviamente in un contesto improbabile, roba da strapparsi i capelli! Documentazione sulla mitologia norrena zero! Documentazione sul contesto socioculturale vichingo zero! Cose dall’altro mondo!

Tratto da Gamberi Fantasy dal libro Le Chiavi del Cassonetto:

“Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi”

Per la cronaca Wotan/Odino aveva solo un occhio, quindi questa frase mi è bastata per capire che il resto sarebbe stato spazzatura, ma mi sono fatta coraggio e sono andata avanti.

“essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard”

Sorvolo sul “tanto supposta” perché non mi interessa analizzare il linguaggio (anche perché non sono in grado di farlo) ma Asgard (Ásgarðr) è la dimora di tutti gli Dèi, dire “Odino di Asgard” è come dire “Zeus dell’Olimpo” è implicito! Dannazione! Ma ho la sensazione che l’utilizzo di certe parole che finiscono in “ard” oppure “or” ha un certo “effetto fantasy”.

“Non troveresti l’Ade così interessante, sai?”

Eh? E che cazzo c’entra l’Ade? L’Ade è un altro film! E’ mitologia greca! E per favore non dirmi che sono pignola, piuttosto mettetevi nei panni di una che la mitologia la sa e non vuole leggere certe stronzate. Grazie.

“I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’”

E adesso arrivano pure gli spartani! Forse nelle pagine seguenti ci sono anche gli etruschi o magari i nani da giardino!

D’accordo, questi esempi sono ridicoli, non credo che nessun altro possa superare un tale livello di ignoranza e menefreghismo, ma comunque per me un errore ne vale l’altro. Paragonare i wiccan a persone assetate di sangue, il pentacolo a un simbolo satanico, e dire che Odino aveva due occhi sono la stessa cosa. Quindi, se volete essere credibili in ciò che scrivete, per favore documentatevi. Non costa nulla, è gratis!

E per finire, se volete un esempio di blasfemia cinematografica leggete la recensione del 13° Guerriero qui

Ha visto la pagina della mia Libreria Fantastica?

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Esercizio n°2

Posted by She Warrior On January - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Oggi non avevo voglia di recensire un bel niente, tanto le mille parole le ho già scritto, ma volevo fare un altro piccolo esercizio: la descrizione di un’immagine, o meglio, creare una piccola storia a partire da essa.

In tempi antichi noi draghi eravamo numerosi come le stelle nel cielo. Abitavamo in ogni angolo del mondo ed eravamo le creature più amate e rispettate. Un giorno però il veleno trafisse il cuore di un uomo e la malattia si propagò fulminea fra i suoi simili. Così, a Oriente, nacquero le prime Tribù di Guerrieri che guidati dall’odio e dalla cupidigia iniziarono a sottomettere interi villaggi, portando il veleno ovunque. Alcuni popoli si ribellarono e cacciarono il nemico invasore, ma ormai era tardi per ritrovare la pace, il sapore dell’odio è dolce come il miele, e così gli umani continuarono a farsi la guerra senza un vero motivo.

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Villaggio dopo villaggio, città dopo città, tutti furono raggiunti dall’odio dei Guerrieri e così le Vecchie Tradizioni, non trovando più spazio in questo Nuovo Ordine, iniziarono lentamente a scomparire. Le Madri furono dimenticate e i suoi seguaci portati sui roghi della vergogna, i draghi invece odiati da tutti. I primi tempi ci dettero la caccia, ma poi, vedendo che ucciderci non era un’impresa facile, decisero di farci morire nell’oblio dimenticandosi di noi. Così, non avendo più nessuno che ci amasse e ci curasse ci ammaliammo nella solitudine dei nostri rifuggi.

Quando io e Sula, quasi duemila inverni fa, ci ritrovammo da soli in questo mondo pieno di rancore, decidemmo di emigrare a Nordovest per morire nel tempio di Elenith, la Madre, fu allora che trovammo l’Isola di Twgen, l’unico posto al mondo dove il veleno non era ancora arrivato e l’Antica Saggezza formava parte della vita quotidiana. Lì ci accolsero con entusiasmo e si occuparono di noi come nei vecchi tempi, e fu così, che per il bene di entrambe le razze abbiamo stabilito il seguente Patto…

Parole di Anaidh, l’ultimo drago

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Fantasy per adolescenti (opinioni di una quindicenne)

Posted by She Warrior On January - 10 - 2010 8 COMMENTS

Ieri sono stata a pranzo dalla famiglia del centurione Blaesus VI e ho conosciuto una delle sue nipotine di quindici anni, una futura vestale custode del Fuoco Sacro. A dire il vero non sono una che ama i bambini, ma a quindici anni non si è più bambino nemmeno in Italia, quindi mi sono avvicinata alla ragazzina e abbiamo iniziato a parlare. Devo ammettere che è stato gradevole. Dopo pochi minuti di conversazione è uscito fuori l’argomento libri e sono rimasta molto entusiasta quando ho scoperto che a Martina piaceva il fantasy.

