Texas Hold’em: tipi di puntata

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Value bet 

E’ una puntata con la quale il giocatore vuole farsi pagare la forza della sua mano, si può fare una value bet solo se si possiede veramente la mano migliore. Questo tipo di puntata cerca di portare nel piatto la maggior quantità di chips possibile e chi la fa non vuole che il suo avversario foldi. La value bet è indispensabile come strategia di base. Ci sono situazioni in cui però il flop (il turn o il river) potrebbe recare dei danni alla nostra mano e questa, all’improvviso, potrebbe trovarsi indietro in maniera irrecuperabile, bisogna sapersi fermare e/o utilizzare altri tipi di bet, come ad esempio la probe bet, per capire se la mano del nostro avversario sia la migliore in quel momento. Ad ogni modo, fino al momento in cui crediamo che la mano del nostro avversario sia inferiore rispetto alla nostra, bisogna cercare di togliergli la maggior quantità possibile di chips, sempre prestando attenzione alle carte che escono (soprattutto al colore e alla scala), in modo da poterci fermare se il nostro avversario punta, anche se, in questo caso, è necessario considerare che tipo di giocatore abbiamo di fronte e cosa pensa di noi. Le puntate non vanno mai isolate dal contesto, vale a dire: giocatori, board, posizione, piatto, buio

Quando evitarla

- Quando la nostra mano è debole

- Quando la nostra mano è mediatamente forte e dobbiamo ancora capire dove ci troviamo (in questo caso si applica la probe bet)

- Quando la struttura del board crea una situazione pericolosa

- Quando abbiamo motivo di mantenere il piatto basso (in questo caso si applica la block bet)

- Quando la situazione e i giocatori al tavolo renderebbero più lucrativo lo slow play (non dimenticando però che questa tecnica non sempre funziona perché diamo la possibilità agli avversari di vedere le carte per poche chips se non addirittura gratuitamente)

Con queste carte la value bet è d’obbligo

Block bet

E’ una puntata fuori posizione, di un valore relativamente piccolo rispetto al piatto, eseguita per evitare una puntata elevata di un avversario e arrivare allo show down in modo economico. Nella block bet siamo fuori posizione, vale a dire che puntiamo per primi. L’idea di fondo della block bet si basa sulla condizione psicologica per cui per un avversario è molto più semplice effettuare una puntata alta quando riceve da noi un segnale di debolezza (check). La block bet se adotta tentando di convincere il nostro avversario ad accettare la puntata che scegliamo noi, piuttosto che a puntare ciò che aveva in mente prima. Questa tecnica si utilizza quando, pur essendo al momento sfavoriti, abbiamo buone occasioni di migliorare la nostra mano e farla diventare vincente (ad esempio con un colore o una scala), ma per fare ciò abbiamo bisogno di vedere talvolta fino al river. Ovviamente, il fatto di essere i primi a parlare non significa che per forza dobbiamo fare la block bet, questa si attua quando sappiamo che uno degli avversari che parla dopo di noi di solito rilancia dopo un check, la nostra intenzione, come ho detto sopra, è quella di impedire che punti una cifra per noi troppo alta. L’obiettivo della block bet non è abbandonare la mano, bensì andare avanti in maniera economica manipolando l’entità delle puntate.

 

Suited connectors: non sono così buone come si pensa, in questo caso possiamo fare una block bet al preflop per vedere il flop in maniera economica

Quando evitarla

- Quando la nostra mano è molto debole

- Quando la nostra mano è molto forte (la migliore al momento)

- Quando prima di noi, in questo giro di puntate, è già stata fatta una puntata

- Quando abbiamo posizione nei confronti di un avversario che crediamo possa puntare molto

-  Quando ci sono troppi giocatori nel piatto che dovrebbero essere manipolati contemporaneamente

Continuation bet

E’ una puntata con la quale l’aggressore al preflop continua la sua aggressione dopo il flop indipendentemente dal punto che ha in mano. A seconda della situazione una continuation bet può essere una value bet oppure una bluff bet e nella maggior parte dei casi viene giocata a prescindere che si abbia ottenuto il flop (ricordiamo che il flop viene ottenuto il 40% delle volte). Questo tipo di puntata esercita pressione sugli avversari. Di regola però, non ha senso proseguire se stiamo bluffando e il nostro avversario è pronto a chiamare. Tuttavia, se non abbiamo floppato niente, si può tranquillamente chekare e, se nessuno rilancia, puntare al turn la cosiddetta delayed continuation bet perché due rilanci possono impaurire gli avversari, questo ovviamente se abbiamo un valido motivo per pensare che il nostro avversario non ha una mano forte, insomma dobbiamo avere una fold equity elevata. La continuation bet dovrebbe appartenere al repertorio standard, ma non dovrebbe essere realizzata in maniera standard, altrimenti diventiamo prevedibili.  Questa tecnica va applicata contro uno o al massimo due avversari e se il flop è pericoloso è meglio ritirarsi.

 

Flop pericoloso, qualcuno potrebbe chiudere il colore

Quando evitarla

- Quando non eravamo gli aggressori preflop

- Quando il flop è pericoloso

- Quando prima di noi, dopo il flop, era già arrivata una bet

- Quando tre o più giocatori vedono il flop con noi

- Quando il nostro avversario è una calling station (nel caso in cui si stia applicando una bluff continuation bet)

- Quando recentemente abbiamo puntato più volte al flop indipendentemente se abbiamo fatto delle value bet o continuation bet

Probe bet

E’ una puntata il più economica possibile, con la quale si cerca di scoprire quale sia la forza della nostra mano. L’arte della probe bet consiste nel farla così alta da non far capire che è una probe bet, ma così bassa da non sprecare i nostri soldi. La situazione migliore per farla è quando l’aggressore preflop, dopo il flop diventa inattivo e il flop sembra innocuo. L’obiettivo della probe bet è scoprire la mano del nostro avversario, quindi, ci si aspetta un fold o un rilancio, di regola, se non è un fold è meglio ritirarsi. Infine, si applica quando la nostra mano è relativamente buona, ma non ottima e quando non c’è un aggressore preflop.

Quando evitarla

-  Quando la nostra mano è molto debole (a questo punto foldiamo direttamente)

-  Quando la nostra mano è molto forte (in questo caso facciamo una value bet)

-  Una o più scare card si trovano sul board

-  Il piatto è multiway (movimentato)

-  Abbiamo una draw hand e agiamo per ultimi

-  Abbiamo un’immagine loose o siamo stati scoperti a bluffare di recente

Io farei una probe bet… 

Donk bet

E’ una puntata effettuata a sorpresa da un giocatore da cui non ci si aspetta questa mossa, non è adatta come bluff.

Texas Hold’em: quando vinco e quando perdo

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Mentre mi preparo per il freeroll delle 17 e rileggo i miei appunti ho trovato qualcosina e vorrei condividerla con voi. Dopo aver perso in maniera vergognosa mi sono seduta a fare il punto della situazione, tentando di capire perchè talvolta gioco bene, al punto di arrivare in the money, e talvolta faccio schifo, insomma, ho tentanto di individuare i motivi per cui una partita si conclude in maniera positiva e un’altra in maniera deludente e, senza dare la colpa alla Dea Fortuna (poveretta lei non c’entra niente!), mi faccio carico della mia stupidità. Ad ogni modo, ciò che state per leggere non significa che i motivi che fanno vincere a me siano quelli giusti! Per carità, sono già stata accusata di essere bugiarda che non vorrei che adesso si dica che do consigli sbagliati. Questi sono i miei appunti, note che condivido con gli altri per scambiare qualche parere e per tentare di capire quali sono i miei sbagli, quindi, se non vi sto simpatica meglio leggere qualche altro blog piuttosto che perdere tempo qui. Dico a voi “maestri del poker” che ve la prendete con una ragazza di 23 anni solo perchè siete frustrati e invidiosi che io sono giovane e posso dedicare intere giornate allo studio di questa disciplina, e se vi sentite male con la vostra vita impiccatevi che è meglio. IO gioco al Texas Hold’em da tre settimane, voi da quanto?

Consigliato a tutte le persone kattive

 

Vinco perché

1- Osservo i giocatori e prendo appunti 

2- Nella fase 1-3 del sit & go gioco solo premium hand

3- Quando ho le carte ottime (fase 1-3) o buone (fasi successive) spingo e difendo come si deve

4- So aspettare il momento giusto

5- Certe volte riesco a giocare i giocatori

6- Quando siamo in pochi divento aggressiva al punto giusto

7- Non sto al gioco degli altri e tento di seguire il mio gioco

8- Non mi distraggo

9- Dopo una bad beat  o un mio errore mi riprendo subito

10- Dopo aver guadagnato molte chips non ho il momento di onnipotenza

11- Se mi distraggo mi riposo un momento

12- Credo nel gioco che sto portando avanti e non mi preoccupo per lo stack degli altri13- Quando ho uno stack alto mi prendo un riposo e continuo a osservare e a tenere d’occhio il tavolo

Sebastian Ruthenberg, bello, bravo e simpatico

Perdo perché1- Talvolta gioco nella fase 1-3 anche se le carte non sono ottime 2- Talvolta sono troppo concentrata nelle mie carte e non faccio caso a quelle del board, alle carte che potrebbero avere i miei avversari e a quello che sta succedendo nel tavolo3- Osservo la azione (per esempio chek o rilancio) ma isolo il fatto dal giocare che lo ha messo in atto4- Tendo a isolare le situazioni piuttosto che guardare l’insieme (giocatori che sono al tavolo, la tua posizione, costo del buio, piatto, ecc)5- Il bisogno di azione prevale sulla logica e mi lascio trascinare in situazioni senza uscita (ad esempio giocare con J3 off)6- Utilizzo male certe tecniche (slow play, difesa, ecc)7- Non analizzo il perché di una certa scelta, sia da parte mia che da parte del mio avversario8- Quando cala la tensione, ad esempio quando sono in the money, mi rincoglionisco 9- Dopo una bad beat (o anche una mano dove ho guadagnato molte chips) perdo la concentrazione e vado in all-in

Texas Hold’em (fasi del torneo)

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Continuando con i miei riassunti, che spero con risultino noiosi in un blog fantasy, ecco gli ultimi appunti al volo (libretti 6, 7 e 8 della collezione I Segreti del Grande Poker).