Per sapere un po’ di più su cosa piace agli adolescenti (perchè la mia opinione conta poco: io sono pazza) le ho fatto qualche domanda ed ecco cosa ho scoperto:

Sembrerebbe che l’importanza degli elementi fantastici, almeno per lei, sia secondaria rispetto a quella dei personaggi. Secondo quello che ho capito, la protagonista di un fantasy deve avere, da una parte, caratteristiche comuni a tutte le adolescenti, vale a dire che deve essere insicura, passionale, ribelle, ecc., dall’altra però deve avere qualcosa di speciale, qualcosa che ogni ragazza vorrebbe avere ma non ha. Ad esempio deve sapere usare la spada, essere multi orgasmica (d’accordo, questo lo dico io, Martina non c’entra niente!), oppure essere brava nell’arte della magia, essere amica di uno gnomo, essere bellissima… insomma qualcosa che ti faccia dire “vorrei essere come lei” e allo stesso tempo ti faccia credere che ciò è possibile.

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Penso che a Elena potrebbe piacere un personaggio ad esempio così:

Elenith, una ragazza diciassettenne bella ma molto insicura di sé. Innamorata di Luth, un ragazzo bellissimo amico degli unicorni (già, è patetico, ma ha quindici anni forse anche a me piacevano personaggi del genere).

Elenith potrebbe essere un’apprendista strega, oppure l’ultima mezz’elfo (sigh!). So che sto per dire una bestemmia, ma forse ho individuato il perché i fantasy della Troisi, pur essendo scritti in maniera indecente, funzionano. Insomma, prendete il personaggio di Nihal: una troietta che si innamora del suo maestro, molto più grande di lei, che in più è un’ottima ladra ma allo stesso tempo è fragile e insicura. Prendiamo questi tre elementi e analizziamoli brevemente secondo i parametri di Martina:

 - L’amore per il maestro: chi non ha mai avuto un amore impossibile? (d’accordo io, ma solo perché sono bellissima). Qui potrebbe scattare l’identificazione col personaggio. Anche a lei piace un ragazzo più grande ed è probabile che se leggesse La Setta degli Assassini, scattasse subito una simpatia/identificazione con Dubhe. 

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- La ladra: questa è una caratteristica non comune, insomma una di quelle “abilità speciali” di cui Martina mi ha parlato. Magari anche a lei piacerebbe essere una ladra (o una troietta!)

-Fragilità e insicurezza: c’è poco da dire. Tutte le adolescenti sono insicure e sciocche.

Insomma, sembrerebbe che per scrivere un fantasy di successo fra gli adolescenti debbano essere usati certi cliché, che a noi adulti  non piacciono. Ma, a mio avviso, se la mancanza di originalità nella storia è compensata da uno stile più o meno buono, certe cose sarebbero anche passabili. Il punto però è che Martina non fa caso allo stile e forse neanche alle contraddizioni che talvolta si leggo dopo poche pagine (o addirittura dopo poche righe). Secondo me non riesce ancora a capire la differenza fra il mostrare e il raccontare e ha così tanta fretta di andare avanti che non se ne rende conto se, ad esempio, Elenith ha gli occhi azzurri a pagina tre e neri a pagina 15, o forse sorvola e perdona questi “piccoli” peccati. Non saprei.

Abbiamo anche  parlato dei libri della Meyer, libri che Martina ha letteralmente divorato anche se però ha riconosciuto che la storia di amore di Twilight è basata sul nulla ed è piuttosto una scusa per mandare avanti la trama. A lei però piacciono i vampiri e tutte le mancanze della storia sono compensate dalla presenza di quello gnokko di Edward.

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Insomma, una chiacchierata piacevole, che mi ha fatto riflettere un po’ sui gusti degli adolescenti.

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Il mio vero nome è Lucia, ho 23 anni e sono appassionata di storia antica, fantasy e mitologia, ma anche di natura e sport. Attualmente abito in Toscana insieme al mio fidanzato, alla mia cagnolina Tanaquilla e al Nano da Giardino (che mi da il tormento ogni volta che può). Sono 1/3 italiana, 1/3 spagnola e 1/3 culomondista (per motivi di privacy non voglio dire il nome della nazione). Tutti i commenti sono benvenuti, specialmente quelli che segnalano errori ortografici! Attualmente il blog è bilingue (italiano-spagnolo) ma molto presto saranno aggiunti nuovi post in inglese.

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