Fasi del torneo

1-     Parte iniziale: è quella che ci serve per conoscere i nostri avversari e dura fino al terzo livello del buio a seconda della struttura del torneo. In linee generali, la prima parte dura mezz’oretta.  In questa fase non solo conosciamo ai nostri avversari ma ci creiamo un’immagine, ad esempio tight o loose, che ci accompagnerà per buona parte del torneo.

Personalmente non ho idea di come le persone si comportino quando osservano i propri avversari, magari si limitano a dare uno sguardo all’entità della puntata, oppure tengono un conto approssimativo di quante mani giocano e quante ne foldano. Sinceramente non lo so, ma mi piacerebbe sapere se sono l’unica matta che è seduta davanti al pc con foglio e penna per prendere appunti ogni volta che un giocatore mette il timer, punta, folda o casca dalla sedia. Ebbene si, io dedico la parte iniziale del torneo quasi esclusivamente a prendere appunti e i primi trenta minuti entro in gioco solo con le monster hands, il resto lo dedico all’osservazione e alla scrittura (deformazione professionale, niente da fare!). Poi, alla fine della partita, metto da parte tutti quei scarabocchi e la sera li sistemo inserendo i dati degli utenti nella database che mi sono pazientemente creata. So che questo può risultare noioso, ma per me è fondamentale perché è l’unico modo in cui riesco a giocare in maniera razionale, cioè, io non devo avere un’idea vaga sul giocatore Pinco, devo sapere esattamente chi è, altrimenti non riesco a muovermi con sicurezza.

2-     I livelli dal 3° al 5°: la fase in cui facciamo conoscenza è finita, beh, proprio finita no, è ovvio che continuiamo a osservare e analizzare i comportamenti degli altri giocatori, ma dal terzo livello è consigliato entrare in più mani e testare la reazione degli avversari ai nostri comportamenti per capire cosa hanno in mano e che immagine si sono fatti di noi. Se abbiamo giocato bene nella fase precedente, a questo punto dovremmo avere più o meno le stesse chips iniziali.

Per quanto mi riguarda vado cauta anche all’inizio di questa fase, anche se, pian piano, la mia aggressività aumenta. Adesso non gioco solo me monster hands (sarebbe ridicolo), ma comunque sto attenta alla posizione prima di lasciarmi tentare da qualche carta forte e soprattutto faccio molta attenzione al kicker. Non ho problemi a buttare A7 off e, a dire il vero, nemmeno suited se non mi sento sicura nella la posizione che occupo in quel momento, oppure se non mi fido dei miei avversari.  

3-     Parte centrale: è la parte più importante, quella nella quale decidiamo quale sarà il nostro obiettivo, non possiamo rimanere lì impallati a guardare come gli altri giocano, aspettando le carte buone per darci una mossa, qui bisogna reagire. Insomma, cosa vogliamo fare? Sopravvivere? Piazzarci in maniera dignitosa? Uscire? Dobbiamo darci subito una risposta, altrimenti gli altri giocatori ci trascineranno nel loro gioco e noi non sapremo cosa fare.

Per quanto mi riguarda, nella parte centrale difendo le mie carte con le unghie e con i denti, anche se le carte in questione sono quelle buone e, salvo rare eccezioni, non gioco le coppiette tipo 33, 55 e anche 66 nemmeno da late position, piuttosto preferisco aggredire più bruscamente quando ho delle carte alte, tipo QT che stare lì a pregare la Dea Fortuna perché mi faccia fare un tris. Anche in questo caso, non so se faccio bene o male, ma a me funziona, insomma credo di essere sulla buona strada per crearmi la mia personalità sul tavolo, ma si accettano consigli! Comunque, dopo aver avuto tempo a sufficienza per osservare gli altri giocatori, inizio a adottare una strategia diversa a seconda dell’avversario.

4-     La cosiddetta bolla: è la parte dove manca poco all’entrata nei premi e di solito è la fase più spettacolare del torneo. Non possiamo affrontarla tenendo molto conto dello stack, se vogliamo vincere dobbiamo spingere e mettere sotto pressione gli avversari più che mai. Il fattore psicologico gioca un ruolo fondamentale e bisogna mantenere la calma e restare padroni delle nostre azioni. Nel mio caso però la situazione è diversa, perché per adesso non mi sento molto a mio agio nei tornei e preferisco i sit & go, quindi non possiamo nemmeno parlare di bolla, comunque la sensazione che sento quando sto per arrivare in the money è quella della calma assoluta perché, di solito, a quel punto ho uno stack abbastanza rispettabile e riesco a concedermi qualche minuto di pausa aspettando che gli avversari si distruggano a vicenda, in questo modo mi assicuro il terzo posto e, mentre ciò accade, medito sulla strategia che adotterò nell’ultima fase.

5-     Il tavolo finale: è la parte più piacevole per ogni giocatore, è il raggiungimento di un traguardo importante e non bisogna abbassare la guardia, anzi. A questo punto però l’aspetto tecnico passa a un secondo piano rispetto a quello psicologico e la fortuna gioca un ruolo importante anche se non dobbiamo buttarci nelle braccia della Dea, dobbiamo giocare un gioco aggressivo e mettere in difficoltà i nostri avversari.

La strategia che adotto in questo caso è diversa a seconda degli avversari, ma fondamentalmente ruota intorno a alcune domande: “chi sono loro?”, “come sono arrivati fin qui?”, “li rispetto come giocatori?” e in base alle risposte decido come comportarmi. Talvolta i miei avversari diventano così aggressivi e impauriti (un all-in dietro l’altro) che mi faccio da parte e li lascio litigare in santa pace perché so che in queste situazioni dopo pochi minuti uno di loro è fuori ed eccoci al mio incubo peggiore…l’heads up!

6-      L’heads up: è la parte finale del torneo, il sogno di ogni piccolo e grande giocatore. Qui serve aggressività, concentrazione e studio del proprio avversario.

A dire il vero l’heads up mi sta un po’ sul cazzo, perché talvolta non so come comportarmi, anche se ultimamente sto imparando ad attendere il momento giusto per agire e non reagisco alle provocazioni. Sono abituata a giocare in maniera razionale e a non lasciare nulla al caso che l’imprevedibilità dell’heads up mi scuote un po’ e per farla finita con quello che per me è una tortura psicologica, lascio decide alla Dea Fortuna buttandomi in all-in, un difetto da correggere il prima possibile.

Finchè ci sono chips c’è speranza!

Consigli al volo

-Non eccitarsi alla vista di un A, un A con un kicker basso non serve a nulla

-Quando decidiamo di difendere una coppia facciamolo fino in fondo. Non fate l’errore che ogni tanto faccio io, cioè difendere le coppie alte rilanciando 3-4 volte il buio e quelle medie rilanciando 1-2 volte, è ridicolo! O si difende o si lascia perdere, ma bisogna anche saper dire basta.

-Guardare sempre la posizione degli avversari

-La corretta scelta delle starting hands rappresenta almeno il 50% del successo

-Le coppie sono efficaci contro un numero limitato di avversari, per questo motivo bisogna rilanciare

-Due carte off suited non sono la stessa cosa che due suited!

-Gli errori fatti prima del flop saranno portati nel corso della mano

-Gli errori fatti  nella fase 1-3, se non rimediati subito, saranno portati avanti per gran parte del gioco

-La combinazione di figure (esempio KQ, KJ, JQ) hanno le stesse possibilità di vittoria che le coppie basse

-Attenzione ai rilanci contro i maniac e calling station

-Il 60% delle volte non floppiamo niente (quindi, nemmeno gli altri giocatori!)

-Le tecniche di gioco, come ad esempio lo slow play, vanno usate solo se padroneggiate

-Prima di rilanciare o di reagire alle provocazioni contare fino a dieci

-Controllare sempre che “il piatto valga la candela”, è ridicolo tentare di rubare un piatto povero

-Controllare le nostre emozioni dopo una bad beat, finché ci sono chips c’è speranza!

-Aspettare il momento giusto per agire, se abbiamo bisogno di azione è meglio che usciamo a fare una corsetta!

-Attenzione a non perdere credibilità al tavolo nella prima fase

-Talvolta, il fatto di puntare cifre molte alte può dar a intendere a un avversario che vogliamo che foldi

-Per incastrare i giocatori aggressivi bisogna attendere

-Utilizzare i momenti di fiacca per analizzare il tavolo e non per cambiare il ritmo del gioco

 Ringrazio il Nano da Giardino per aver collaborato nella stesura di questo articolo!

Il Culo del Mondo vs Italia

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Faccio una premessa perché so che questo post potrà risultare offensivo per molti, in più se si crede che a scriverlo sia stata una straniera. Io sono italiana, sono nata qui e vi dico pure dove: a Torino, va bene? Quindi, ho tutto il diritto di criticare, sputare e cagare sopra la bandiera italiana come qualsiasi altra persona, il fatto che sia cresciuta all’estero non diminuisce di certo la mia cittadinanza, poi, se io mi sento più di là che di qua è un’altra storia, anche se a dire il vero non mi sento da nessuna parte perchè, anche se non è l’argomento di questo post,  il Culo del Mondo fa schifo in tanti aspetti. Chiaro? Il primo che mi venga a dire “se non ti piace perchè non te ne vai?” avrà la risposta che si merita per ignorante e pupazzo.

 Mi ha appena telefonato una cara amica e “compatriota”, dicendomi che aveva dato l’indirizzo del mio blog a una persona che era “innamorata” del Culo del Mondo (ovvero il luogo dove sono cresciuta). A dire il vero Veronica era un po’ preoccupata (“ti dispiace?”, mi disse poco fa), perché sa bene che non voglio dire qual è la nazione in questione, non perché mi vergogni o rinneghi qualcosa, bensì perché vorrei mantenere l’anonimato, cioè di Lucia che vivono in Toscana ce ne saranno tante, culomondiste e che li piace il fantasy forse un po’ di meno. Comunque non fa niente Verò, mi hai fatto venire in mente bellissimi ricordi e un po’ di sana nostalgia (quel tanto che basta per non dimenticare chi sono).

So bene che nulla avviene a caso, e a dire il vero sono alcuni giorni che ho voglia di scrivere qualcosa sul Culo del Mondo, perché da un po’ di tempo mi sento sola, mi sento un’aliena fra tutta questa gente che a poco a che fare con me. Intendiamoci però, a me l’Italia piace e sono cittadina fin dalla nascita, ma il fatto di aver passato la mia infanzia altrove (cosa che non cambierei per nulla al mondo), e aver avuto un’altra formazione culturale, fa sì che in certe occasioni mi senta come un pesce fuori d’acqua.

Non è il Culo del Mondo, ma comunque è un bellissimo culo

Dalle mie parti la gente è semplice e schietta e il valore più importante è quello della Libertà,  e sono stata così influenzata da ciò che questa è la mia filosofia di vita e non ci penserei due volte a farmi tagliare la gola se un giorno non potesse esprimere ciò che penso, sempre e dovunque io vada (fatto che mi ha portato non pochi problemi nel lavoro e nei rapporti personali, ma questa è un’altra storia).

Adesso, se avete voglia di continuare a leggere questo post un po’ patetico e carico di sentimentalismi, elencherò le cinque cose che più mi mancano del Culo del Mondo, forse così potrete capire perché talvolta i miei post sono carichi di lamentele.

La amicizia e la solidarietà fra i vicini (e non solo)

So che anche qui esiste la amicizia e la solidarietà fra i vicini di casa, ma ormai è una fatto rilegato ai piccoli paesi e comunque non è ai livelli del Culo del Mondo.

Di aneddoti da raccontare ne ho una marea, come ad esempio il giorno in cui mia mamma non mi aveva lasciato un soldo ed è passato il camion che vendeva le bombole di gas (nel Culo del Mondo te li portano a casa). La mia vicina Andrea (in spagnolo è un nome da donna) sapeva che ero da sola e sapeva che il gas era finito. Avevo litigato con lei giorni prima, non ricordo nemmeno il perché, ma appena sentì il clacson del camion e li strilli del camionista: “garrafas! Garrafas!”, venne subito da me e mi disse: “tieni Lucia, ecco i soldi per la bombola, non vorrai morire di freddo?”

Poi ricordo anche una sera in cui ero mezza ubriaca insieme ad una amica, eravamo in giro in un quartiere dove non riuscivamo a trovare un bar e io avevo bisogno di fare la popò (mica potevo andare dietro un albero e pulirmi con una foglia come fa il Nano da Giardino). Allora trovammo una signora seduta sulla porta di casa sua e le chiedemmo di poter usare il suo bagno. Ovviamente la signora acconsentì immediatamente. Una situazione simile mi capitò giorni dopo: era un pomeriggio d’estate, una di quelle giornate con quaranta gradi all’ombra. Sulle strade nemmeno i cani. Non ne potevo più dalla sete, quindi bussai la porta di una casa e chiesi un bicchiere d’acqua al signore che mi aprì (e sottolineo che ero già grandicella, non ero mica una bambina), acconsentì senza fare una piega.

Vedete, in Italia non ho mai provato a fare una cosa simile, ma immagino una scena del genere e già vedo il tizio che apre la porta e chiama subito i carabinieri: “si…eh…salve, qui c’è una barbona forse è armata…e anche drogata…è una di quelle extracomunitarie, forse una zingara”, eh già, perchè gli italiani credono che tutti quelli che hanno un accento strano siano stranieri!

I ritmi più lenti e il tempo per me stessa

Iniziamo dal tempo: una delle cose che più mi ha colpito dell’Italia sono gli orari (assurdi) di tutti i negozi e, di conseguenza, gli orari di lavoro di molti dipendenti. In Italia i negozi aprono alle nove, chiudono all’una per poi riaprire verso le sedici, e qui ci sono due considerazioni da fare: la prima è che mi sa ridicolo che, in un paese dove non c’è lavoro, ci si prenda una pausa così lunga, quando con un negozio aperto dalle otto alle venti lavorerebbero più persone. Ma io capisco, gli italiani hanno bisogno della “pausa pranzo”, poveretti, sono così sciupati che devono mangiare per circa tre ore!

La seconda considerazione è il fatto che con tre ore di pausa, se uno non abita proprio vicino al posto di lavoro non ha tempo di tornare a casa, quindi cosa fa? Rimane lì in ufficio (nel negozio, nell’agenzia, ecc.) e torna a casa soltanto la sera. Quindi, sebbene sei pagato per lavorare otto ore, in realtà stai fuori di casa più di dieci.

A questo punto mi domando: dove cazzo rimane il tempo per te stesso, per la famiglia, per la casa, per gli amici o semplicemente per grattarti il culo? Boh…lo chiederò al Nano da Giardino, lui è così saggio che forse riesce ad illuminarmi.

Adesso passiamo al ritmo della vita: qui in Italia vanno tutti di corsa, chissà cosa devono raggiungere così agitati? La maggior parte della gente è impasticcata (e per favore non dirmi che non è vero). Li vedi già dal primo mattino, quando le mamme portano i figli a scuola, tutte di corsa, tutte con quelle macchine grosse quanto un carro armato (e poi si lamentano che il traffico è lento!). Le persone sono agitatissime, aggressive, perché a causa del traffico e dei mezzi di trasporto che funzionano a cazzo di cane, sono sempre in ritardo, quindi corrono, corrono! In più, siccome all’una chiudono la maggior parte dei negozi, chi riesce ad uscire prima dal lavoro è preso dal panico: “dio! Devo fare la spessa prima che chiuda il supermercato!”, “madonna, la cartoleria chiude fra dieci minuti e devo fare le fotocopie!”. Ma alla fine non è mica colpa loro, no? E’ il sistema che è sbagliato…ma il sistema non lo facciamo noi?

Voglio vivere così!

Nel Culo del Mondo questo non capita mai, e non perché il traffico sia ottimo (infatti le macchine in giro sono tante quante qui in Italia), bensì perché i negozi sono sempre aperti (anche di notte e non soltanto nel centro della città) e la gente se la può prendere comoda. In più, uno lavora dalle otto alle due, oppure dalle due alle dieci, oppure la notte (la pausa pranzo non esiste), insomma, il tempo c’è e non c’è bisogno di andare di corsa. Nel Culo del Mondo si vive più tranquilli. Rilassati fratello, rilassati!

La semplicità delle cose

Il Centurione Blaesus VI, che per chi non lo sa è il mio ragazzo, mi dice sempre “Lucia, oggi è meglio stare a casa, siamo usciti ieri, sai che non possiamo spendere troppo”. Sono anni che mi sento dire questa cosa e mi sono un po’ rotta i coglioni, anzi, le ovaia (e comunque non lo dice solo il Centurione!). Ma qui sembra che per divertirsi c’è sempre bisogno di quattrini, di acquistare, di consumare, ma che è? Senza soldi non ci si può divertire? Quando vivevo nel Culo del Mondo uscivo a ballare tutte le sere (tranne lunedì perché le discoteche sono chiuse), andavo a tutti i concerti, andavo in vacanza con le amiche e di soldi ne ho speso pochissimi.

Per le vacanze si partiva con l’autostop e si andava coi soldi contati anche perché sapevamo che all’arrivo avremmo fatto degli affari, per esempio raccogliendo bottiglie di vetro e rivendendoli al supermercato, già, perché nel Culo del Mondo le bottiglie di vetro mica si buttano come qui (che inciviltà!), si riutilizzano!

In Italia invece se esci coi soldi contati ti senti male, non ti diverti e non lo dico io, sono parole di Filippo, un ragazzo che ha un negozio di computer che ho conosciuto due anni fa. Ricordo il giorno quando andò a pagare il conto dopo la cena: estrasse il portafoglio e prese una banconota di colore verde, mi guardò con aria di non so cosa e mi disse all’orecchio “qui in Italia non devi mai pagare con degli spiccioli, è di cattivo gusto”, beh…sarà, ma al letto con lui non ci sono andata anche se era un uomo di un gusto incomparabile!

La vera laicità dello Stato

Non è che me ne freghi qualcosa dello Stato (che scrivo con maiuscola soltanto perché si capisca il significato), per me lo Stato non ha senso di esistere, ma questo è un altro film.

Nel Culo del Mondo, lo Stato è veramente laico e, almeno fino a cinque anni fa, nelle scuole pubbliche non si è mai insegnata la religione, nemmeno per sbaglio. Mai un’insegnante si è azzardata a dire la parola “dio” perché nel Culo del Mondo sappiamo bene che la religione deve essere insegnata in famiglia (se la famiglia ne ha una). Le stesse regole valgono per la tv pubblica (dove il canone non esiste), dove mai si è visto un pedofilo prete perché è vietato. Ecco cosa significa Stato laico.

Una cosa però la devo confessare: ho saputo che negli ultimi anni la chiesa porno cattolica sta mettendo il naso in politica in maniera molto palese, quindi, non mi meraviglierei se adesso nella tv pubblica ogni tanto permettono di vedere qualcuno di questi delinquenti (ma non sono sicura).

Il fai da te

In Italia non si può fare un cazzo, no, anzi, il popolino non può fare un cazzo. Ad esempio se vuoi aprire un negozio ci sono mille pippe contro cui combattere: che i permessi per occupare il suolo pubblico, che il permesso del comune, che i permessi per i cartelli pubblicitari, che la tassa dei rifiuti, che se il locale è di tipo C, B o sto cazzo. Ovviamente nel Culo del Mondo ci sono delle regole, non è che ognuno fa come gli pare, ma di sicuro ti lasciano vivere e provare a progredire economicamente (per quelli che pensano che il progresso si misuri in questo modo), basta non disturbare la quiete pubblica e rispettare gli altri. Ricordo ad esempio i balli di fine anno nelle strade, ogni quartiere aveva la sua festa, l’unica cosa che dovevi fare era avvertire la polizia. Niente autorizzazioni, niente da pagare, niente di niente. Ricordo anche il giorno che la mia odiata vicina Alejandra, si alzò una mattina e decise si aprire un’edicola nel garage di casa sua. Si fece un giro per i negozi all’ingrosso e voilà, il pomeriggio stesso aprì il suo negozietto. Chi le ha detto qualcosa? Nessuno! E le tasse? Ma quale tasse? Cosa puoi guadagnare con un’edicola nel garage di casa tua?

Qui invece ti rompono le palle anche se fai l’ambulante e vendi le noccioline!

Insomma, se non fosse per il mio ragazzo non so se resterei qui. Ma non voglio che si capisca male: l’Italia è un paese bellissimo, il problema e che siete così abituati a prenderlo nel culo che ormai non vi procura più dolore. Io invece no, non sono abituata e mi fa male. Mi fa male aver paura perché lavoro come hostess e non dichiaro il mio reddito, mi fa male che qui non ci si può contare su nessuno (a non essere sulla tua famiglia), mi fa orrore vivere in uno Stato comandato da mafiosi e assassini come quelli della chiesa e che nessuno batta ciglia (“tanto è sempre stato così”, che mediocrità!), mi fa male sapere che la semplicità è morta da queste parti…ecco perché talvolta sono aggressiva quando rispondo ai messaggi o quando scrivo, perché mi sono stancata di andare contro corrente da sola.

Il mio Texas Hold’em

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Sebbene abbia conosciuto il Texas Hold’em a dicembre, posso dire che ci gioco sul serio soltanto da una settimana (inizio: 17 febbraio 2010). La verità è che dopo aver iniziato a leggere i libretti dei Segreti del Grande Poker, e realizzare di essere migliorata abbastanza, ho giocato soltanto qualche partitina al giorno, tanto per tenermi allenata, il resto del tempo che ho dedicato al Poker è stato per studiare la sua teoria e, sebbene all’inizio ho dedicato circa otto ore al giorno alla lettura, pian piano queste ore iniziarono a diminuire. Insomma, per farla corta, lunedì scorso ho iniziato a fare sul serio: ho un orario stabilito per la lettura e un altro per giocare e mettere in pratica le nozioni apprese e poi, in certi momenti come ad esempio adesso, mi siedo a fare il punto della situazione, vale a dire che rifletto molto sulle partite giocate, sui soldi investiti, su quelli guadagnati (eh si, ho vinto pure, ma stiamo parlando di cifre irrisorie) ma soprattutto sugli errori che, in certe partite, non mi hanno permesso di andare in the money.

In questo post vorrei condividere con voi gli errori più comuni di una principiante che, oggi come oggi, dedica al Texas Hold’em circa 10 ore al giorno.

 

Luca Pagano…che dire…soltanto leggendo il cognome già mi sta simpatico!

Situazione dopo aver imparato nuove tecniche e/o concetti

Dopo avere afferrato dei nuovi concetti, vale a dire dopo averli appresso (che non è la stessa cosa che dopo averli letto), mi succede una cosa molto strana, beh, non proprio immediatamente dopo, bensì il giorno successivo. In poche parole, risulta che il giorno in cui ho appresso un nuovo concetto e/o una nuova strategia di gioco, mettiamo ad esempio “come comportarsi a seconda del costo del blind”, sono un mostro! Dico sul serio. Partecipo ai sit & go di 8-12 persone e arrivo sempre in the money, seguo il mio gioco e non lascio che siano gli altri a dirmi cosa devo fare. Sono tight aggressive e va bene così, quando gioco le mie carte non ho paura di perdere perché non solo gioco quelle buone, ma lo faccio nella maniera giusta contro gli avversari giusti, insomma, il rischio di perdere una mano è ridotto.

Questo mi succede ogni volta che assimilo un nuovo concetto, infatti rimango meravigliata non solo per la velocità con cui riesco a inserire le nuove informazioni nel mio schema mentale, bensì perché le regole funzionano! Ma dal secondo giorno in poi le cose cambiano…

Situazione un giorno dopo aver imparato nuove tecniche e/o concetti

Dopo circa ventiquattro ore dal mio colpo di genio (anche se talvolta sono in verità quarantotto) succede un fatto strano, di cui sto ancora tentando di individuare le cause: torno indietro di uno o più livelli.

Vediamo di fare un esempio concreto: lunedì scorso ho afferrato perbene il concetto della tabella di Sklansky e ho iniziato a usarla anche se talvolta buttare via un A mi dava noia (comunque questa fase è stata superata). Diciamo che fino a quel momento quella era la mia unica strategia di gioco, non capivo nient’altro e andavo avanti così ma nonostante tutto giocavo abbastanza bene (anche se non arrivavo in the money). Mercoledì invece ho assimilato il concetto di “difendere le carte”, cioè finalmente ho capito che per difendere bisogna rilanciare e portare avanti il proprio gioco, altrimenti è meglio foldare, e con questi due concetti, cioè tabella di Sklansky + difesa della coppia/carte buone sono andata avanti e ho iniziato a piazzarmi in the money (i cambiamenti li ho visto fin dalla prima partita). Quindi, giovedì ho giocato bene (sempre considerando le mie ancora limitate capacità).

Venerdì però è successa una cosa strana: ho iniziato a perdere con delle mani stupide e con avversari incapaci (e non dico che erano incapaci perché ho perso, erano oggettivamente incapaci). A quel punto, quando inizio a perdere una partita dopo l’altra, mi arrabbio e divento irrazionale, le mie giocate sfuggono ad ogni logica: non ho conto delle carte, degli avversari, non difendo bene e divento una cagasotto, questa è la verità. C’è qualcosa che mi sfugge, qualcosa che ho perso e come se le nozioni apprese fossero rimaste dentro il cassetto. Talvolta so di avermi portato indietro (cioè al tavolo da gioco) almeno una delle mie conoscenze, ma le altre due, tre…quattro so bene di averle lasciato da qualche altra parte.

Ma perché? Perché succede tutto questo? Una delle cose che un aspirante giocatore di Poker deve saper fare è l’analisi oggettiva delle partite, sia quelle vinte, sia quelle perse, un aspirante giocatore di Poker deve essere autocritico e non deve mai dare la colpa alla sfortuna, altrimenti è destinato a non progredire.

Quanto perdo con avversari discutibili e con carte che andavano foldate subito so di aver giocato male, non c’è niente da dire e questo probabilmente perché sono rimasta nel mio momento di onnipotenza (di cui ho parlato nel post precedente) che però è durato più del previsto (cioè ventiquattro ore!), mi sono montata la testa e ho dato degli idioti a tutti i miei avversari (alcuni lo erano, altri invece no), quindi ho lasciato perdere la scala di Sklansky e ho iniziato a difendere coppie indifendibili, insomma ho iniziato a fare di testa mia mancando di umiltà, credo che il problema sia stato questo, poi se ci sono altri meccanismi inconsci in gioco lo ignoro, ma vale la pena continuare ad approfondire.

 

Un nano da giardino (ma non il Nano da Giardino) è stato ucciso per non pagare i debiti da gioco

Come gioco attualmente le partite (quando sono in forma e non faccio cazzate)

Quando non sono invasa dai deliri di onnipotenza (deliri che prima o poi ogni giocatore subisce passivamente) tento di fare un gioco solido, utilizzando con moderazione i concetti che ho assimilato le giornate precedenti, quindi, oggi, 24 febbraio del 2010 la situazione è la seguente:

1-     Mi siedo al tavolo e fino al quarto livello (dopo 30 minuti quando i blind sono di 10 minuti) gioco soltanto le monster hands oppure le coppie alte se sono in posizione e gli avversari che hanno chiamato sono pochi. Niente di più.

2-     Mi dedico all’osservazione degli avversari e prendo appunti sul loro gioco. So che sembra noioso stare lì a prendere appunti mentre gli altri guadagnano chips, ma dal quarto livello in poi questa strategia si rivela molto utile.

3-     Quando arrivo al quarto livello, e quando di solito abbiamo uno o due avversari in meno, inizio a giocare più mani, ma sempre considerando la tabella di Sklansky (soltanto in rarissime occasioni gioco qualche coppietta) e siccome so di aver guadagnato un’immagine tight approfitto del fatto che i giocatori temono quando mi vedono rilanciare, anche se bisogna sempre essere attenti al maniac e ai calling station.

4-     Dal quinto livello in poi, divento ancora più aggressiva quando ho le carte giuste, inoltre, beneficio degli appunti che ho preso durante il livello 1-3 e faccio qualche puntata su misura. Per esempio se so che Pinco ha la mania di chiamare sempre ma si caga sotto se uno punta più di trecento euro, allora, se voglio prendere il piatto subito perché non sono sicura della mia mano, punto trecento. Faccio però attenzione perché se Pinco chiamasse significa che le sue carte sono buone.

Alcune mie accortezze

1-     Se arrivata al quarto livello ho più o meno la stessa quantità di chips iniziali vuol dire che ho giocato bene: ho chiamato poche mani e ho trasmesso un’immagine solida.

2-     Salvo rare eccezioni (che col tempo diventano ogni giorno più rare) non faccio mai l’all in nel 1-3 livello e, siccome sono una che ha il vizietto di cedere alle provocazioni, conto fino a dieci e mi domano: “Lucia, vorresti uscire davvero?” perché pur avendo carte ottime la possibilità di uscita è sempre in agguato, inoltre, dobbiamo considerare che il pot non vale la candela!!

3-     Se per caso all’inizio mi è andata bene con una monster hand e sono diventata chip leader faccio ancora più attenzione alle mani che gioco anche perché preferisco che gli avversari si elimino fra loro.

4-     Quando gioco contro avversari tight e ho una mano buona faccio lo slow play, poi punto due bui per poter strapparli qualcosa, ma ricordando sempre i rischi dello slowplay

5-     Quando gioco contro avversari loose e ho la mano migliore provo a rilanciare perché so che il contro-rilancio è nella loro struttura mentale, quindi avrò la possibilità di guadagnare più chips, ma sempre facendo attenzione perché questa gente se provocata va subito in all-in.

6-     Non applico mai concetti/trucchi che, pur conoscendo, ancora con ho assimilato.

7-     Gioco quasi esclusivamente i sit & go di 0,50-2,00 euro, non di più anche se ho notato che su quelli da 3,00-5,00 il livello dei giocatori è più o meno lo stesso.

8-     Sebbene il mio obiettivo sia grindare su più tavoli per adesso gioco solo su un tavolo alla volta.